
Modernità e citazione vernacolare nella Lignano del dopoguerra
Tra tradizione e modernismo: un ibrido architettonico unico
Villa Brustio è una delle residenze più emblematiche del primo periodo di sperimentazione linguistica di Marcello D’Olivo a Lignano Pineta. Progettata tra il 1955 e il 1958, rappresenta un interessante punto di intersezione tra moderno e vernacolare, tra razionalismo e linguaggi simbolici, anticipando temi che verranno poi sviluppati da altri protagonisti dell’architettura lignanese, come Aldo Bernardis.
L’edificio si colloca in un’area residenziale di pregio, lungo il Raggio delle Capelonghe, inserito nella celebre maglia spiraliforme tracciata da D’Olivo nel piano urbanistico del 1953. La villa, di piccole dimensioni, si distingue per la sua forma compatta e il forte impatto visivo dell’elemento di copertura, che evoca le forme tradizionali del casone lagunare.
Distribuzione e organizzazione dello spazio abitativo
La villa si articola su una pianta irregolare, organizzata attorno a un ampio soggiorno centrale dal quale si dipartono i volumi destinati ai servizi e alle camere da letto. Questa configurazione planimetrica esprime la volontà di creare una zona giorno ampia, conviviale, cuore pulsante dell’abitazione, con spazi privati che si distribuiscono ai margini della composizione in modo fluido ma funzionale.
Le aperture sono misurate, con ampie vetrate nella zona giorno e fori più contenuti nei corpi secondari, a tutela della privacy. L'orientamento e la disposizione delle finestre rispettano il contesto naturale, garantendo luminosità senza compromettere l’intimità degli ambienti interni.
Materiali, finiture e copertura: tra innovazione e memoria
L’intero edificio è intonacato e tinteggiato di bianco, soluzione cromatica che rafforza l’idea di leggerezza e purezza volumetrica. Ma è la copertura l’elemento realmente distintivo dell’opera.
Sopra il tetto in coppi, si erge un voluminoso elemento in paglia e canne palustri, reminiscenza dichiarata del casone: l’antica abitazione dei pescatori della laguna friulana. Questo elemento, che potrebbe apparire come una semplice citazione decorativa, si carica invece di valori simbolici, identitari e paesaggistici. La forma curva e organica del volume in paglia contrasta volutamente con il rigore geometrico dell’impianto moderno della villa, creando un’ibridazione stilistica inaspettata e coraggiosa.
Tra linguaggio regionale e sperimentazione modernista
Nel progetto del Casone Kechler (1954), D’Olivo aveva già proposto una copertura in paglia come elemento di innovazione linguistica, collocandola però all’interno di un contesto fortemente modernista. In Villa Brustio, invece, la citazione del vernacolare si fa più esplicita, quasi nostalgica: è una rievocazione figurativa e non solo funzionale.
Questa operazione prefigura, in un certo senso, una svolta che sarà poi esplorata negli anni successivi da Aldo Bernardis, noto per il suo approccio eclettico e per l’uso personale di elementi formali desunti dal passato. Villa Brustio, in questo senso, può essere considerata un episodio anticipatore di un regionalismo colto, che fonde storia, memoria e contemporaneità.
Stato attuale e modifiche
Nel corso degli anni la villa ha subito alcune modifiche, in parte dettate dalla necessità di adattare gli spazi a nuovi usi abitativi, in parte legate alla manutenzione degli elementi naturali del tetto. Nonostante ciò, la struttura originaria è riconoscibile, e la copertura – anche se in parte ricostruita – continua a rappresentare un elemento chiave nella lettura architettonica del manufatto.
Un’architettura che racconta un’identità
Villa Brustio è un esempio raro e prezioso di architettura residenziale che, pur nella sua scala contenuta, riesce a integrare forma, cultura e paesaggio in un’unica visione coerente. Il gesto di recuperare la simbologia del casone e reimpiegarla come elemento strutturale e formale, si rivela oggi come un atto progettuale sofisticato e profondo.
L’architettura di Lignano Pineta, di cui questa villa è parte fondante, non è solo modernismo funzionale, ma un sistema di riferimenti culturali, sperimentazioni materiche e citazioni paesaggistiche. Villa Brustio lo dimostra con semplicità e forza, come un manifesto silenzioso di appartenenza al luogo e alla sua storia.