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ESPLORA I PATRIMONI ARCHITETTONICI DI LIGNANO

Benvenuto nella sezione dei risultati di ricerca. Qui potrai trovare i contenuti che rispondono ai tuoi criteri di ricerca: articoli, video, mappe e schede dettagliate sulle ville e sull'architettura del Novecento a Lignano. Utilizza i le parole chiave per affinare ulteriormente la tua ricerca e scoprire il ricco patrimonio culturale della cittadina friulana.

121 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Casa Cudini | Ville di Lignano

    Casa Cudini Enor Milocco 1955 Arco della Paranza, 20, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Casa a un piano con due appartamenti. Quinte in mattoni e copertura leggera definiscono uno spazio abitativo integrato con la pineta. Indietro Leggerezza costruttiva e integrazione nel paesaggio pinetato Un progetto discreto e coerente, immerso nel paesaggio Casa Cudini è una delle più riuscite espressioni della “casa-tipo” a Lignano Pineta. Costruita nel 1955 da Enor Milocco , uno dei principali collaboratori di Marcello D’Olivo , rappresenta un esempio emblematico della ricerca di continuità tra piano urbanistico e architettura abitativa. L’immobile si sviluppa in un lotto appartato dell’ Arco della Paranza , immerso nella pineta, ed è composto da due appartamenti affiancati su un unico piano , secondo un modello abitativo semplice e funzionale, perfetto per il contesto vacanziero e la scala del quartiere. Distribuzione funzionale e pianta razionale La casa adotta una pianta lineare e simmetrica , che accoglie due unità abitative con accessi separati e ambienti speculari. Le camere da letto si affacciano su spazi esterni protetti , mentre i soggiorni si aprono verso la pineta, assicurando privacy e continuità visiva con il giardino . La distribuzione è chiara, ben calibrata, riflette un principio razionale di ottimizzazione dello spazio senza sacrificare il rapporto con l’esterno, tanto caro all’architettura lignanese del dopoguerra. Le quinte murarie: elementi di spazio e filtro L’elemento architettonico più distintivo è dato dalle quinte in mattoni a vista , che si prolungano oltre il perimetro della copertura . Questi setti murari non solo fungono da filtri visivi , ma definiscono piccoli cortili privati all’aperto, a diretto servizio delle camere. Si tratta di spazi di transizione tra interno ed esterno, capaci di creare ambienti intimi , ombreggiati, ben ventilati, perfettamente inseriti nel clima mediterraneo e nella morfologia del lotto. L’uso del mattone come materiale a vista conferisce inoltre matericità e senso di permanenza , nonostante la scala contenuta dell’intervento. Copertura leggera: un gesto di eleganza strutturale A sovrastare l’intera struttura c’è una sottile lastra piana , sostenuta da setti murari e da esili pilastrini arretrati . La sua configurazione compositiva risponde a un preciso disegno: i pilastri arretrati rispetto alla muratura creano l’effetto di una copertura sospesa , l’interazione tra pieni e vuoti restituisce una sensazione di leggerezza e ritmo , le aperture sono calibrate sul passo dei pilastri , assicurando coerenza strutturale e visiva. Questa scelta progettuale rafforza la poetica della sospensione , un tema già presente nel lavoro di D’Olivo ma che Milocco reinterpreta con una propria voce, più pacata ma altrettanto efficace. In continuità con il piano urbanistico di D’Olivo Casa Cudini non è un episodio isolato, ma un tassello consapevole del disegno urbano spiraliforme della Lignano Pineta voluta da Marcello D’Olivo. La scala dell’edificio , la ritmica dei volumi , il rispetto del verde e delle distanze costruiscono un dialogo continuo tra architettura e natura , obiettivo fondamentale della visione urbanistica originaria. Milocco, pur firmando il progetto in autonomia, mostra un profondo rispetto per il disegno urbano del maestro , contribuendo con un linguaggio coerente e mai invadente alla costruzione di un quartiere dal carattere omogeneo ma non ripetitivo. Materiali e tecniche costruttive Murature in mattoni faccia a vista Copertura in laterocemento a vista Serramenti metallici, semplici e funzionali Setti murari a tutta altezza con funzione portante e di filtro L’uso di materiali locali, unito a una posa a secco e a una logica prefabbricata minimale, dimostra una notevole intelligenza economica e costruttiva , in linea con le esigenze della committenza e con il contesto residenziale. Architettura silenziosa, ma essenziale Casa Cudini è un esempio di architettura silenziosa , quasi mimetica, che però riesce a trasmettere un alto livello di coerenza, razionalità e comfort ambientale . È una delle tante "case-tipo" che popolano la Lignano degli anni Cinquanta, ma si distingue per la qualità del disegno , per la raffinatezza nella distribuzione e per l’intensità del rapporto con il paesaggio . In essa si riconosce una filosofia abitativa mediterranea , fondata sull’equilibrio tra interno ed esterno, tra spazio privato e contesto urbano, tra forma e funzione. Precedente Successiva

  • Villa Brustio | Ville di Lignano

    Villa Brustio Aldo Bernardis 1955 – 1958 (modificata successivamente) Raggio delle Capelonghe, 12, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Villa compatta con tetto in paglia che richiama il casone. Un raro esempio di dialogo tra modernismo e tradizione, firmato da Aldo Bernardis. Indietro Modernità e citazione vernacolare nella Lignano del dopoguerra Tra tradizione e modernismo: un ibrido architettonico unico Villa Brustio è una delle residenze più emblematiche del primo periodo di sperimentazione linguistica di Marcello D’Olivo a Lignano Pineta. Progettata tra il 1955 e il 1958, rappresenta un interessante punto di intersezione tra moderno e vernacolare , tra razionalismo e linguaggi simbolici, anticipando temi che verranno poi sviluppati da altri protagonisti dell’architettura lignanese, come Aldo Bernardis . L’edificio si colloca in un’area residenziale di pregio, lungo il Raggio delle Capelonghe , inserito nella celebre maglia spiraliforme tracciata da D’Olivo nel piano urbanistico del 1953. La villa, di piccole dimensioni, si distingue per la sua forma compatta e il forte impatto visivo dell’elemento di copertura, che evoca le forme tradizionali del casone lagunare . Distribuzione e organizzazione dello spazio abitativo La villa si articola su una pianta irregolare, organizzata attorno a un ampio soggiorno centrale dal quale si dipartono i volumi destinati ai servizi e alle camere da letto. Questa configurazione planimetrica esprime la volontà di creare una zona giorno ampia, conviviale , cuore pulsante dell’abitazione, con spazi privati che si distribuiscono ai margini della composizione in modo fluido ma funzionale. Le aperture sono misurate, con ampie vetrate nella zona giorno e fori più contenuti nei corpi secondari, a tutela della privacy. L'orientamento e la disposizione delle finestre rispettano il contesto naturale, garantendo luminosità senza compromettere l’intimità degli ambienti interni. Materiali, finiture e copertura: tra innovazione e memoria L’intero edificio è intonacato e tinteggiato di bianco , soluzione cromatica che rafforza l’idea di leggerezza e purezza volumetrica. Ma è la copertura l’elemento realmente distintivo dell’opera. Sopra il tetto in coppi, si erge un voluminoso elemento in paglia e canne palustri , reminiscenza dichiarata del casone : l’antica abitazione dei pescatori della laguna friulana. Questo elemento, che potrebbe apparire come una semplice citazione decorativa, si carica invece di valori simbolici, identitari e paesaggistici . La forma curva e organica del volume in paglia contrasta volutamente con il rigore geometrico dell’impianto moderno della villa, creando un’ ibridazione stilistica inaspettata e coraggiosa. Tra linguaggio regionale e sperimentazione modernista Nel progetto del Casone Kechler (1954), D’Olivo aveva già proposto una copertura in paglia come elemento di innovazione linguistica, collocandola però all’interno di un contesto fortemente modernista. In Villa Brustio , invece, la citazione del vernacolare si fa più esplicita, quasi nostalgica: è una rievocazione figurativa e non solo funzionale. Questa operazione prefigura, in un certo senso, una svolta che sarà poi esplorata negli anni successivi da Aldo Bernardis , noto per il suo approccio eclettico e per l’uso personale di elementi formali desunti dal passato. Villa Brustio, in questo senso, può essere considerata un episodio anticipatore di un regionalismo colto , che fonde storia, memoria e contemporaneità. Stato attuale e modifiche Nel corso degli anni la villa ha subito alcune modifiche , in parte dettate dalla necessità di adattare gli spazi a nuovi usi abitativi, in parte legate alla manutenzione degli elementi naturali del tetto. Nonostante ciò, la struttura originaria è riconoscibile , e la copertura – anche se in parte ricostruita – continua a rappresentare un elemento chiave nella lettura architettonica del manufatto. Un’architettura che racconta un’identità Villa Brustio è un esempio raro e prezioso di architettura residenziale che, pur nella sua scala contenuta , riesce a integrare forma, cultura e paesaggio in un’unica visione coerente. Il gesto di recuperare la simbologia del casone e reimpiegarla come elemento strutturale e formale, si rivela oggi come un atto progettuale sofisticato e profondo. L’architettura di Lignano Pineta, di cui questa villa è parte fondante, non è solo modernismo funzionale , ma un sistema di riferimenti culturali, sperimentazioni materiche e citazioni paesaggistiche. Villa Brustio lo dimostra con semplicità e forza, come un manifesto silenzioso di appartenenza al luogo e alla sua storia . Precedente Successiva

  • Casa Mondolo | Ville di Lignano

    Casa Mondolo Paolo Pascolo 1954 – 1955 Arco della Paranza, 34, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Casa bifamiliare su pianta quadrata con copertura piana e ampie finestre angolari. Progetto razionale e ben distribuito firmato da Paolo Pascolo nel 1954. Indietro Architettura essenziale nella Lignano del dopoguerra Nell’ottica della ricostruzione e dello sviluppo urbanistico che caratterizzò Lignano Pineta negli anni Cinquanta, Casa Mondolo rappresenta un perfetto esempio di architettura residenziale pensata per coniugare rapidità costruttiva, contenimento dei costi e qualità del progetto . Progettata dall’architetto Paolo Pascolo , l’edificio si inserisce nella tipologia delle case-tipo : piccole abitazioni unifamiliari o bifamiliari destinate a lotti standardizzati all’interno del disegno spiraliforme di Marcello D’Olivo. Contesto e tipologia: la casa-tipo nella pineta Negli anni successivi al piano urbanistico del 1953, la Società Lignano Pineta avviò una politica edilizia mirata alla rapida urbanizzazione di lotti boschivi , mantenendo però un forte rispetto per la morfologia naturale del territorio. Le “case-tipo” divennero strumenti chiave per costruire in modo diffuso e controllato, con volumetrie compatte e materiali locali. Casa Mondolo rientra appieno in questo modello: una costruzione semplice, ben calibrata, su pianta quadrata e sviluppata su un solo livello. Un’abitazione che, pur nella sua economicità, evidenzia una notevole attenzione alla distribuzione interna e alla qualità spaziale . Distribuzione e organizzazione dello spazio L’abitazione si sviluppa in due unità simmetriche , ciascuna pensata per una piccola famiglia. Il fulcro del progetto è la zona dei servizi centrali , organizzata attorno a un lucernario che garantisce illuminazione e ventilazione naturale ai bagni e ai vani tecnici. La zona giorno , collocata verso gli angoli della casa, è valorizzata da ampie finestre ad angolo , che aprono il soggiorno e la zona pranzo verso il verde della pineta, garantendo continuità visiva tra interno ed esterno. Le camere da letto , invece, sono illuminate da sottili finestre a nastro , soluzione che assicura privacy e ombreggiatura, particolarmente efficace nel clima estivo del Friuli Venezia Giulia. Materiali e struttura: razionalità e durabilità La struttura della casa è in muratura portante di mattoni e cemento armato , una scelta che garantisce solidità ma anche facilità costruttiva, in linea con le esigenze dell’epoca. La copertura è una massiccia soletta piana , elemento visivo forte e orizzontale che contribuisce all’inserimento armonico nel paesaggio: l’edificio sembra appoggiarsi al terreno in modo sobrio, quasi mimetico, in perfetto equilibrio con la vegetazione della pineta. Paolo Pascolo: rigore e funzionalismo La figura di Paolo Pascolo si distingue nel panorama architettonico lignanese per l’ attenzione al dettaglio distributivo , l’ uso essenziale dello spazio e la capacità di coniugare funzione e linguaggio architettonico . In Casa Mondolo, come in altri suoi progetti, l’equilibrio tra forma, funzione e contesto è palpabile. Nonostante le dimensioni ridotte, la casa offre una qualità abitativa sorprendente: la disposizione degli spazi è razionale, ben illuminata, ben aerata, e perfettamente calibrata per la vita estiva ma anche per un uso residenziale continuativo. Una casa-pilota per un nuovo modo di abitare Casa Mondolo non è solo una piccola abitazione ben progettata: è espressione di un approccio culturale che caratterizzò gli anni della ricostruzione italiana. È l’esempio concreto di come fosse possibile produrre architettura economica ma non banale , rispettosa del sito e innovativa nei dettagli. Si tratta di un edificio che anticipa molti dei temi dell’abitare contemporaneo : efficienza spaziale, rapporto con il paesaggio, sostenibilità passiva, modularità. In un’epoca in cui la costruzione era spesso sinonimo di saturazione e standardizzazione, Pascolo risponde con un progetto misurato, elegante, funzionale . Stato attuale e potenzialità di valorizzazione Casa Mondolo si trova in buono stato di conservazione e mantiene molte delle sue caratteristiche originarie. È un esempio emblematico di quella “modernità diffusa” che caratterizza Lignano Pineta: edifici sobri, radicati nel contesto, progettati con intelligenza e rispetto per l’ambiente. Oggi, un intervento di valorizzazione culturale e visiva su edifici come questo è fondamentale per preservare la memoria del paesaggio costruito del Novecento , tutelando opere architettoniche che, pur di piccola scala, hanno avuto grande impatto culturale. Precedente Successiva

  • Casa Veronese | Ville di Lignano

    Casa Veronese Mario Ravegnani, Bubi Brunori 1955 Raggio di Levante, 6/8, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Due volumi sfalsati con tetto a falda unica. Colori, materiali e arte concreta per una casa che dialoga con la natura e la pittura. Indietro Architettura integrata tra terreno, colore e arte concreta Contesto: quando architettura e arte si incontrano Nel cuore della Lignano Pineta degli anni Cinquanta, Casa Veronese rappresenta un raro caso di sperimentazione cromatica e volumetrica integrata , frutto della collaborazione tra l’architetto Mario Ravegnani e il pittore Bobi Brunori , entrambi attivi nello studio B24 di via Borgonuovo a Milano — sede di mostre e attività del Movimento Arte Concreta (MAC) . La casa è un esempio brillante di come l’interazione tra architettura e arte possa tradursi in un progetto abitativo profondamente innovativo, in cui la forma segue la natura , il colore accompagna la struttura e l'abitare diventa esperienza visiva . Organizzazione volumetrica: due blocchi che seguono il terreno La costruzione si articola in due volumi sfalsati posti a quote differenti , secondo l’andamento naturale del suolo pinetato. Questa scelta non è solo formale ma funzionale , permettendo: una migliore integrazione con il contesto naturale , una netta distinzione spaziale tra le diverse funzioni abitative, un dialogo con la topografia , che evita sbancamenti o modifiche invasive. I due corpi di fabbrica sono collegati visivamente e strutturalmente grazie a una copertura a falda unica , che si estende in due ali laterali, rafforzando la coerenza compositiva dell’edificio. Distribuzione interna e relazione con il giardino Gli appartamenti si affacciano sul giardino con ampie superfici vetrate e serramenti scorrevoli , che sfumano i confini tra interno ed esterno.Le finestre alte e strette completano l’illuminazione zenitale degli ambienti interni, generando un’atmosfera luminosa e discreta , coerente con il clima e la vegetazione del luogo. L’apertura verso l’esterno non è solo un vezzo estetico, ma esprime una visione dell’abitare vacanziero , fondata su continuità visiva , luce naturale e spazi dinamici . Materiali, struttura e dettagli cromatici Casa Veronese è costruita con una struttura in cemento armato a vista , accostata a murature portanti intonacate e tinteggiate in bianco , e tamponamenti dipinti in blu cobalto , in netto contrasto visivo.Le parti metalliche — come i serramenti e i camini — sono invece verniciate in nero , per enfatizzare linee, tagli e profili. Questa scelta cromatica decisa e calibrata nasce dalla collaborazione tra Ravegnani e Brunori, e trasforma la casa in una composizione pittorica tridimensionale . I colori non sono decorazione, ma materia progettuale , capaci di articolare volumi, orientamenti e percezioni. Arte concreta e design: lo studio B24 Il progetto affonda le radici nella cultura del design milanese del secondo dopoguerra. Lo studio B24 , fondato da Ravegnani e Brunori, non era solo uno spazio di progettazione architettonica, ma anche un laboratorio creativo in cui si confrontavano arte, grafica, design e architettura . Da questo background culturale nasce l’attenzione al dettaglio grafico e al linguaggio visivo che caratterizza Casa Veronese. L’edificio è pensato come un corpo integrato nel paesaggio , ma anche come un oggetto autonomo e riconoscibile , in cui l’arte concreta si traduce in architettura concreta . Una casa per Lignano: architettura come manifesto Nel contesto di Lignano Pineta — spesso dominato da case tipo modulari e da una ricerca più funzionalista — Casa Veronese si distingue per la qualità plastica dei volumi , per l’ uso raffinato del colore e per l’attenzione al terreno . Non è solo un’abitazione ben progettata, ma anche una dichiarazione culturale : una casa che racconta l’identità artistica dei suoi progettisti e testimonia una stagione di sperimentazione dove il confine tra design, architettura e arte era più fluido che mai . Architettura cromatica come linguaggio Casa Veronese è un esempio prezioso di architettura d’autore per il turismo balneare , capace di coniugare efficienza abitativa, eleganza formale e poetica del colore .Il gioco tra i volumi sfalsati, la leggerezza del tetto, il rigore dei materiali e la sensibilità cromatica ne fanno una delle residenze più sofisticate del primo sviluppo di Lignano Pineta. Un’opera che merita di essere riscoperta, documentata e valorizzata , non solo per il suo valore estetico, ma per il suo contributo alla cultura del progetto del secondo Novecento italiano. Precedente Successiva

  • Sahara Motel | Ville di Lignano

    Sahara Motel 1955 – 1956 Aldo Bernardis, Gianni Avon Il Sara Motel, progettato da Bernardis e Avon nel 1955-56, fu una struttura d’avanguardia immersa nella pineta, simbolo del turismo moderno e internazionale a Lignano. Indietro Scopri di più... L’icona del turismo moderno a Lignano Pineta Nel cuore della pineta di Lignano, in Arco dell’Erica, sorgeva un’architettura innovativa che oggi è solo memoria documentata ma che, negli anni Cinquanta, rappresentava una vera rivoluzione nel concetto di ospitalità balneare: il Sara Motel , realizzato tra il 1955 e il 1956. Fu un progetto firmato da due grandi protagonisti dell’architettura friulana del secondo Novecento: l’architetto Aldo Bernardis e l’architetto Gian (Gianni) Avon , su incarico del committente Christoph di Vienna , figura imprenditoriale che già nel nome segnava una chiara vocazione internazionale. Contesto e architettura: una visione lungimirante Il Sara Motel nacque in un momento di fervore creativo per Lignano Pineta, quando l’intera località stava prendendo forma come città-giardino grazie alla visione di Marcello D’Olivo. In questo contesto di urbanistica organica e architettura integrata nella natura, Bernardis e Avon immaginarono una struttura ricettiva che rispecchiasse il nuovo stile di vita vacanziero, capace di fondere comfort moderno, contatto con la natura e funzionalità. L’edificio era immerso nella pineta, ed era progettato per offrire indipendenza, servizi, e una connessione diretta con il paesaggio circostante. Non un albergo tradizionale, bensì un motel moderno , come sottolineato dal materiale pubblicitario dell’epoca, rivolto a un pubblico italiano ma anche europeo. Le lingue del pieghevole – italiano, tedesco, francese e inglese – testimoniano una precisa strategia comunicativa orientata a una clientela internazionale, confermando il respiro cosmopolita del progetto. La comunicazione: un modello di promozione turistica L’apparato promozionale del Sara Motel era particolarmente curato e rappresenta un elemento distintivo del progetto. Il pieghevole pubblicitario, stampato in quattro lingue, metteva in evidenza sia la posizione strategica della struttura, nel centro della pineta di Lignano, sia l’ offerta completa di servizi . A ciò si aggiungeva una proposta di soggiorno che riprendeva i modelli d’oltreoceano, dove i motel erano pensati per un turismo indipendente, dinamico, a misura di famiglia. Il Sara Motel si inseriva pienamente in questa visione innovativa, offrendo agli ospiti una residenza funzionale e autonoma, senza rinunciare al comfort. Non mancava nemmeno l’attenzione ai dettagli affettivi e simbolici: il materiale promozionale includeva cartoline personalizzate , con immagini delle spiagge e scorci iconici di Lignano, che gli ospiti potevano inviare durante il soggiorno. Un gesto semplice ma significativo, che sottolinea l’idea di un’esperienza turistica da ricordare e condividere. Progetto e linguaggio architettonico Anche se oggi l’edificio originale non è più visibile – l’area è stata riconvertita e ora ospita residenze private – i materiali d’archivio e la documentazione rimasta ci permettono di ricostruire le principali caratteristiche del progetto. La pianta prevedeva alloggi disposti in sequenza, con accessi indipendenti e spazi privati protetti dalla vegetazione. L’uso del mattone, del legno e del cemento si integrava con l’ambiente, riprendendo il linguaggio semplice ma raffinato che contraddistingue molte realizzazioni di Bernardis e Avon a Lignano. L’approccio tipologico del motel, più che una mera soluzione funzionale, rappresentava una presa di posizione progettuale che superava il concetto di “albergo” tradizionale e prefigurava una nuova forma di ospitalità estiva . I protagonisti: Bernardis, Avon e il committente Aldo Bernardis , all’epoca giovane architetto friulano, già attivo a Lignano, fu tra i più originali interpreti dell’architettura organica, capace di fondere forme moderne con rimandi vernacolari. Gianni Avon , figlio del mosaicista Gino Avon, era allora all’inizio di una lunga carriera che lo avrebbe portato a distinguersi nel campo della progettazione architettonica e del restauro. Insieme, formarono una coppia progettuale dinamica e sinergica, in grado di rispondere alle esigenze di una committenza colta e ambiziosa. Il signor Christoff di Vienna , committente del progetto, fu figura lungimirante, capace di intuire le potenzialità turistiche del nascente villaggio di Lignano Pineta e di investirvi con un’idea chiara: offrire ospitalità moderna e sofisticata a un turismo internazionale. Memoria e trasformazione Oggi il Sara Motel non esiste più, se non nella memoria dei documenti, delle immagini e dei racconti. La sua area è stata edificata con nuove residenze, ma il valore storico e architettonico del progetto continua a vivere grazie all’attività dell’Associazione “Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano”, che si impegna nella raccolta e valorizzazione di queste esperienze straordinarie. La riscoperta del Sara Motel rappresenta un tassello importante nella narrazione dell’evoluzione turistica e architettonica di Lignano. Un modello di sviluppo sostenibile, integrato e pensato per il benessere degli ospiti, che può ispirare anche le strategie contemporanee nel settore dell’ospitalità. 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  • Casa Lena | Ville di Lignano

    Casa Lena Giannino Furlan 1969 – 1971 Viale delle Terme, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Una villa unifamiliare caratterizzata da eleganti volumi collegati da un percorso sospeso e da tetti a padiglione distintivi. Indietro Un Esempio di Architettura Moderna a Lignano Riviera La Casa Lena , progettata tra il 1969 e il 1971, rappresenta uno degli esempi più significativi di villa unifamiliare nel contesto di Lignano Riviera. Questa residenza, che si inserisce armoniosamente nel paesaggio circostante, è un'opera che combina funzionalità, eleganza e audacia stilistica, riflettendo l'evoluzione dell'architettura residenziale nel periodo post-bellico. Progettata per una famiglia che cercava un’abitazione moderna e luminosa, la villa si sviluppa in modo innovativo, con una composizione di volumi distinti, ciascuno con una sua funzione e un proprio linguaggio architettonico. Il progetto è caratterizzato da un uso sapiente dello spazio e dei materiali, una qualità che emerge in ogni dettaglio, dai raffinati particolari architettonici agli accorgimenti strutturali che conferiscono a Casa Lena una personalità unica. Una Composizione Funzionale e Raffinata Casa Lena si articola in due nuclei separati ma collegati, concepiti per soddisfare le diverse esigenze funzionali della famiglia residente. La zona sud, la parte più esposta, ospita la zona giorno, ed è definita da un tetto a padiglione a pianta quadrata molto sporgente, che conferisce all’edificio un aspetto imponente e distintivo. Questo tetto, ampio e slanciato, è una delle caratteristiche principali della villa, creando un contrasto elegante con i volumi più contenuti delle stanze sottostanti. Al piano rialzato, la zona giorno si apre in un ambiente luminoso e arioso, caratterizzato dalla disposizione fluida degli spazi. La sala da pranzo e il soggiorno sono collocati in modo strategico per sfruttare la luce naturale e godere della vista sul giardino circostante. Le ampie finestre e la disposizione aperta degli ambienti favoriscono un forte legame con l’ambiente esterno, una qualità che rende la villa particolarmente adatta a un vivere in simbiosi con la natura. Un Collegamento Verticale e Orizzontale tra i Nuclei Un elemento distintivo di Casa Lena è il percorso sospeso che collega i due corpi principali dell’edificio. Questo corridoio in quota non solo ha una funzione pratica, ma diventa anche un elemento figurativo che valorizza l’aspetto architettonico della villa. Il collegamento tra la zona giorno e la zona notte, che avviene tramite una scala interna e un collegamento orizzontale , rafforza ulteriormente il concetto di separazione ma anche di continuità tra le diverse aree della casa. Il nucleo della zona notte è costituito da un corpo rettangolare, posto su due livelli, anch'esso coperto da un ampio tetto a padiglione. La zona notte è collocata al piano superiore, separata dalla zona giorno per garantire la privacy, ma sempre in perfetto equilibrio con il resto della villa. Qui trovano spazio le camere da letto, spaziose e luminose, tutte progettate per garantire il massimo comfort e la massima funzionalità. Al piano terra di questo corpo, si trovano il garage e i locali di servizio, fondamentali per completare la vita quotidiana della famiglia. Il Dettaglio Architettonico come Elemento di Unità Un aspetto fondamentale di Casa Lena è la cura maniacale per i dettagli architettonici, che elevano l’intero progetto a una delle residenze più raffinate della zona. I particolari architettonici sono il filo conduttore che lega i vari elementi della villa, creando un’armonia complessiva che si distingue per la sua eleganza senza tempo. La scelta dei materiali, tra cui il legno per il rivestimento degli interni e il cemento per le strutture portanti, è funzionale ma anche esteticamente piacevole, con una predilezione per le linee pulite e moderne. Una Villa nel Contesto di Lignano Riviera Lignano Riviera, con il suo paesaggio unico e la vicinanza al mare, offre il contesto ideale per una villa come Casa Lena. L'edificio si inserisce in modo delicato nel paesaggio naturale, con la sua configurazione che rispetta le linee del territorio circostante. La villa è una testimonianza del desiderio di costruire un rifugio moderno che allo stesso tempo non rompa con l'ambiente naturale, ma che lo esprima in modo contemporaneo. Casa Lena è un progetto che riesce a fondere in modo magistrale la funzionalità dell'abitare quotidiano con la bellezza e l'armonia estetica. I volumi della villa si sviluppano in modo tale da non risultare mai invadenti, ma al contrario si aprono verso il panorama circostante, offrendo una vista incredibile e godendo della luce naturale durante tutto l'anno. Preservare e Valorizzare un Patrimonio Architettonico Unico In un’epoca in cui le costruzioni moderne sono spesso sotto minaccia di demolizione o ristrutturazione che ne compromettono l’aspetto originario, Casa Lena rappresenta un esempio di architettura da preservare. La sua unicità e la sua importanza storica la rendono una delle ville di Lignano che merita di essere tutelata come patrimonio architettonico della città. Per l’associazione che si occupa della preservazione di queste ville, è fondamentale proteggere e valorizzare opere come Casa Lena, che raccontano la storia dell'architettura moderna e della cultura edilizia di Lignano. Il suo design innovativo e la sua eleganza senza tempo sono un tributo alla visione e alla creatività degli architetti che l'hanno concepita, e oggi più che mai è essenziale che il pubblico riconosca l’importanza di conservare tali edifici, non solo come testimonianze di un'epoca, ma anche come esempi di architettura che ancora oggi hanno molto da offrire. In conclusione, Casa Lena è molto più di una semplice villa residenziale. È un'opera architettonica che incarna lo spirito di un periodo e il desiderio di costruire in modo armonioso con l'ambiente. La sua conservazione è essenziale per mantenere viva la memoria di una parte importante della storia edilizia di Lignano e per ispirare le future generazioni di architetti e progettisti. Precedente Successiva

  • Edificio Fontana | Ville di Lignano

    Edificio Fontana Gianni Avon 1966 – 1967 Piazza del Sole & Viale a Mare, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Armonia tra commercio e residenza, con fontana monumentale e spazi porticati pensati come luoghi urbani accoglienti e domestici. Indietro Architettura urbana tra paesaggio e spazio pubblico Progettato e realizzato tra il 1966 e il 1967, l’ Edificio Fontana rappresenta uno dei casi più emblematici della volontà, tipica dell’epoca, di coniugare funzione commerciale, residenziale e qualità dello spazio urbano . Situato nel cuore di Lignano Pineta , all’estremità orientale di piazza del Sole, lungo il viale a Mare, questo edificio si presenta come una prosecuzione naturale del treno commerciale che caratterizza la spirale disegnata da Marcello D’Olivo. La particolarità dell’edificio è data da una forte vocazione orizzontale , a contrasto con le torri residenziali che si stavano sviluppando negli stessi anni. L’ articolazione dei volumi e la presenza scenografica della fontana lo rendono un unicum nel contesto urbano lignanese: un'opera che, pur nella sua discrezione formale, ambisce a diventare un nodo urbano significativo , un luogo di passaggio ma anche di sosta, in dialogo diretto con il mare e con il paesaggio costruito. La composizione orizzontale e la fontana monumentale L’elemento più iconico dell’edificio è sicuramente la fontana a gradoni , collocata sul prospetto sud. Essa si articola su più livelli, con vasche disposte in sequenza decrescente , a partire dalla copertura dell’edificio fino a terra. Questa scelta non è solo decorativa: la fontana diventa un vero e proprio dispositivo urbano , capace di chiudere visivamente la testata dell’edificio con un gesto architettonico forte, ma anche dinamico e vibrante. L’acqua, elemento ricorrente nella tradizione mediterranea e nella poetica architettonica degli anni Sessanta, qui assume un ruolo scenografico e simbolico : rappresenta la connessione tra la vita urbana e quella naturale, tra l’interno dell’edificio e il suo contesto. Le vasche a cascata introducono un ritmo visivo e sonoro che accompagna chi percorre il viale a Mare, attirando lo sguardo e invitando alla sosta. Commercio e residenza in equilibrio L’edificio è pensato come un organismo misto , capace di rispondere alle diverse esigenze funzionali tipiche di una località turistica in espansione. Il piano terra è interamente destinato ad attività commerciali , che si affacciano su uno spazio porticato continuo, a sua volta collegato direttamente al flusso pedonale del viale. Il portico non è un semplice elemento distributivo: grazie al controsoffitto in legno a listelli , è trasformato in uno spazio intermedio, quasi domestico , accogliente, ombreggiato e ritmato da una scansione precisa degli elementi strutturali. Il legno, materiale caldo e naturale, contribuisce a rendere questo ambiente più vicino alla scala umana, contrastando la freddezza che spesso caratterizza gli spazi commerciali standardizzati. Il primo piano è invece dedicato ad abitazioni , che beneficiano della posizione privilegiata dell’edificio. Le residenze, pur collocate sopra a una fascia attiva e rumorosa, mantengono un buon grado di privacy e comfort grazie alla sapiente distribuzione interna e all’orientamento verso aree verdi e spazi più tranquilli. Un linguaggio architettonico coerente e ben calibrato Il progetto dell’Edificio Fontana si distingue anche per l’ accurata gestione dei materiali e dei dettagli costruttivi . La copertura, sviluppata su più livelli digradanti , accompagna il declivio naturale del terreno e rafforza il senso di orizzontalità dell’intero impianto. Non si tratta di un semplice tetto tecnico, ma di un vero e proprio elemento compositivo, che dialoga con la fontana e ne riprende la logica a gradoni. Questa scelta conferisce all’edificio una leggerezza visiva che si contrappone alla compattezza volumetrica di altri interventi coevi. L’intero complesso appare così inserito nel paesaggio urbano con garbo e discrezione , evitando l’effetto monolitico e puntando invece su una logica di continuità con gli spazi pubblici adiacenti. I materiali impiegati — cemento, klinker, legno — sono utilizzati con misura e coerenza. Nessun elemento è superfluo, ogni scelta costruttiva risponde a un’esigenza funzionale o spaziale. La cura per i dettagli riflette una cultura del progetto che non si accontenta della resa estetica, ma cerca di costruire ambienti significativi, vivi e relazionali . L’edificio come luogo urbano: un’idea di città a misura d’uomo In un contesto come quello di Lignano Pineta — segnato da un piano urbanistico d’avanguardia e da un'intensa sperimentazione architettonica — l’Edificio Fontana si inserisce con una funzione urbana ben precisa : fare da cerniera tra il tessuto commerciale e il paesaggio marino. Non è un edificio isolato, bensì un elemento di continuità , una soglia tra due mondi. La sua progettazione attenta agli spazi collettivi, alla qualità percettiva e sensoriale dei materiali, all’equilibrio tra le diverse destinazioni d’uso, lo rendono un modello virtuoso di architettura urbana moderna . A differenza delle architetture residenziali introverse e chiuse in sé stesse, qui troviamo un’apertura programmatica al pubblico , un desiderio di costruire non solo edifici ma spazi di relazione . È una lezione che ancora oggi mantiene tutta la sua validità, in un tempo in cui le città sono sempre più alla ricerca di luoghi che sappiano coniugare funzionalità e identità. L’acqua come architettura e la città come paesaggio L’Edificio Fontana non è solo una costruzione ben riuscita: è un frammento di città , una riflessione concreta sul modo in cui l’architettura può generare qualità urbana senza gesti eclatanti, ma attraverso l’armonia tra funzione, materia e spazio pubblico . La sua fontana monumentale, che scende dal tetto fino a terra, è il simbolo di questa visione: l’architettura che si fa paesaggio , che accoglie e accompagna, che celebra l’acqua come elemento naturale e urbano insieme. In un luogo come Lignano, dove la relazione con l’ambiente è fondamentale, questo edificio rimane un punto di riferimento silenzioso ma eloquente . 4o Precedente Successiva

  • Meublè | Ville di Lignano

    Meublè Gianni Avon 1959 – 1960 Arco del Grecale, 26, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Un edificio a tre piani con monolocali disposti attorno a un corridoio centrale, caratterizzato da una facciata con balconi aggettanti e rivestimenti in klinker. Indietro Un Esempio di Architettura Funzionale a Lignano Pineta Costruito tra il 1959 e il 1960, l’edificio Meublé a Lignano Pineta si inserisce perfettamente nel contesto architettonico della località turistica, rispondendo alle esigenze di ospitalità e comfort richieste dal boom turistico del periodo. Appartenente al medesimo insediamento della Casa Albergo , l'edificio sfrutta i servizi di quest'ultima, integrandosi così in un sistema di residenze pensate per offrire agli ospiti spazi funzionali e ben distribuiti. Caratterizzato da un design razionale e sobrio, il Meublé rappresenta un esempio di architettura moderna ma accessibile, pensata per una fruizione pratica e quotidiana. Un Edificio Funzionale con Una Pianta a Monolocali Il Meublé è concepito come una struttura di accoglienza, con una pianta che prevede l’aggregazione di monolocali disposti lungo un corridoio centrale . Questa soluzione garantisce una distribuzione razionale degli spazi, ottimizzando l'uso delle superfici e consentendo una gestione efficiente degli ambienti. Ogni unità abitativa è indipendente, ma parte di un sistema collettivo che facilita la vivibilità dell’intero edificio. L'edificio si sviluppa su tre piani principali, più uno aggiuntivo ricavato nel sottotetto. La struttura portante è realizzata in cemento armato e laterizio , materiali robusti e durevoli, scelti per garantire stabilità e resistenza nel tempo. La scelta di un'unica scala centrale come elemento di collegamento tra i vari piani riflette l’intento di semplificare la circolazione all’interno del complesso, creando un flusso diretto e senza inutili complicazioni per gli abitanti e gli ospiti. La copertura, alternata tra piana e a falde , si adatta alle esigenze architettoniche e climatiche della zona, fornendo funzionalità e stile, e armonizzandosi con il paesaggio circostante. Il Design Esterno: Un Gioco di Proporzioni e Dettagli Uno degli aspetti distintivi del Meublé è senza dubbio la sua facciata, che si sviluppa con una ritmica regolare di terrazzini aggettanti e finestre , creando una composizione visiva equilibrata e interessante. Ogni piano dell’edificio è caratterizzato da balconi che sporgono dalla facciata, dando un senso di leggerezza e dinamismo alla struttura. I terrazzini, pur nella loro semplicità, si aggiungono al carattere elegante del progetto, conferendo un aspetto articolato che rompe la potenziale rigidità di un edificio altrimenti semplice. Il rivestimento esterno è realizzato con mattonelle in klinker posato a semina , una scelta che, oltre a conferire un effetto visivo distintivo, assicura la durabilità e la resistenza alle intemperie. Le mattonelle in klinker, scelte per la loro robustezza, sono in grado di resistere alle condizioni atmosferiche particolarmente aggressive della zona costiera, mantenendo la facciata in buone condizioni per lungo tempo senza necessità di costante manutenzione. Un Progetto Semplice e Razionale per Rispondere a Nuove Esigenze Abitative Il Meublé è un esempio lampante della crescente attenzione all’architettura residenziale di Lignano durante gli anni ‘50. Con la crescente affluenza di turisti e la rapida espansione della località, gli edifici residenziali come questo hanno risposto alla domanda di soluzioni pratiche e funzionali, offrendo alloggi semplici ma ben progettati. Ogni appartamento, infatti, è stato pensato per ottimizzare lo spazio a disposizione, pur mantenendo un’alta qualità architettonica e costruttiva. Il progetto si inserisce in un contesto più ampio di sviluppo della località turistica di Lignano Pineta , che, proprio a partire dalla metà del XX secolo, ha visto la nascita di numerose strutture residenziali destinate ad accogliere i turisti in modo pratico e funzionale. La struttura del Meublé si distingue per la sua sobrietà, che però non rinuncia a una qualità estetica e compositiva, rispondendo pienamente alle esigenze di un pubblico in cerca di soluzioni confortevoli e moderne, ma comunque funzionali. Un Approccio Sostenibile e a Misura d'Uomo L’aspetto più interessante del Meublé è sicuramente la sua capacità di unire funzionalità e sostenibilità. Il progetto dell’edificio, pur essendo semplice nella sua composizione, si inserisce in modo armonico nel paesaggio urbano di Lignano Pineta, rispettando le necessità di un utilizzo efficiente dello spazio senza compromessi sul comfort. La scelta di materiali resistenti e l’utilizzo di soluzioni moderne ma contenute conferiscono all’edificio una qualità senza tempo, in grado di rispondere alle esigenze contemporanee senza mai risultare eccessivo o fuori luogo. Inoltre, il design compatto dell’edificio e la sua organizzazione interna, pensata per essere fruibile da un numero relativamente elevato di persone senza creare disagi, riflettono un’attenzione particolare verso l’abitare collettivo e l’ottimizzazione delle risorse, un concetto che si sarebbe sviluppato maggiormente negli anni successivi con il progredire delle tecniche di costruzione e della domanda abitativa. Il Meublé come Testimonianza di un’Architettura Funzionale In conclusione, il Meublé rappresenta un esempio significativo di architettura residenziale a Lignano Pineta. Semplice, ma elegante, l’edificio risponde alle esigenze di un periodo in cui la funzionalità e l’efficienza erano al centro della progettazione, ma senza rinunciare a un’estetica ben definita. Il suo design razionale, unito all’uso di materiali durevoli e alla composizione armoniosa della facciata, lo rende ancora oggi un esempio di buon design che ha contribuito alla crescita e all’evoluzione architettonica di Lignano. Con la sua costruzione, il Meublé è diventato parte integrante del paesaggio urbano di Lignano, un edificio che continua a testimoniare l’evoluzione della località verso una modernità sobria e funzionale. Precedente Successiva

  • Carla Tagliaferri testimone della Storia | Ville di Lignano

    Carla Tagliaferri testimone della Storia 2025, 21 Settembre Messaggero Veneto Culture - STEFANO LORENZETTO Carla Tagliaferri, socialista d'antan, conserva un vivo ricordo di quel giorno del 1976 quando, alla chiusura della campagna elettorale in piazza Santi Apostoli, a Roma, il segretario Bettino Craxi, che l'aveva inserita nella direzione nazionale del Psi, chiese proprio a lei di consegnare un garofano rosso agli oratori e di presentarli alla folla. Indietro Scopri di più... Tagliaferri, testimone della Storia Carla Tagliaferri, socialista d'antan, conserva un vivo ricordo di quel giorno del 1976 quando, alla chiusura della campagna elettorale in piazza Santi Apostoli, a Roma, il segretario Bettino Craxi, che l'aveva inserita nella direzione nazionale del Psi, chiese proprio a lei di consegnare un garofano rosso agli oratori e di presentarli alla folla. Articolo di STEFANO LORENZETTO, Messaggero Veneto Culture 21 Settembre 2025 Umiliò Carlo Scarpa e vide il br che stava per rapire Moro «Ero amica di Falcone, mi urlò: "Va' via, io sono un morto” L'architetta che ha incontrato la Storia: «Peggy Guggenheim? Dama impettita» Carla Tagliaferri, l’architetta che ha attraversato la Storia Siamo particolarmente orgogliosi di annunciare che Carla Tagliaferri , architetta e pittric e veronese di fama internazionale, è una cara amica della nostra presidente Sabrina Mazza . La sua vita straordinaria, intrecciata con l’architettura, la politica e gli eventi cruciali del Novecento italiano, rappresenta un patrimonio di memoria e visione che sentiamo vicino ai valori della nostra Associazione. Abbiamo avuto l’onore di incontrarla e, prossimamente, condivideremo interviste inedite sul suo percorso umano e professionale sui nostri profili social. L’inizio di una carriera fuori dal comune Nata a Verona nel 1933, Carla Tagliaferri appartiene a quella generazione di donne che hanno dovuto affermarsi in un ambiente accademico e professionale ancora profondamente maschile. Studentessa allo IUAV di Venezia, fu una delle pochissime donne del suo corso. Il suo carattere diretto e la sua forza la resero subito un personaggio capace di non lasciarsi intimidire: rimane celebre l’episodio in cui, durante un esame, rispose con decisione a un commento sessista di Carlo Scarpa , scagliandogli contro il libretto universitario. Nonostante gli ostacoli, scelse l’architettura dopo un incontro folgorante: una lezione di Frank Lloyd Wright , che al tempo visitò Venezia per illustrare i suoi progetti. Quelle parole, che parlavano dell’umiltà necessaria a conoscere un luogo prima di costruirvi sopra, la segnarono per sempre. Tra i grandi del Novecento La carriera di Carla Tagliaferri si è intrecciata con figure che hanno segnato la storia dell’architettura e della cultura del Novecento. Le Corbusier la chiamava “l’angelo dai capelli biondi”, mentre Bruno Zevi la volle come assistente allo IUAV. Collaborò e dialogò con grandi come Alvar Aalto e si trovò a confronto con la visionaria Peggy Guggenheim , con la quale, come lei stessa racconta, non riuscì mai a instaurare un vero legame. Non meno straordinari i progetti che portò avanti in Italia e all’estero: piani edilizi a Beirut, quartieri-giardino in Olanda, strutture sanitarie in Madagascar, acquedotti e progetti urbanistici in varie città italiane. La sua visione abbracciava sempre un concetto di architettura come strumento sociale , al servizio delle comunità. Una vita accanto alla Storia La vita di Carla Tagliaferri non è stata solo architettura, ma anche una corsa parallela con la Storia. Nel 1978 si trovò testimone involontaria del rapimento di Aldo Moro in via Fani: vide in faccia Mario Moretti , il brigatista che guidava l’azione, e pochi istanti dopo udì le raffiche di mitra che avrebbero segnato una delle pagine più drammatiche della Repubblica. Negli anni successivi entrò in contatto con Giovanni Falcone , che rifiutò amaramente la sua proposta di tenere una conferenza per paura di essere assassinato. Pochi giorni dopo, come tutti sappiamo, il magistrato perse la vita nella strage di Capaci. Episodi che testimoniano come la sua biografia sia stata attraversata non solo dalla cultura e dall’arte, ma anche dai momenti più difficili della storia politica e civile italiana. Un legame speciale con i Papi e con i potenti della cultura Tra gli aneddoti che racconta, emergono incontri sorprendenti: due Papi, Giovanni Paolo II e Bergoglio (allora ancora cardinale a Roma), con i quali ebbe episodi di vicinanza personale; Franco Zeffirelli , con cui progettò un Museo del Cinema a Roma; e persino Bill Clinton , che presentò il suo progetto di “creative garden design” al Guggenheim Museum di New York. La sua vita sembra una trama in cui architettura, politica, spiritualità e cultura internazionale si sono intrecciate continuamente, restituendo un’immagine di donna indipendente, libera e visionaria. Tra architettura e pittura Oltre al lavoro di architetta, Carla Tagliaferri è stata anche pittrice, allieva di Emilio Vedova . Nelle sue opere artistiche come nei suoi progetti architettonici ritroviamo lo stesso filo rosso: la tensione verso l’umanità, la natura e il dialogo con i luoghi. La sua attività ha sempre mostrato come arte e architettura siano discipline sorelle, capaci di nutrirsi a vicenda. Una testimone per il presente Oggi, a oltre 90 anni, Carla Tagliaferri continua a raccontare con lucidità e passione la sua vita ricca di episodi, incontri e conquiste. Una voce che è memoria storica ma anche guida per le nuove generazioni di architetti e artisti, che in lei possono ritrovare il coraggio di un percorso non convenzionale. Per la nostra Associazione, che ha come missione la tutela e la valorizzazione del patrimonio architettonico di Lignano, incontrare e collaborare con personalità come lei significa rafforzare la consapevolezza che l’architettura non è mai un fatto isolato, ma parte di un più grande racconto culturale, umano e civile. Carla Tagliaferri non è soltanto “l’angelo dai capelli biondi” come la chiamava Le Corbusier: è una donna che ha attraversato la Storia, una professionista che ha dimostrato come l’architettura possa essere strumento di cambiamento, memoria e identità. Siamo felici di annunciare che prossimamente pubblicheremo interviste inedite con lei sui nostri canali social, per approfondire la sua visione e il suo percorso di vita. Un’occasione preziosa per scoprire una testimone straordinaria del Novecento e una voce ancora oggi attuale e necessaria. Precedente Successiva

  • Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 | Ville di Lignano

    14 novembre 2025 Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 Via Cavour, 14, 33100 Udine UD, Italia Presso Casa Cavazzini, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine, sarà presentato il volume: “Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020” (Gaspari, 2025), dedicato a quarant’anni di ricerca e allestimenti museali. Indietro Scopri di più... Giulio Avon a Casa Cavazzini Udine celebra quarant’anni di allestimenti museali Venerdì 14 novembre 2025, alle ore 17.30 , presso il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Casa Cavazzini di Udine , si terrà la presentazione del volume Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 (Gaspari Editore, 2025).L’evento celebra il lavoro dell’ architetto Giulio Avon , membro del team dell’Associazione Raggi e ArchiTetture – Ville di Lignano , e figura di riferimento nella progettazione museografica e nell’allestimento di spazi dedicati all’arte e alla cultura. L’incontro, introdotto dai saluti istituzionali del Sindaco di Udine Alberto Felice De Toni e dell’ Assessore alla Cultura Federico Angelo Pirone , vedrà la partecipazione di Liliana Cargnelutti , Diana Barillari e Giulio Avon in dialogo con l’autore del volume, William Cortes Casarrubios .L’appuntamento sarà anche l’occasione per ammirare il rinnovato allestimento delle sale Basaldella , curato proprio da Avon, che da anni studia e valorizza la relazione tra spazio, opera e pubblico, con una visione che coniuga rigore architettonico e sensibilità artistica. Il percorso professionale di Giulio Avon, documentato nel volume, attraversa quarant’anni di attività tra mostre, musei, spazi espositivi e interventi nel campo della valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico. Dal 1980 al 2020, la sua ricerca ha contribuito a definire un linguaggio museografico riconoscibile, fondato sulla chiarezza formale, sull’attenzione alla luce e sulla capacità di mettere in relazione opere e contesti in modo armonico e funzionale. La presentazione di Mostre e Musei 1980–2020 rappresenta quindi un momento significativo non solo per il professionista, ma anche per la città di Udine, che attraverso il rinnovamento delle sale Basaldella riafferma il proprio impegno nella valorizzazione della cultura visiva e architettonica del Friuli Venezia Giulia. L’evento si aprirà alle ore 17.15 con una visita libera alle sale Basaldella , dove i visitatori potranno scoprire il nuovo allestimento e la sua capacità di dialogare con le opere dei fratelli Dino, Afro e Mirko Basaldella, figure centrali dell’arte italiana del Novecento. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. Un appuntamento che testimonia il valore dell’architettura come linguaggio espressivo e come strumento di narrazione culturale, e che vede ancora una volta tra i protagonisti uno dei membri del nostro team, impegnato nella diffusione di un modo di pensare e progettare l’arte come esperienza condivisa e accessibile. Casa Cavazzini – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Via Cavour, 14 – Udine Venerdì 14 novembre 2025, ore 17.30 Precedente Successiva

  • Un Libro...un Caffè - 8^ Edizione: Aldo Bernardis | Ville di Lignano

    15 settembre 2024 Un Libro...un Caffè - 8^ Edizione: Aldo Bernardis Lungomare Riccardo Riva, 1, 33054 Lignano Sabbiadoro, Lignano Sabbiadoro UD, Italia Torna l'appuntamento settimanale culturale della domenica mattina "Un libro...un caffè", una serie di incontri con degli scrittori che presentano il proprio libro. Indietro Scopri di più... L'architetto udinese Giulio Avon parla del suo libro "Aldo Bernardis. Architetture a Lignano". L'indagine mette in rilievo come il noto architetto Aldo Bernardis sia l'artefice di molti luoghi simbolo di Lignano: lo Yachting Club, l'Azienda di Soggiorno, la Terrazza a Mare, il Kursaal, l'albergo President e la Marina Uno sono scenografie potenti e rappresentative. Queste architetture sono ormai talmente familiari per i frequentatori più affezionati di Lignano, che costituiscono parte integrante del paesaggio vacanziero. Info: info@rivieraresorthotel.it Tel. 0431 1938211 Organizzato da: Comune di Lignano Sabbiadoro Viale Europa, 26 Tel: +39 0431 409111 e Riviera Resort Kursaal www.riviersaresorthotel.it Precedente Successiva

  • Excelsior Residence | Ville di Lignano

    Excelsior Residence Luciano Gemin, Luciano Zambon 1963 – 1966 Raggio di Venere, 4, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Torre elegante e aperta verso il mare, con una pianta studiata per garantire vista alla spiaggia e un raffinato gioco di luci e volumi. Indietro Eleganza funzionale e apertura al paesaggio marino Costruita tra il 1963 e il 1966 su progetto degli architetti Gemin e Zambon , la Excelsior Residence rappresenta una delle opere più raffinate e tecnicamente evolute della stagione architettonica di Lignano Pineta. Si tratta di una torre residenziale progettata con l’obiettivo chiaro di massimizzare il rapporto visivo e spaziale con il mare , pur mantenendo un’impronta discreta nel paesaggio naturale della pineta. L’edificio nasce da una sfida progettuale ben precisa: consentire a tutti gli appartamenti una vista sulla spiaggia . Per riuscirci, gli architetti adottano una pianta fortemente articolata e orientata , che si apre a ventaglio verso il fronte marino e arretra sul lato della laguna, dove vengono concentrati gli spazi di servizio. Questa soluzione permette di massimizzare l’esposizione e l’illuminazione naturale , dando vita a un’architettura insieme funzionale e scenografica. Una pianta aperta e intelligente Il cuore dell’intervento risiede nella distribuzione planimetrica: a differenza di molte torri coeve che presentano impianti centrali e simmetrici, la Excelsior Residence rompe la rigidità tipologica grazie a un disegno che privilegia l’ apertura visiva e il dialogo con il paesaggio. La facciata rivolta verso il mare si sviluppa con ampie terrazze e aperture regolari, creando un effetto di continuità tra spazio interno e ambiente esterno . Ogni appartamento gode così di affacci privilegiati , una scelta che trasforma la permanenza stagionale in un’esperienza immersiva nella natura costiera. Sul lato opposto, rivolto verso la laguna, il prospetto è più chiuso, definito da piccole aperture regolari che ospitano locali di servizio, scale e zone tecniche. Questa asimmetria compositiva si traduce in un effetto chiaroscurale molto sofisticato , in cui la massa edilizia viene visivamente “stemperata”, articolandosi in una sequenza ritmica di pieni e vuoti. Materiali, colori e scelte compositive: tra modernismo e sensibilità artistica Uno degli elementi più distintivi della Excelsior Residence è la cura estrema per le finiture . L’ originale colorazione in bianco ottico fu una scelta coraggiosa e volutamente in contrasto con il verde intenso della pineta e con le cromie più sobrie delle altre torri di Lignano. Questo colore brillante e luminoso faceva letteralmente emergere la torre dal paesaggio , rendendola visibile da lontano e conferendole un’aura di eleganza severa e modernissima. Questa attenzione cromatica, così come la raffinatezza della distribuzione spaziale, tradisce l’influenza culturale di Carlo Scarpa , con cui Gemin aveva collaborato a lungo . Il gusto per il dettaglio, l’uso sapiente della luce naturale e la volontà di creare un’architettura non solo funzionale ma anche “narrativa” rendono la Excelsior una costruzione che trascende il suo ruolo abitativo per farsi gesto poetico nel paesaggio . La torre nel paesaggio: presenza e leggerezza Pur essendo un edificio a sviluppo verticale, la Excelsior non appare mai ingombrante. Questo grazie alla frammentazione volumetrica della facciata e alla sottile modulazione degli aggetti e delle ombre , che ne riducono visivamente l’impatto. Le terrazze sporgenti non solo aumentano lo spazio abitabile ma scandiscono i piani con un ritmo leggero , che spezza la compattezza del volume e restituisce un senso di movimento fluido . Il volume della torre si distingue anche per una verticalità addolcita : se le linee principali seguono un impianto ortogonale, le variazioni nella profondità e nelle ombreggiature conferiscono una lettura plastica e dinamica. In questo modo, l’edificio assume una doppia natura : da vicino appare come un organismo complesso, articolato e aperto; da lontano, si staglia come un monolite bianco, netto ma non aggressivo. Un’eredità importante: il secondo intervento sul lotto L’intervento sul lotto non si conclude con la costruzione della torre. Negli anni Settanta, Gemin realizza insieme a Isidoro Martin un secondo progetto , questa volta costituito da un complesso di nove case a schiera che si affacciano su via Giardini. Anche in questo caso si nota la stessa attenzione per il rapporto con il verde, la modulazione dei volumi e la cura per i dettagli materici e cromatici. Questo secondo intervento conferma la capacità del progettista di adattarsi a scale diverse , mantenendo però coerenza formale e linguistica. L’intero lotto diventa così un piccolo laboratorio di architettura residenziale moderna , in cui si sperimenta un nuovo modo di abitare la costa: più intimo, più consapevole, più integrato nel paesaggio. Un'architettura che guarda avanti La Excelsior Residence non è soltanto un elegante esempio di torre residenziale degli anni Sessanta. È una dichiarazione di metodo , un esempio virtuoso di come si possa costruire in un contesto fragile come quello litoraneo senza imporsi, ma al contrario cercando un dialogo sottile e rispettoso. Con il suo disegno planimetrico aperto, l’attenzione per il paesaggio, l’uso poetico della luce e l’equilibrio compositivo, la Excelsior rimane oggi un modello di modernità consapevole , capace di ispirare anche le pratiche architettoniche contemporanee più attente alla sostenibilità e alla qualità del vivere. In un’epoca in cui la progettazione urbana è sempre più chiamata a confrontarsi con i limiti ambientali e sociali, opere come questa ci ricordano che la buona architettura è sempre anche un gesto di responsabilità : verso il luogo, verso chi lo abita, verso il futuro. Precedente Successiva

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