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ESPLORA I PATRIMONI ARCHITETTONICI DI LIGNANO
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- Residenza dei Pini | Ville di Lignano
Residenza dei Pini Gianni Avon 1962 – 1963 Viale dell'Industria, 8, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Complesso immerso nella pineta litoranea, integrato nel paesaggio e articolato per offrire sempre viste verso il mare. Indietro Architettura e natura in perfetta sintonia nella Riviera di Lignano Nel 1962, il lembo di pineta in cui sorgerà la Residenza nei Pini era ancora un paesaggio intatto : un tratto di litorale ai margini della nuova lottizzazione balneare di Lignano Riviera , dove la presenza dell’uomo si limitava a pochi segni sparsi. È in questo contesto ancora vergine, tra sabbia, pini marittimi e mare, che prende forma un intervento residenziale capace di conciliare la modernità edilizia con il rispetto per l’ambiente naturale . La Residenza nei Pini non è solo un nome evocativo: è una dichiarazione d’intenti. L’edificio si pone con delicatezza nel contesto paesaggistico, cercando l’ integrazione visiva e funzionale con il verde circostante, grazie a una progettazione attenta sia in pianta sia in alzato. Il risultato è un’architettura che non domina , ma dialoga , che non esclude , ma abbraccia il paesaggio, configurandosi come uno dei migliori esempi di edilizia vacanziera rispettosa dell’ambiente. Un’impronta leggera nel paesaggio L’intervento si distingue da subito per una scelta progettuale precisa: articolazione e frammentazione , sia a livello planimetrico che volumetrico. Nessun blocco monolitico, nessuna massa compatta: la Residenza nei Pini si compone di volumi sfalsati, disassati, discontinui , che seguono la topografia del terreno e lasciano spazio tra un’unità e l’altra per la vegetazione preesistente. Questa scelta permette di preservare numerosi alberi originari, che non vengono abbattuti ma integrati nel progetto come parte del disegno architettonico. Gli edifici sembrano quasi galleggiare tra i pini , nascosti, protetti, ombreggiati. Ogni prospetto si apre verso scorci naturali, offrendo viste diverse ma sempre interessanti e mai banali. Una varietà controllata: tipologie e orientamenti Il complesso ospita diverse unità immobiliari per vacanze , variabili da un minimo di un vano monolocale fino a un massimo di tre stanze , offrendo così un ventaglio di soluzioni abitative adatte a varie esigenze. Questa varietà non è casuale ma inserita in una logica distributiva chiara , che punta a favorire la privacy , la ventilazione naturale , e soprattutto la vista sul mare . Ogni unità abitativa è orientata in modo differente, ma tutte condividono una caratteristica fondamentale: nessuna è cieca al paesaggio . Le aperture finestrate sono posizionate per offrire scorci sempre liberi verso l’orizzonte marino o verso la pineta, mai verso muri o cortili chiusi. Questa attenzione alla qualità dell’abitare si riflette anche nella presenza di logge e terrazze , che fungono da filtri tra interno ed esterno, estensioni vive dello spazio domestico. Materiali sobri e colori neutri: discrezione e misura Uno degli aspetti più eleganti e moderni della Residenza nei Pini è la scelta cromatica e materica . La tavolozza è essenziale, quasi monastica: intonaco bianco per le superfici murarie, persiane bianche , copertura e marcapiani in tonalità scure , probabilmente grigio antracite o marrone profondo. Questi colori neutri e naturali si mimetizzano perfettamente con l’ambiente : il bianco dialoga con la luce mediterranea e riflette il sole estivo senza abbagliare; le parti scure riprendono il tono del terreno sabbioso e della corteccia dei pini. È un approccio che potremmo oggi definire ecologico e bioclimatico , ma che all’epoca era soprattutto espressione di sobrietà e sensibilità progettuale . Dal punto di vista costruttivo, la struttura è semplice ma solida: muratura e cemento armato , impiegati con razionalità. Non vi sono elementi decorativi superflui, ma una ricerca precisa di equilibrio tra pieni e vuoti , tra luce e ombra, tra materiali grezzi e superfici trattate. Contesto urbanistico: tra sperimentazione e rispetto L’area di Lignano Riviera, nei primi anni ’60, rappresentava un terreno fertile per la sperimentazione urbanistica e architettonica . A differenza di Lignano Sabbiadoro, già più densamente edificata, Riviera veniva pensata come un quartiere più rarefatto , con edifici immersi nel verde, in grado di offrire esperienze di soggiorno alternative e più intime. In questo quadro, la Residenza nei Pini incarna pienamente lo spirito originario del piano urbanistico : bassa densità edilizia, rispetto della pineta, accessibilità ai servizi ma anche contatto diretto con la natura. L’edificio non solo si conforma al piano, ma ne rappresenta un’interpretazione colta e sofisticata . Una lezione per l’oggi: l’attualità di un’architettura discreta A oltre sessant’anni dalla sua realizzazione, la Residenza nei Pini resta un esempio attualissimo di buona architettura : un progetto che ha saputo coniugare esigenze abitative, rispetto ambientale e qualità estetica , anticipando molte delle tematiche oggi centrali nel dibattito contemporaneo su città e territorio. In un’epoca in cui l’impatto edilizio sulla natura è al centro delle riflessioni ecologiche, la Residenza nei Pini ci ricorda che l’architettura può inserirsi nel paesaggio senza deturparlo , contribuendo invece a valorizzarlo. Non è solo una residenza per le vacanze: è un piccolo manifesto silenzioso di ciò che può essere una cultura del costruire responsabile . Abitare tra i pini, vivere il paesaggio La Residenza nei Pini non colpisce per l’altezza, per l’ostentazione o per il design spettacolare. Colpisce per la misura, la coerenza, la naturalezza con cui si inserisce nel suo contesto . È un esempio raro di architettura capace di essere “minima” senza essere banale, moderna senza essere invasiva, funzionale senza rinunciare alla poesia dello spazio. Un modello prezioso, da custodire e da studiare, per chiunque voglia comprendere come si possa costruire bene, anche in riva al mare, anche tra i pini . Precedente Successiva
- Casa Mondolo | Ville di Lignano
Casa Mondolo Paolo Pascolo 1954 – 1955 Arco della Paranza, 34, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Casa bifamiliare su pianta quadrata con copertura piana e ampie finestre angolari. Progetto razionale e ben distribuito firmato da Paolo Pascolo nel 1954. Indietro Architettura essenziale nella Lignano del dopoguerra Nell’ottica della ricostruzione e dello sviluppo urbanistico che caratterizzò Lignano Pineta negli anni Cinquanta, Casa Mondolo rappresenta un perfetto esempio di architettura residenziale pensata per coniugare rapidità costruttiva, contenimento dei costi e qualità del progetto . Progettata dall’architetto Paolo Pascolo , l’edificio si inserisce nella tipologia delle case-tipo : piccole abitazioni unifamiliari o bifamiliari destinate a lotti standardizzati all’interno del disegno spiraliforme di Marcello D’Olivo. Contesto e tipologia: la casa-tipo nella pineta Negli anni successivi al piano urbanistico del 1953, la Società Lignano Pineta avviò una politica edilizia mirata alla rapida urbanizzazione di lotti boschivi , mantenendo però un forte rispetto per la morfologia naturale del territorio. Le “case-tipo” divennero strumenti chiave per costruire in modo diffuso e controllato, con volumetrie compatte e materiali locali. Casa Mondolo rientra appieno in questo modello: una costruzione semplice, ben calibrata, su pianta quadrata e sviluppata su un solo livello. Un’abitazione che, pur nella sua economicità, evidenzia una notevole attenzione alla distribuzione interna e alla qualità spaziale . Distribuzione e organizzazione dello spazio L’abitazione si sviluppa in due unità simmetriche , ciascuna pensata per una piccola famiglia. Il fulcro del progetto è la zona dei servizi centrali , organizzata attorno a un lucernario che garantisce illuminazione e ventilazione naturale ai bagni e ai vani tecnici. La zona giorno , collocata verso gli angoli della casa, è valorizzata da ampie finestre ad angolo , che aprono il soggiorno e la zona pranzo verso il verde della pineta, garantendo continuità visiva tra interno ed esterno. Le camere da letto , invece, sono illuminate da sottili finestre a nastro , soluzione che assicura privacy e ombreggiatura, particolarmente efficace nel clima estivo del Friuli Venezia Giulia. Materiali e struttura: razionalità e durabilità La struttura della casa è in muratura portante di mattoni e cemento armato , una scelta che garantisce solidità ma anche facilità costruttiva, in linea con le esigenze dell’epoca. La copertura è una massiccia soletta piana , elemento visivo forte e orizzontale che contribuisce all’inserimento armonico nel paesaggio: l’edificio sembra appoggiarsi al terreno in modo sobrio, quasi mimetico, in perfetto equilibrio con la vegetazione della pineta. Paolo Pascolo: rigore e funzionalismo La figura di Paolo Pascolo si distingue nel panorama architettonico lignanese per l’ attenzione al dettaglio distributivo , l’ uso essenziale dello spazio e la capacità di coniugare funzione e linguaggio architettonico . In Casa Mondolo, come in altri suoi progetti, l’equilibrio tra forma, funzione e contesto è palpabile. Nonostante le dimensioni ridotte, la casa offre una qualità abitativa sorprendente: la disposizione degli spazi è razionale, ben illuminata, ben aerata, e perfettamente calibrata per la vita estiva ma anche per un uso residenziale continuativo. Una casa-pilota per un nuovo modo di abitare Casa Mondolo non è solo una piccola abitazione ben progettata: è espressione di un approccio culturale che caratterizzò gli anni della ricostruzione italiana. È l’esempio concreto di come fosse possibile produrre architettura economica ma non banale , rispettosa del sito e innovativa nei dettagli. Si tratta di un edificio che anticipa molti dei temi dell’abitare contemporaneo : efficienza spaziale, rapporto con il paesaggio, sostenibilità passiva, modularità. In un’epoca in cui la costruzione era spesso sinonimo di saturazione e standardizzazione, Pascolo risponde con un progetto misurato, elegante, funzionale . Stato attuale e potenzialità di valorizzazione Casa Mondolo si trova in buono stato di conservazione e mantiene molte delle sue caratteristiche originarie. È un esempio emblematico di quella “modernità diffusa” che caratterizza Lignano Pineta: edifici sobri, radicati nel contesto, progettati con intelligenza e rispetto per l’ambiente. Oggi, un intervento di valorizzazione culturale e visiva su edifici come questo è fondamentale per preservare la memoria del paesaggio costruito del Novecento , tutelando opere architettoniche che, pur di piccola scala, hanno avuto grande impatto culturale. Precedente Successiva
- Video | Ville di Lignano
Associazione "Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano" VIDEO PER RACCONTARE, SCOPRIRE E CONOSCERE L'ARCHITETTURA DI LIGNANO Uno sguardo in movimento sull’architettura e la storia di Lignano. In questa sezione raccogliamo e rendiamo accessibili i video delle nostre attività: incontri pubblici, mostre, visite guidate, ma anche brevi racconti e curiosità legate alle ville e all’architettura moderna di Lignano. Un archivio vivo, in continua crescita, per conoscere e condividere il nostro patrimonio culturale. Tutti i video Tutte le categorie Riproduci Video Riproduci Video 15:41 YounG7 for Education a Lignano Sabbiadoro Il primo YounG7 for Education si è svolto a Lignano Sabbiadoro dal 26 al 29 giugno, con 80 istituti scolastici, oltre 350 studenti e 70 docenti da tutto il mondo. L'evento, parte del G7 Istruzione, ha ospitato delegazioni dei Paesi del G7 e di Ucraina, Brasile e Unione africana. Gli studenti hanno partecipato a incontri su intelligenza artificiale, STEM, arte, musica, cucina e sport, celebrando la cultura del Friuli Venezia Giulia. La cerimonia di chiusura è stata una festa di luci, musica e sorrisi. Siamo orgogliosi di aver preso parte a questa straordinaria iniziativa e non vediamo l'ora di continuare a sostenere eventi che promuovono l'educazione, la cooperazione internazionale e la crescita dei giovani. Riproduci Video Riproduci Video 16:17 Mare, profumo di mare Un viaggio per scoprire la Lignano Pineta d'estate. Oggi parliamo dello sviluppo dell'Associazione Raggi e ArchiTetture nel territorio friulano. Nel programma "Lo Scrigno," andato in onda lo scorso 25 giugno 2024, hanno partecipato vari esperti: Giorgio Ardito, la Presidente Sabrina Mazza, la guida turistica Giuliana Morsanutto e l'architetto Giulio Avon, che hanno illustrato al pubblico gli obiettivi di questa associazione culturale no-profit.
- Casa Romanelli | Ville di Lignano
Casa Romanelli Gino Biasi, Enor Milocco 1955 – 1956 Arco della Paranza, 13, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Villa a tre piani, articolata in due volumi uniti da un muro inclinato a 45°. Un solarium con telaio in cemento completa questa raffinata architettura. Indietro Articolazione volumetrica e soluzioni moderne nella Pineta degli anni '50 Una composizione spaziale innovativa nel cuore della spirale Costruita tra il 1955 e il 1956, Villa Romanelli è un esempio di residenza vacanziera dal linguaggio architettonico ricercato, che coniuga funzionalità moderna e attenzione compositiva . Inserita in uno dei rami della spirale di Lignano Pineta, la villa fu progettata da Antonio Biasi ed Enor Milocco , due tra i più assidui collaboratori di Marcello D’Olivo , figura di riferimento per l’urbanistica e l’architettura lignanese del Novecento. La casa si presenta come un dialogo tra volumi, piani e scorci visivi , con una distribuzione che si sviluppa verticalmente su tre livelli e obliquamente attraverso un interessante angolo strutturale. Due volumi e un muro inclinato: l’identità spaziale dell’edificio La villa è composta da due corpi di fabbrica uniti a 45° da un muro portante in mattoni a vista , elemento architettonico centrale che non solo organizza la distribuzione interna, ma dona carattere e dinamismo all’intera composizione . L’intersezione tra i volumi genera prospettive inaspettate , giochi di luce e una maggiore articolazione degli spazi interni ed esterni . Questo espediente compositivo, semplice ma efficace, anticipa alcune tendenze della progettazione residenziale contemporanea e rende l’abitazione ancora oggi estremamente attuale. Distribuzione funzionale su tre livelli L’abitazione è organizzata in maniera chiara e razionale: Al piano terra troviamo la zona notte , dotata di camere da letto e servizi. Il primo piano ospita invece la zona giorno , affacciata su un’ampia terrazza che diventa naturale estensione dello spazio interno. Una scala esterna in cemento armato , costruita a sbilzo sul muro laterale , conduce alla copertura praticabile , concepita come solarium . Questo percorso ascensionale progressivo — dal più intimo al più aperto — risponde pienamente alle esigenze del turismo balneare dell’epoca, ma anche alla volontà dei progettisti di creare una sequenza spaziale fluida e coerente . Il solarium: un tetto abitabile come spazio di relazione Elemento distintivo del progetto è proprio la copertura : un telaio in cemento armato , geometrico e rigoroso, genera una zona d’ombra e al tempo stesso funge da cornice architettonica al paesaggio circostante. Questo spazio, oggi diremmo "ibrido", era concepito come luogo di relazione, contemplazione e benessere climatico . In pieno spirito modernista, il tetto non è solo chiusura dell’edificio, ma quinta scenografica , belvedere , luogo attivo per l’abitare. Materiali e struttura: tra robustezza e trasparenza L’edificio adotta una struttura mista in: muratura in mattoni a vista , cemento armato a vista per gli elementi portanti e le scale, tamponamenti intonacati , serramenti ampi e scorrevoli per favorire luce e ventilazione. I contrasti materici tra mattone e cemento, e la plasticità delle superfici esterne, accentuano il carattere modernista dell’edificio, ma senza mai tradire il contesto naturale della pineta. La casa, infatti, si incastra tra gli alberi e li rispetta, mantenendo una scala contenuta e una forma spezzata che ne riduce l’impatto visivo. Un progetto che riflette l’eredità di D’Olivo Sebbene il nome di Marcello D’Olivo non compaia direttamente nella progettazione della villa, la sua influenza è evidente nella logica compositiva , nel rapporto con il terreno e nella predilezione per soluzioni distributive fluide .Biasi e Milocco — già attivi accanto a D’Olivo in altri progetti — qui dimostrano una maturità espressiva propria , che svilupperanno ulteriormente nei lavori successivi, spesso in collaborazione con l’impresa Ursella. Un laboratorio di idee architettoniche Villa Romanelli è un esempio di architettura domestica modernista , che riesce ad essere funzionale, espressiva e integrata al contesto , in equilibrio tra sperimentazione e rigore.I suoi elementi caratterizzanti — l’articolazione dei volumi, la scala esterna, il tetto-solarium — sono oggi testimonianze vive di una stagione progettuale straordinaria , in cui anche le seconde case di vacanza diventavano laboratori di ricerca architettonica . Riscoprirla e valorizzarla significa onorare la storia costruttiva di Lignano Pineta , promuovendo una visione dell’abitare fondata su qualità dello spazio, integrazione con il paesaggio e innovazione nel linguaggio architettonico. Precedente Successiva
- Tenda Bar | Ville di Lignano
Tenda Bar Paolo Pascolo, Aldo Bernardis 1956 Piazza Marcello d’Olivo, 7, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Struttura leggera ed elegante in acciaio e legno, ispirata all’immagine di una tenda. Progetto semplice ma iconico, firmato da Paolo Pascolo nel cuore della spirale. Indietro Architettura leggera per la vita sociale di Lignano Pineta Un’architettura simbolica nel cuore della spirale Nel cuore della spirale urbanistica di Lignano Pineta , progettata da Marcello D’Olivo , sorge uno degli edifici più iconici e riconoscibili dell’intero assetto urbano: il Tenda Bar , progettato da Paolo Pascolo nel 1956. La sua funzione iniziale era semplice: ospitare un bar e l’alloggio per il custode . Tuttavia, nella sua essenzialità, questo piccolo edificio è diventato simbolo dell’architettura leggera e modernista applicata al contesto del turismo balneare del secondo dopoguerra. Un progetto semplice e raffinato L’intervento si distingue per la sua chiarezza compositiva : una struttura a un solo piano , due corpi rettangolari leggermente sfalsati, una grande copertura a falde che protegge e definisce un ampio portico. L’accesso avviene tramite due rampe simmetriche che sollevano la costruzione dal piano del suolo. Questa soluzione consente un distacco visivo dal terreno , alleggerendo ulteriormente l’impatto della costruzione e favorendo la ventilazione naturale. La tenda come metafora architettonica Ciò che rende questo progetto unico è la copertura sospesa , pensata come una vera “tenda architettonica” . La leggera convessità dei lati lunghi , lo spessore minimo del manto , l’ ancoraggio alla maglia di pilastri e l’ uso di travi in legno a sezione variabile creano un volume apparentemente teso, vibrante, che sembra fluttuare sulla struttura portante in acciaio . I pilastri binati metallici , slanciati e minimali, sorreggono senza sforzo la copertura, e amplificano l’effetto di sospensione. La scelta di materiali poveri ma lavorati con cura – acciaio e legno – conferma la volontà di costruire un’architettura leggera ma espressiva , capace di dialogare con la modernità senza dimenticare il contesto naturale. Struttura, tecnica e poetica Dal punto di vista tecnico, il Tenda Bar rappresenta una sintesi tra precisione strutturale ed eleganza architettonica : i profili binati in acciaio fungono da montanti e creano una maglia regolare; le travi in legno lamellare assumono una sezione variabile, ottimizzando le forze e seguendo la forma della falda; la copertura bassa e tesa funziona sia come riparo che come elemento di riconoscibilità urbana. Questi dettagli tecnici danno forma a un’opera che va oltre la sua funzione utilitaria , trasformandosi in luogo di aggregazione e landmark architettonico . Spazio pubblico, clima e comfort Il portico definito dalla copertura non è solo un elemento estetico: offre ombra nelle ore calde , consente la ventilazione trasversale attraverso i volumi, favorisce la socializzazione nello spazio intermedio tra interno ed esterno. È proprio in questo equilibrio tra architettura e clima , tra progetto e abitudine balneare , che si esprime la forza del Tenda Bar. Un luogo semplice, dove prendere un caffè o ritrovarsi dopo la spiaggia, che diventa espressione di un’idea di comunità e di una nuova forma urbana moderna . Modifiche e permanenza dell’impianto originale Negli anni, l’edificio è stato in parte modificato per rispondere a mutate esigenze di capienza e funzionalità. Tuttavia, la struttura originaria rimane ancora perfettamente leggibile , sia per la chiarezza del linguaggio architettonico , sia per la coerenza tra forma e funzione che ne ha guidato la progettazione. Architettura del quotidiano, icona senza tempo Il Tenda Bar rappresenta una delle interpretazioni più riuscite di Paolo Pascolo , capace di unire in un unico gesto progettuale: la leggerezza costruttiva , la funzionalità urbana , la poetica della forma . Si tratta di un esempio emblematico di architettura del quotidiano che, senza eccessi, diventa icona locale e testimonianza preziosa di un modo innovativo e responsabile di costruire sul territorio . Precedente Successiva
- Villa Brustio | Ville di Lignano
Villa Brustio Aldo Bernardis 1955 – 1958 (modificata successivamente) Raggio delle Capelonghe, 12, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Villa compatta con tetto in paglia che richiama il casone. Un raro esempio di dialogo tra modernismo e tradizione, firmato da Aldo Bernardis. Indietro Modernità e citazione vernacolare nella Lignano del dopoguerra Tra tradizione e modernismo: un ibrido architettonico unico Villa Brustio è una delle residenze più emblematiche del primo periodo di sperimentazione linguistica di Marcello D’Olivo a Lignano Pineta. Progettata tra il 1955 e il 1958, rappresenta un interessante punto di intersezione tra moderno e vernacolare , tra razionalismo e linguaggi simbolici, anticipando temi che verranno poi sviluppati da altri protagonisti dell’architettura lignanese, come Aldo Bernardis . L’edificio si colloca in un’area residenziale di pregio, lungo il Raggio delle Capelonghe , inserito nella celebre maglia spiraliforme tracciata da D’Olivo nel piano urbanistico del 1953. La villa, di piccole dimensioni, si distingue per la sua forma compatta e il forte impatto visivo dell’elemento di copertura, che evoca le forme tradizionali del casone lagunare . Distribuzione e organizzazione dello spazio abitativo La villa si articola su una pianta irregolare, organizzata attorno a un ampio soggiorno centrale dal quale si dipartono i volumi destinati ai servizi e alle camere da letto. Questa configurazione planimetrica esprime la volontà di creare una zona giorno ampia, conviviale , cuore pulsante dell’abitazione, con spazi privati che si distribuiscono ai margini della composizione in modo fluido ma funzionale. Le aperture sono misurate, con ampie vetrate nella zona giorno e fori più contenuti nei corpi secondari, a tutela della privacy. L'orientamento e la disposizione delle finestre rispettano il contesto naturale, garantendo luminosità senza compromettere l’intimità degli ambienti interni. Materiali, finiture e copertura: tra innovazione e memoria L’intero edificio è intonacato e tinteggiato di bianco , soluzione cromatica che rafforza l’idea di leggerezza e purezza volumetrica. Ma è la copertura l’elemento realmente distintivo dell’opera. Sopra il tetto in coppi, si erge un voluminoso elemento in paglia e canne palustri , reminiscenza dichiarata del casone : l’antica abitazione dei pescatori della laguna friulana. Questo elemento, che potrebbe apparire come una semplice citazione decorativa, si carica invece di valori simbolici, identitari e paesaggistici . La forma curva e organica del volume in paglia contrasta volutamente con il rigore geometrico dell’impianto moderno della villa, creando un’ ibridazione stilistica inaspettata e coraggiosa. Tra linguaggio regionale e sperimentazione modernista Nel progetto del Casone Kechler (1954), D’Olivo aveva già proposto una copertura in paglia come elemento di innovazione linguistica, collocandola però all’interno di un contesto fortemente modernista. In Villa Brustio , invece, la citazione del vernacolare si fa più esplicita, quasi nostalgica: è una rievocazione figurativa e non solo funzionale. Questa operazione prefigura, in un certo senso, una svolta che sarà poi esplorata negli anni successivi da Aldo Bernardis , noto per il suo approccio eclettico e per l’uso personale di elementi formali desunti dal passato. Villa Brustio, in questo senso, può essere considerata un episodio anticipatore di un regionalismo colto , che fonde storia, memoria e contemporaneità. Stato attuale e modifiche Nel corso degli anni la villa ha subito alcune modifiche , in parte dettate dalla necessità di adattare gli spazi a nuovi usi abitativi, in parte legate alla manutenzione degli elementi naturali del tetto. Nonostante ciò, la struttura originaria è riconoscibile , e la copertura – anche se in parte ricostruita – continua a rappresentare un elemento chiave nella lettura architettonica del manufatto. Un’architettura che racconta un’identità Villa Brustio è un esempio raro e prezioso di architettura residenziale che, pur nella sua scala contenuta , riesce a integrare forma, cultura e paesaggio in un’unica visione coerente. Il gesto di recuperare la simbologia del casone e reimpiegarla come elemento strutturale e formale, si rivela oggi come un atto progettuale sofisticato e profondo. L’architettura di Lignano Pineta, di cui questa villa è parte fondante, non è solo modernismo funzionale , ma un sistema di riferimenti culturali, sperimentazioni materiche e citazioni paesaggistiche. Villa Brustio lo dimostra con semplicità e forza, come un manifesto silenzioso di appartenenza al luogo e alla sua storia . Precedente Successiva
- Stabilimenti balneari | Ville di Lignano
Stabilimenti balneari Gianni Avon 1955 – 1956 (solo 3 realizzati) Lungomare Trieste, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Stabilimenti a pianta circolare con ali orientate verso il mare. Solo tre realizzati, tra sperimentazione formale e funzionalismo costruttivo. Indietro L'architettura del paesaggio costiero tra forma e funzione Contesto: architettura della vacanza e visione urbana Nel pieno del boom turistico degli anni ’50, Lignano Sabbiadoro si afferma come una delle località balneari emergenti dell’Adriatico. In questo clima di espansione e trasformazione, l’ Azienda di Soggiorno affida all’architetto Gianni Avon l’ambizioso progetto di quindici stabilimenti balneari , destinati a punteggiare l’intero tratto costiero compreso tra la Terrazza a Mare progettata da Provino Valle e la colonia marina di Zanini . Di questa visione iniziale, solo tre stabilimenti verranno effettivamente realizzati tra il 1955 e il 1956, diventando tuttavia dei veri e propri manufatti simbolici dell’architettura del tempo, capaci di coniugare funzione, sperimentazione e riconoscibilità . Composizione: un “fungo” con ali aperte al mare Ogni stabilimento balneare è concepito secondo una pianta centrale a forma di fungo , con un corpo principale circolare da cui si dipartono due ali laterali disposte con un’inclinazione di 120° , orientate strategicamente verso il mare . Questa configurazione, oltre a offrire una distribuzione funzionale delle cabine , crea una prospettiva guidata verso l’orizzonte marino e contribuisce a racchiudere visivamente l’area dello stabilimento, garantendo privacy e una certa monumentalità dello spazio. Forma, funzione e paesaggio La scelta di utilizzare la pianta circolare non è solo un elemento di originalità formale: in essa si legge l’influenza di Marcello D’Olivo , con il quale Avon condivideva la riflessione sull’architettura organica e sul superamento della griglia ortogonale. Ma se in D’Olivo la spirale è gesto urbano, in Avon il cerchio diventa dispositivo spaziale funzionale : organizza l’accesso, il percorso, la relazione tra gli ambienti. È un’architettura razionale , ma non priva di poetica balneare , adatta alla leggerezza della vacanza. Materiali e tecniche: economia e rigore La realizzazione degli stabilimenti è affidata all’impresa Ursella , che esegue le opere con una particolare attenzione ai tempi e costi contenuti . I materiali utilizzati sono semplici e “poveri”: Cemento a vista Laterizio pieno e forato Elementi prefabbricati per le coperture rovesce , rialzate e sporgenti La copertura è uno degli elementi più riconoscibili del progetto: rialzata e concava , quasi sospesa sopra la struttura, offre protezione e ventilazione allo stesso tempo. La sua forma “a padiglione rovesciato” diventa tratto distintivo visivo , visibile da lontano e in grado di dialogare con il profilo della costa . Dettagli costruttivi e cura del disegno Avon, noto per la sua attenzione al disegno tecnico e al dettaglio esecutivo, cura con rigore ogni elemento costruttivo: i moduli ripetuti delle cabine i percorsi di accesso la logica modulare delle pensiline l’integrazione di struttura e funzione Questa attenzione si riflette in un’opera che, pur concepita per l’uso stagionale e spesso soggetta a obsolescenza, riesce a conservare dignità architettonica e qualità percettiva . Una visione interrotta: il sogno dei quindici Il progetto iniziale prevedeva una sequenza regolare di quindici stabilimenti , una sorta di “colonnato” balneare lungo il litorale. Le difficoltà economiche e logistiche portarono alla realizzazione solo di tre unità, lasciando incompiuta una visione urbana ambiziosa , che avrebbe potuto ridefinire il rapporto tra città e spiaggia. Tuttavia, la forza del linguaggio architettonico e la coerenza progettuale rendono questi tre stabilimenti esempi paradigmatici di edilizia costiera moderna , ancora oggi capaci di comunicare un’idea di vacanza colta e progettata. Un’eredità da riscoprire Gli stabilimenti balneari di Avon non sono semplici padiglioni funzionali, ma micro-architetture urbane , costruite con intelligenza formale e attenzione al contesto. Oggi più che mai, di fronte al rischio di sostituzione o abbandono, è importante rivalutare queste architetture minori , che raccontano l’identità progettuale della Lignano degli anni Cinquanta e restituiscono una dimensione architettonica alla vacanza . Precedente Successiva
- Casa Cudini | Ville di Lignano
Casa Cudini Enor Milocco 1955 Arco della Paranza, 20, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Casa a un piano con due appartamenti. Quinte in mattoni e copertura leggera definiscono uno spazio abitativo integrato con la pineta. Indietro Leggerezza costruttiva e integrazione nel paesaggio pinetato Un progetto discreto e coerente, immerso nel paesaggio Casa Cudini è una delle più riuscite espressioni della “casa-tipo” a Lignano Pineta. Costruita nel 1955 da Enor Milocco , uno dei principali collaboratori di Marcello D’Olivo , rappresenta un esempio emblematico della ricerca di continuità tra piano urbanistico e architettura abitativa. L’immobile si sviluppa in un lotto appartato dell’ Arco della Paranza , immerso nella pineta, ed è composto da due appartamenti affiancati su un unico piano , secondo un modello abitativo semplice e funzionale, perfetto per il contesto vacanziero e la scala del quartiere. Distribuzione funzionale e pianta razionale La casa adotta una pianta lineare e simmetrica , che accoglie due unità abitative con accessi separati e ambienti speculari. Le camere da letto si affacciano su spazi esterni protetti , mentre i soggiorni si aprono verso la pineta, assicurando privacy e continuità visiva con il giardino . La distribuzione è chiara, ben calibrata, riflette un principio razionale di ottimizzazione dello spazio senza sacrificare il rapporto con l’esterno, tanto caro all’architettura lignanese del dopoguerra. Le quinte murarie: elementi di spazio e filtro L’elemento architettonico più distintivo è dato dalle quinte in mattoni a vista , che si prolungano oltre il perimetro della copertura . Questi setti murari non solo fungono da filtri visivi , ma definiscono piccoli cortili privati all’aperto, a diretto servizio delle camere. Si tratta di spazi di transizione tra interno ed esterno, capaci di creare ambienti intimi , ombreggiati, ben ventilati, perfettamente inseriti nel clima mediterraneo e nella morfologia del lotto. L’uso del mattone come materiale a vista conferisce inoltre matericità e senso di permanenza , nonostante la scala contenuta dell’intervento. Copertura leggera: un gesto di eleganza strutturale A sovrastare l’intera struttura c’è una sottile lastra piana , sostenuta da setti murari e da esili pilastrini arretrati . La sua configurazione compositiva risponde a un preciso disegno: i pilastri arretrati rispetto alla muratura creano l’effetto di una copertura sospesa , l’interazione tra pieni e vuoti restituisce una sensazione di leggerezza e ritmo , le aperture sono calibrate sul passo dei pilastri , assicurando coerenza strutturale e visiva. Questa scelta progettuale rafforza la poetica della sospensione , un tema già presente nel lavoro di D’Olivo ma che Milocco reinterpreta con una propria voce, più pacata ma altrettanto efficace. In continuità con il piano urbanistico di D’Olivo Casa Cudini non è un episodio isolato, ma un tassello consapevole del disegno urbano spiraliforme della Lignano Pineta voluta da Marcello D’Olivo. La scala dell’edificio , la ritmica dei volumi , il rispetto del verde e delle distanze costruiscono un dialogo continuo tra architettura e natura , obiettivo fondamentale della visione urbanistica originaria. Milocco, pur firmando il progetto in autonomia, mostra un profondo rispetto per il disegno urbano del maestro , contribuendo con un linguaggio coerente e mai invadente alla costruzione di un quartiere dal carattere omogeneo ma non ripetitivo. Materiali e tecniche costruttive Murature in mattoni faccia a vista Copertura in laterocemento a vista Serramenti metallici, semplici e funzionali Setti murari a tutta altezza con funzione portante e di filtro L’uso di materiali locali, unito a una posa a secco e a una logica prefabbricata minimale, dimostra una notevole intelligenza economica e costruttiva , in linea con le esigenze della committenza e con il contesto residenziale. Architettura silenziosa, ma essenziale Casa Cudini è un esempio di architettura silenziosa , quasi mimetica, che però riesce a trasmettere un alto livello di coerenza, razionalità e comfort ambientale . È una delle tante "case-tipo" che popolano la Lignano degli anni Cinquanta, ma si distingue per la qualità del disegno , per la raffinatezza nella distribuzione e per l’intensità del rapporto con il paesaggio . In essa si riconosce una filosofia abitativa mediterranea , fondata sull’equilibrio tra interno ed esterno, tra spazio privato e contesto urbano, tra forma e funzione. Precedente Successiva
- Casa Chiesa | Ville di Lignano
Casa Chiesa Sergio Los, Federico Motterlo 1966 – 1967 Arco dell'Alba, 71, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Scultorea architettura in cemento a vista, due duplex simmetrici con aperture concave e influenze evidenti del maestro Carlo Scarpa. Indietro Geometrie concave e materia viva Realizzata tra il 1966 e il 1967 a Lignano Pineta , lungo l’arco dell’Alba, la Casa Chiesa rappresenta uno degli esempi più affascinanti di architettura residenziale sperimentale del secondo dopoguerra. Firmata da Sergio Los , architetto e docente di lunga data all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, questa villa bifamiliare porta con sé la traccia profonda della lezione di Carlo Scarpa , di cui Los fu stretto collaboratore tra il 1964 e il 1971. In un contesto naturalistico e urbano già fortemente connotato dalla spirale urbanistica di Marcello D’Olivo e dalle architetture moderniste di Bernardis, Barbin, Avon e altri, Casa Chiesa si distingue per la sua forza plastica e simbolica , espressa attraverso un uso espressivo del cemento armato a vista e una geometria rigorosa ma poetica. Un volume scultoreo per due duplex speculari Casa Chiesa accoglie due unità abitative simmetriche , entrambe organizzate su due livelli (duplex). La simmetria di base è però solo apparente: ciascun appartamento è infatti articolato con grande sensibilità spaziale, e le aperture non si limitano a seguire una logica funzionale, ma diventano elementi architettonici a sé stanti , capaci di scavare il volume e definire ambiti intimi ed evocativi. La soluzione più riconoscibile è costituita da due ampie aperture a semicerchio concavo , scavate nei lati lunghi opposti dell’edificio. Queste cavità definiscono logge protette e sedute curvilinee esterne , creando un senso di protezione e intimità. Non semplici balconi, ma luoghi dell’abitare : spazi intermedi tra interno ed esterno, dove la domesticità incontra la natura circostante. Materia e spazio: il cemento come linguaggio poetico Il materiale protagonista della Casa Chiesa è il cemento armato lasciato a vista , in linea con le tendenze brutaliste dell’epoca ma interpretato qui con una delicatezza quasi artigianale. Non c’è brutalità in questa architettura, ma piuttosto una volontà di scolpire la materia , di farne emergere le potenzialità espressive. Le superfici ruvide , i tagli netti, i volumi pieni e quelli scavati dialogano tra loro in una composizione dinamica e bilanciata. Ogni parte dell’edificio – dagli sporti delle solette alle curve delle logge, dalle rientranze dei salotti ai terrazzini coperti – è trattata con attenzione al dettaglio e al rapporto con la luce , in un continuo gioco chiaroscurale. Questa attenzione è chiaramente debitrice dell’approccio di Carlo Scarpa, che Los assimila e rielabora in chiave personale. In Casa Chiesa, la lezione scarpiana si manifesta nella cura delle soglie, nella sezione articolata, nell’idea che ogni elemento architettonico debba avere anche un significato simbolico e poetico . Spazi circolari e percorsi interni fluidi All’interno, i due appartamenti duplex sono pensati per esaltare la verticalità dell’abitare , con zone giorno al piano inferiore e zone notte al piano superiore. Gli ambienti non sono rigidamente separati, ma messi in comunicazione da percorsi fluidi e da elementi di discontinuità spaziale. Ad esempio, il soggiorno ospita aree circolari leggermente ribassate , che introducono una variazione nel ritmo abitativo e creano nicchie conviviali di grande suggestione. Anche la passerella sopra l’ingresso , che collega le due unità al piano superiore, è molto più di un elemento funzionale: diventa un vero e proprio gesto architettonico , un ponte simbolico che articola il cuore dell’edificio e ne enfatizza la simmetria. Terrazzini e relazioni con l’esterno I prospetti sud e nord sono scanditi da terrazzini coperti da solette aggettanti , che segnano l’uscita della zona notte. Anche in questo caso, la funzione non si esaurisce nella fruizione pratica dello spazio: ogni elemento costruito è pensato per dialogare con l’intorno , per creare una relazione visiva e tattile con il paesaggio , con il cielo, con la pineta che circonda Lignano. Queste terrazze, insieme alle logge semicircolari, compongono un sistema spaziale aperto, poroso, che permette una percezione multisensoriale dell’architettura , coerente con l’idea di casa come rifugio ma anche come soglia verso il mondo. Un’opera "minore" dal valore altissimo Casa Chiesa, pur essendo un’opera residenziale relativamente piccola, racchiude in sé un altissimo livello progettuale . Non è solo una casa bifamiliare, ma una vera e propria architettura-manifesto , che condensa in sé le tensioni culturali dell’epoca, le ricerche sullo spazio domestico, l’amore per la materia e per il dettaglio. Nel panorama di Lignano Pineta, dominato da torri e villette moderniste spesso costruite in serie, questa architettura emerge per la sua unicità e per la forza espressiva , diventando un riferimento per chiunque cerchi un approccio più intimo, colto e riflessivo all’abitare. L’eredità di Scarpa e la voce di Los Casa Chiesa è, in un certo senso, una casa-laboratorio , un luogo in cui Sergio Los sperimenta una sua idea personale di architettura, pur restando profondamente legato all’insegnamento di Scarpa. È un'opera che parla con il silenzio della materia , con le ombre scavate nel cemento, con i gesti curvi e calibrati che definiscono lo spazio. Oggi più che mai, questa casa rappresenta una lezione preziosa sulla misura, sull’equilibrio tra forma e funzione, tra spazio privato e paesaggio pubblico . Un piccolo capolavoro della Lignano degli anni Sessanta, da riscoprire nella sua intensità silenziosa. Precedente Successiva
- Gino e Gianni Avon | La città delle vacanze. | Ville di Lignano
Gino e Gianni Avon | La città delle vacanze. 2025, 11 Luglio Diana Barillari Messaggero Veneto Due esposizioni raccontano 18 anni di realizzazioni In mostra le foto di Italo Zannier e Giorgio Casali. Indietro Scopri di più... Fotografia, mosaico e architettura si intrecciano in una mostra a Lignano, pensata per raccontare l'identità di un luogo unico. L'esposizione itinerante “Lignano 1954–1972. Fotografia Mosaico Architettura” , promossa dall’Associazione culturale Raggi e ArchiTetture – Ville di Lignano, esplora la storia della rinomata città balneare attraverso le opere di due fotografi illustri, Italo Zannier e Giorgio Casali, unite al lavoro di Gino e Gianni Avon, rispettivamente mosaicista e architetto. L'esperienza prende avvio il 12 luglio presso la Biblioteca Comunale di Lignano Sabbiadoro , concentrandosi sul primo periodo progettuale di Gianni Avon. Giovanissimo, l'architetto aveva incaricato il concittadino Italo Zannier di immortalare i suoi primi progetti. Questo sodalizio, basato sull’amicizia e sulla comune passione per l’architettura, ha dato vita a un potente linguaggio visivo. Le immagini di Zannier evocano un'epoca in cui Lignano consolidava il suo ruolo di città delle vacanze con edifici iconici come l’Albergo Duna Fiorita (oggi scomparso), le ville Pividori, Stira, Castellarin, Christoff e il Grand Hotel Pineta Palace, immerse in una natura vibrante e ancora emergente. Il percorso prosegue dal 19 luglio al Condominio Pineta Palace di Lignano Pineta , edificio progettato da Gianni Avon e impreziosito dai mosaici del padre Gino. Qui, il racconto si arricchisce delle fotografie di Giorgio Casali, riconosciuto a livello internazionale anche grazie alla sua collaborazione con la rivista Domus . Dagli anni Cinquanta, Casali ha immortalato il design e l’architettura italiana lavorando con maestri come Albini, Zanuso, BBPR e De Carlo. A Lignano, dove possedeva una casa e soggiornava anche durante l'inverno, ha realizzato reportage significativi che hanno documentato le opere di Avon, tra cui la Casa Albergo, le casette Castellarin e la residenza Meuli. La mostra non si limita però a celebrare fotografia e architettura: grande attenzione è dedicata anche all'arte musiva di Gino Avon. Mosaicista pionieristico e docente della Scuola Mosaicisti del Friuli , Gino ha saputo reinterpretare la tradizione aquileiese in chiave moderna, creando opere d’arte che arricchiscono ingressi, pareti e pavimenti con tappeti visivi ricchi di dettagli. Il suo lavoro rivive attraverso gli occhi di Sara Trimarchi, giovane fotografa che affianca gli scatti storici a una rilettura contemporanea, fatta di luce, materia e dettagli sfuggenti. Come sottolinea Diana Barillari , la mostra è un viaggio nel tempo e nei linguaggi dell'arte che restituisce la ricchezza culturale di un luogo nato dalla visione urbanistica di Marcello D’Olivo e plasmato dalla creatività di architetti, artisti e fotografi. L'obiettivo della mostra, così come quello dell’Associazione che la sostiene, è proteggere e valorizzare il patrimonio architettonico di Lignano. Ogni edificio, ogni mosaico e ogni fotografia rappresenta un frammento fondamentale di una storia condivisa che merita di essere conosciuta, raccontata e tramandata. Precedente Successiva
- Torre Ariston | Ville di Lignano
Torre Ariston Gianni Avon, Silvano Zorzi 1960 – 1963 Arco della Vela, 32, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Il primo grattacielo di Lignano Pineta: sedici piani residenziali su basamento commerciale, vista mare e design razionale. Indietro Verticalità moderna nel cuore di Lignano Pineta Costruita tra il 1960 e il 1963, Torre Ariston rappresenta una delle icone architettoniche più significative di Lignano Pineta , non solo per la sua altezza imponente, ma soprattutto per il ruolo simbolico e funzionale che ha assunto all’interno del disegno urbanistico della località friulana. Progettata da Giulio Avon in collaborazione con l’ingegnere strutturista Silvano Zorzi , la torre nasce per volontà dell’imprenditore Giuseppe Anzil , uno dei soci fondatori della società Lignano Pineta, con l’obiettivo di creare un nuovo polo di attrazione all’estremità orientale della celebre spirale progettata da Marcello D’Olivo. Un landmark urbano tra architettura e marketing territoriale L’intuizione di Anzil era chiara e ambiziosa: realizzare un complesso integrato a destinazione mista , capace di combinare funzioni residenziali e commerciali in una struttura di forte impatto visivo, che potesse diventare una sorta di “faro urbano” in grado di guidare lo sviluppo della zona est della città. In questo senso, Torre Ariston è un esempio emblematico di come l’architettura moderna possa farsi strumento di pianificazione territoriale, contribuendo a dare identità e coesione a un paesaggio urbano in trasformazione. Il progetto si articola su due componenti principali : un basamento orizzontale destinato a ospitare attività commerciali (negozi, servizi, spazi di aggregazione) e, sopra di esso, la torre residenziale di sedici piani che si erge in modo netto e riconoscibile sullo skyline di Lignano. Composizione architettonica e struttura Dal punto di vista compositivo, la torre presenta un impianto simmetrico e razionale , in linea con i canoni del modernismo europeo. La struttura portante è definita da un nucleo di controvento aggettante , che funge anche da elemento distributivo verticale, contenendo il vano scala e gli ascensori. Questo nucleo si distingue visivamente grazie alla presenza di finestre a feritoia , che alleggeriscono la massa e creano un ritmo verticale sulla facciata. Attorno al nucleo centrale si sviluppano, a ogni piano, quattro appartamenti , ciascuno con una configurazione interna leggermente diversa per rispondere a esigenze abitative differenti. Tutte le unità sono dotate di ampie terrazze rivolte verso il mare , vero punto di forza dell’edificio, che valorizzano la vista e l’illuminazione naturale, rendendo ogni appartamento unico nel suo genere. Un tratto distintivo dell’edificio è la presenza delle fasce marcapiano bianche che corrono orizzontalmente lungo i prospetti, sottolineando la scansione regolare dei livelli. Questi elementi, appena aggettanti rispetto al filo di facciata, creano un gioco di luci e ombre che accentua l’ orizzontalità del disegno e il contrasto con il rivestimento in klinker scuro, materiale scelto per la sua resistenza e durabilità, ma anche per il suo impatto visivo raffinato. Tecnica e innovazione: la firma di Silvano Zorzi La collaborazione con l’ingegnere Silvano Zorzi – figura di rilievo nel panorama dell’ingegneria strutturale italiana del Novecento – ha consentito di affrontare in modo innovativo le sfide tecniche poste dalla realizzazione di un edificio così alto, in un’area soggetta a condizioni climatiche marine. La struttura in cemento armato è stata progettata per garantire la massima stabilità, anche grazie alla centralità del nucleo portante, che distribuisce i carichi verticali e resiste alle sollecitazioni orizzontali dovute al vento. Zorzi, noto per i suoi studi sull’ingegneria dei materiali e per la collaborazione con importanti architetti italiani, ha saputo trovare una sintesi efficace tra estetica e tecnica , conferendo alla torre quella leggerezza apparente che contrasta con la sua massa effettiva. Inserimento urbano e impatto sul contesto Pur nella sua verticalità marcata, Torre Ariston non si impone in modo dissonante sul contesto, ma dialoga con esso. Questo è possibile grazie alla presenza del basamento commerciale che media il passaggio dalla scala pedonale a quella urbana, e all’inserimento nel disegno della spirale di D’Olivo , che ne accoglie e giustifica la posizione scenografica all’estremità est. La torre è diventata in breve tempo un punto di riferimento visivo per chi arriva a Lignano, una sorta di totem che annuncia la presenza della città e ne riflette l’ambizione moderna. La sua posizione, vicina al mare e visibile da lontano, ha rafforzato l’identità della zona, contribuendo alla trasformazione di Lignano Pineta in una vera e propria “città turistica moderna” . Un’eredità ancora attuale Oggi, a distanza di oltre sessant’anni dalla sua costruzione, Torre Ariston continua a essere un simbolo della capacità visionaria dei suoi ideatori. È una testimonianza concreta della fase pionieristica dello sviluppo di Lignano Pineta, in cui urbanistica, architettura e imprenditoria si intrecciarono per dare forma a un nuovo modello di città balneare. Il suo linguaggio architettonico essenziale, la qualità costruttiva e l’attualità delle soluzioni abitative – orientate al comfort, alla vista e alla funzionalità – rendono questo edificio ancora oggi estremamente interessante sotto il profilo progettuale. Inoltre, rappresenta un importante caso studio per chi si occupa di riqualificazione dell’edilizia moderna , dimostrando come la buona architettura possa mantenere intatto il proprio valore nel tempo. Torre Ariston non è solo un grattacielo sul mare: è un manifesto di modernità , un segnale architettonico che ha saputo coniugare ambizione e rigore, estetica e funzione, visione imprenditoriale e qualità progettuale. La sua presenza nel tessuto urbano di Lignano Pineta continua a raccontare una storia di innovazione e lungimiranza, offrendo un punto di vista privilegiato – in tutti i sensi – sulla città e sul suo paesaggio. Precedente Successiva
- Casette Castellarin | Ville di Lignano
Casette Castellarin Gianni Avon 1957 – 1958 Calle del Sorriso, 3, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Due alloggi eleganti e funzionali caratterizzati da un design minimalista e l'uso di materiali naturali. Indietro Un'Icona di Eleganza e Funzionalità nella Modernità Architettonica di Lignano Pineta Le Casette Castellarin, costruite tra il 1957 e il 1958, rappresentano un esempio paradigmatico di architettura moderna e funzionale. Situate a Lignano Pineta, in via Calle del Sorriso, questi due edifici sono il frutto di un'idea innovativa e visionaria, concepiti come case da affitto e progettati per rispondere a esigenze pratiche e estetiche, mantenendo un forte legame con il contesto naturale circostante. La progettazione e la costruzione delle Casette Castellarin sono un chiaro esempio di come l’architettura possa integrarsi perfettamente con l’ambiente e allo stesso tempo soddisfare le necessità abitative contemporanee. Un Design Minimalista e Funzionale Le due casette sono disposte in modo perpendicolare l’una all’altra, creando una disposizione che permette di separare e rendere indipendenti le aree esterne delle abitazioni. Questo approccio spaziale non è solo funzionale ma anche estremamente elegante, rispecchiando l’essenzialità del design moderno. Le abitazioni sono progettate in modo che ogni unità disponga di spazi esterni privati, amplificando la sensazione di indipendenza e isolamento, pur rimanendo parte di un contesto residenziale. La struttura portante delle casette è realizzata con pilastrini in cemento armato prefabbricato lasciati a vista, che ne costituiscono l’elemento distintivo e allo stesso tempo ne supportano l'intera struttura. Questi pilastri sottili, visibili dall’esterno, rappresentano l’ossatura dell’edificio, mentre i tamponamenti in muratura faccia a vista conferiscono robustezza e continuità all’estetica dell’edificio. All’interno, i tamponamenti sono intonacati, creando una continuità tra l’esterno e l’interno, ma al tempo stesso delineando con discrezione le diverse aree dell’abitazione. La finestratura delle Casette Castellarin segue il ritmo dell’interspazio tra i pilastri, offrendo una visione di insieme che evidenzia l’equilibrio tra funzionalità e estetica. Le finestre sono disposte in modo da garantire una buona illuminazione naturale all’interno, senza compromettere la privacy degli abitanti. L’attenzione alla luce naturale è una caratteristica fondamentale di questo progetto, che riflette la volontà di creare ambienti che siano luminosi e accoglienti senza dover ricorrere a eccessi decorativi. Gli Interni: Un’Essenzialità Raffinata La distribuzione interna delle casette è progettata seguendo un’impostazione rigorosa e geometrica, regolata dalla maglia strutturale dei pilastri. Questo approccio conferisce un senso di ordine e simmetria agli spazi interni, che risultano ampi e ben proporzionati. La separazione tra la cucina e il soggiorno è realizzata con sottili divisori in legno, che non solo separano le due aree ma aggiungono anche un tocco di calore e naturalezza all’ambiente. Questo dettaglio è un chiaro esempio di come il legno, materiale naturale per eccellenza, venga utilizzato per bilanciare la durezza e la solidità del cemento, creando un contrasto che enfatizza la domesticità e l’intimità della casa. Il soffitto della zona giorno è rivestito in larice, un legno pregiato che conferisce agli interni un’atmosfera calda e accogliente. Il larice, noto per la sua resistenza e bellezza, è utilizzato non solo come materiale strutturale ma anche come elemento estetico che contribuisce a definire l’atmosfera di ogni stanza. Il rivestimento in legno è un altro segno distintivo di un design che ha saputo unire praticità e bellezza in modo sobrio e raffinato. Il camino in mattoni, posizionato in testata rispetto alla pianta dell’abitazione, svolge una funzione non solo pratica ma anche simbolica. Esso rappresenta il cuore domestico della casa, diventando il punto di riferimento centrale per la zona giorno. La sua posizione sotto la doppia falda del tetto inclinato crea un forte contrasto visivo e un effetto di movimento, sottolineando ulteriormente l’essenzialità e la domesticità dell’ambiente. Il Tetto: Un Elemento Iconico Il tetto delle Casette Castellarin è un altro elemento che contribuisce alla forte identità visiva del progetto. Le due falde inclinate, che si intersecano sopra la zona giorno, sono un chiaro rimando alla tradizione architettonica delle case di campagna, ma rivisitato in chiave moderna. L’inclinazione del tetto non è solo una scelta estetica, ma anche funzionale, poiché permette un’ottima ventilazione e protezione contro le intemperie. Il contrasto tra la struttura in cemento armato e le linee morbide del tetto in legno crea una tensione visiva che rende l’edificio interessante da ogni angolazione. Un Progetto in Sintonia con la Natura Le Casette Castellarin sono un perfetto esempio di come l’architettura moderna possa dialogare armoniosamente con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali come il cemento armato, il legno e il mattone si integra con il paesaggio di Lignano Pineta, un’area di grande valore naturale e paesaggistico. L’edificio non si impone prepotentemente, ma si fonde con la vegetazione circostante, rispettando e valorizzando il contesto in cui è inserito. Queste case, pensate per rispondere a esigenze abitative semplici ma raffinate, sono un simbolo di come l’architettura possa essere funzionale e al contempo esteticamente appagante. La loro eleganza discreta, unita alla scelta di materiali resistenti e naturali, ha reso le Casette Castellarin un esempio significativo della modernità architettonica italiana, che ancora oggi continua a ispirare nuovi progetti e a rappresentare un punto di riferimento per il design contemporaneo. Le Casette Castellarin non sono solo due edifici residenziali, ma un esempio di come l’architettura possa rispondere alle esigenze di funzionalità e bellezza senza compromessi. La progettazione delle casette è un’ode alla semplicità, alla purezza delle forme e all’uso sapiente dei materiali, che hanno saputo resistere al passare del tempo mantenendo intatto il loro fascino originario. Questo progetto rimane uno dei punti di riferimento per chiunque voglia esplorare l’evoluzione dell’architettura moderna in Italia, unendo innovazione e tradizione in un equilibrio perfetto. 4o mini Precedente Successiva











