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RISULTATI DI RICERCA

ESPLORA I PATRIMONI ARCHITETTONICI DI LIGNANO

Benvenuto nella sezione dei risultati di ricerca. Qui potrai trovare i contenuti che rispondono ai tuoi criteri di ricerca: articoli, video, mappe e schede dettagliate sulle ville e sull'architettura del Novecento a Lignano. Utilizza i le parole chiave per affinare ulteriormente la tua ricerca e scoprire il ricco patrimonio culturale della cittadina friulana.

121 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Un Libro...un Caffè - 8^ Edizione: Aldo Bernardis | Ville di Lignano

    15 settembre 2024 Un Libro...un Caffè - 8^ Edizione: Aldo Bernardis Lungomare Riccardo Riva, 1, 33054 Lignano Sabbiadoro, Lignano Sabbiadoro UD, Italia Torna l'appuntamento settimanale culturale della domenica mattina "Un libro...un caffè", una serie di incontri con degli scrittori che presentano il proprio libro. Indietro Scopri di più... L'architetto udinese Giulio Avon parla del suo libro "Aldo Bernardis. Architetture a Lignano". L'indagine mette in rilievo come il noto architetto Aldo Bernardis sia l'artefice di molti luoghi simbolo di Lignano: lo Yachting Club, l'Azienda di Soggiorno, la Terrazza a Mare, il Kursaal, l'albergo President e la Marina Uno sono scenografie potenti e rappresentative. Queste architetture sono ormai talmente familiari per i frequentatori più affezionati di Lignano, che costituiscono parte integrante del paesaggio vacanziero. Info: info@rivieraresorthotel.it Tel. 0431 1938211 Organizzato da: Comune di Lignano Sabbiadoro Viale Europa, 26 Tel: +39 0431 409111 e Riviera Resort Kursaal www.riviersaresorthotel.it Precedente Successiva

  • Excelsior Residence | Ville di Lignano

    Excelsior Residence Luciano Gemin, Luciano Zambon 1963 – 1966 Raggio di Venere, 4, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Torre elegante e aperta verso il mare, con una pianta studiata per garantire vista alla spiaggia e un raffinato gioco di luci e volumi. Indietro Eleganza funzionale e apertura al paesaggio marino Costruita tra il 1963 e il 1966 su progetto degli architetti Gemin e Zambon , la Excelsior Residence rappresenta una delle opere più raffinate e tecnicamente evolute della stagione architettonica di Lignano Pineta. Si tratta di una torre residenziale progettata con l’obiettivo chiaro di massimizzare il rapporto visivo e spaziale con il mare , pur mantenendo un’impronta discreta nel paesaggio naturale della pineta. L’edificio nasce da una sfida progettuale ben precisa: consentire a tutti gli appartamenti una vista sulla spiaggia . Per riuscirci, gli architetti adottano una pianta fortemente articolata e orientata , che si apre a ventaglio verso il fronte marino e arretra sul lato della laguna, dove vengono concentrati gli spazi di servizio. Questa soluzione permette di massimizzare l’esposizione e l’illuminazione naturale , dando vita a un’architettura insieme funzionale e scenografica. Una pianta aperta e intelligente Il cuore dell’intervento risiede nella distribuzione planimetrica: a differenza di molte torri coeve che presentano impianti centrali e simmetrici, la Excelsior Residence rompe la rigidità tipologica grazie a un disegno che privilegia l’ apertura visiva e il dialogo con il paesaggio. La facciata rivolta verso il mare si sviluppa con ampie terrazze e aperture regolari, creando un effetto di continuità tra spazio interno e ambiente esterno . Ogni appartamento gode così di affacci privilegiati , una scelta che trasforma la permanenza stagionale in un’esperienza immersiva nella natura costiera. Sul lato opposto, rivolto verso la laguna, il prospetto è più chiuso, definito da piccole aperture regolari che ospitano locali di servizio, scale e zone tecniche. Questa asimmetria compositiva si traduce in un effetto chiaroscurale molto sofisticato , in cui la massa edilizia viene visivamente “stemperata”, articolandosi in una sequenza ritmica di pieni e vuoti. Materiali, colori e scelte compositive: tra modernismo e sensibilità artistica Uno degli elementi più distintivi della Excelsior Residence è la cura estrema per le finiture . L’ originale colorazione in bianco ottico fu una scelta coraggiosa e volutamente in contrasto con il verde intenso della pineta e con le cromie più sobrie delle altre torri di Lignano. Questo colore brillante e luminoso faceva letteralmente emergere la torre dal paesaggio , rendendola visibile da lontano e conferendole un’aura di eleganza severa e modernissima. Questa attenzione cromatica, così come la raffinatezza della distribuzione spaziale, tradisce l’influenza culturale di Carlo Scarpa , con cui Gemin aveva collaborato a lungo . Il gusto per il dettaglio, l’uso sapiente della luce naturale e la volontà di creare un’architettura non solo funzionale ma anche “narrativa” rendono la Excelsior una costruzione che trascende il suo ruolo abitativo per farsi gesto poetico nel paesaggio . La torre nel paesaggio: presenza e leggerezza Pur essendo un edificio a sviluppo verticale, la Excelsior non appare mai ingombrante. Questo grazie alla frammentazione volumetrica della facciata e alla sottile modulazione degli aggetti e delle ombre , che ne riducono visivamente l’impatto. Le terrazze sporgenti non solo aumentano lo spazio abitabile ma scandiscono i piani con un ritmo leggero , che spezza la compattezza del volume e restituisce un senso di movimento fluido . Il volume della torre si distingue anche per una verticalità addolcita : se le linee principali seguono un impianto ortogonale, le variazioni nella profondità e nelle ombreggiature conferiscono una lettura plastica e dinamica. In questo modo, l’edificio assume una doppia natura : da vicino appare come un organismo complesso, articolato e aperto; da lontano, si staglia come un monolite bianco, netto ma non aggressivo. Un’eredità importante: il secondo intervento sul lotto L’intervento sul lotto non si conclude con la costruzione della torre. Negli anni Settanta, Gemin realizza insieme a Isidoro Martin un secondo progetto , questa volta costituito da un complesso di nove case a schiera che si affacciano su via Giardini. Anche in questo caso si nota la stessa attenzione per il rapporto con il verde, la modulazione dei volumi e la cura per i dettagli materici e cromatici. Questo secondo intervento conferma la capacità del progettista di adattarsi a scale diverse , mantenendo però coerenza formale e linguistica. L’intero lotto diventa così un piccolo laboratorio di architettura residenziale moderna , in cui si sperimenta un nuovo modo di abitare la costa: più intimo, più consapevole, più integrato nel paesaggio. Un'architettura che guarda avanti La Excelsior Residence non è soltanto un elegante esempio di torre residenziale degli anni Sessanta. È una dichiarazione di metodo , un esempio virtuoso di come si possa costruire in un contesto fragile come quello litoraneo senza imporsi, ma al contrario cercando un dialogo sottile e rispettoso. Con il suo disegno planimetrico aperto, l’attenzione per il paesaggio, l’uso poetico della luce e l’equilibrio compositivo, la Excelsior rimane oggi un modello di modernità consapevole , capace di ispirare anche le pratiche architettoniche contemporanee più attente alla sostenibilità e alla qualità del vivere. In un’epoca in cui la progettazione urbana è sempre più chiamata a confrontarsi con i limiti ambientali e sociali, opere come questa ci ricordano che la buona architettura è sempre anche un gesto di responsabilità : verso il luogo, verso chi lo abita, verso il futuro. Precedente Successiva

  • Eurotel | Ville di Lignano

    Eurotel Domenico Bortolotti 1968 – 1970 Calle Mendelssohn, 13, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Due corpi a "L" avvolgono un giardino con piscina. Chiusure cieche, rilievi verticali e spazi interni articolati rendono l’Eurotel un'icona moderna di villeggiatura. Indietro Architettura moderna tra pineta e comfort vacanziero Realizzato tra il 1968 e il 1970 a Lignano Riviera , l’ Eurotel rappresenta un esempio significativo di come l’architettura turistica del secondo dopoguerra abbia saputo conciliare funzionalità alberghiera e qualità architettonica , interpretando in chiave moderna il concetto di villeggiatura mediterranea. Il complesso, firmato da progettisti attenti al contesto e all’uso, è situato in calle Mendelssohn 13 , all’interno di una pineta costiera, in un lotto che all’epoca faceva parte di un’area ancora in pieno sviluppo. Un impianto ad "L": spazio interno e orientamento L’Eurotel si compone di due volumi edilizi a forma di L , orientati rispettivamente a sud e a ponente. Questa disposizione planimetrica, oltre a garantire un’ottima esposizione solare , crea uno spazio interno protetto e raccolto che ospita un giardino privato con piscina . Il cuore del complesso è quindi rappresentato non dal costruito, ma dal vuoto centrale , un vero e proprio hortus conclusus moderno , pensato per offrire agli ospiti uno spazio intimo e tranquillo, in continuità con il verde circostante della pineta. Accesso centrale e organizzazione degli spazi L’ ingresso principale è collocato in posizione baricentrica , esattamente nel punto d’incontro dei due corpi edilizi. Questa scelta non solo è razionale dal punto di vista distributivo, ma restituisce anche una chiara gerarchia agli spazi: dal pubblico (la strada e i parcheggi esterni) al privato (l’atrio, le camere, il giardino) . Proprio l’ atrio interno colpisce per la sua articolazione spaziale: non si presenta come un semplice spazio di passaggio, ma come un ambiente ricercato, con lievi dislivelli e gradini curvilinei che lo rendono fluido e accogliente. Si percepisce un’intenzione progettuale che mira a qualificare ogni ambiente , anche quelli di servizio, con attenzione al dettaglio. Quinte cieche e giochi chiaroscurali Le testate dei due blocchi edilizi sono chiuse da quinte murarie cieche , caratterizzate da un rilievo verticale a righe , che crea un gioco di luci e ombre molto suggestivo, specie nelle ore del tramonto. Questi elementi, apparentemente semplici, svolgono una duplice funzione: decorativa e climatica . Proteggono dal sole diretto e dai venti, contribuendo alla regolazione termica dell’edificio, e allo stesso tempo conferiscono un carattere distintivo alla composizione architettonica. Il trattamento plastico di queste superfici denota un gusto per il dettaglio scultoreo che si rifà a certe sperimentazioni del modernismo europeo degli anni Sessanta, pur rimanendo sobrio ed equilibrato. Dialogo con la natura Uno degli aspetti più interessanti dell’Eurotel è il suo rapporto con l’ambiente naturale circostante . In un’epoca in cui la crescita edilizia rischiava spesso di compromettere i paesaggi costieri, questo progetto mostra invece una volontà di integrazione . Il complesso non sovrasta il contesto, ma si dispone orizzontalmente, con altezze contenute , lasciando spazio alla vegetazione e valorizzando l’esperienza del soggiorno all’aperto. Il giardino centrale con piscina, oltre alla funzione estetica e ricreativa, rappresenta anche una continuità visiva con la pineta , che filtra la luce e regala ombra e frescura agli ambienti interni. Un moderno concetto di ospitalità Nel complesso, l’Eurotel rappresenta un modello di ospitalità moderna : razionale nella distribuzione, elegante nei dettagli, sensibile al clima e al paesaggio. La combinazione tra comfort funzionale e raffinatezza architettonica è evidente sia negli spazi comuni , come l’atrio e il giardino, che nelle facciate disegnate con ritmo e misura. Questo approccio alla progettazione alberghiera è emblematico del clima culturale italiano alla fine degli anni Sessanta, quando la qualità architettonica era ancora un elemento centrale nella definizione del paesaggio turistico . Una gemma discreta tra gli alberghi del litorale Lontano dalle esuberanze formali o dai giganti dell’industria alberghiera contemporanea, l’Eurotel resta una gemma discreta , capace di esprimere l’equilibrio tra architettura e vacanza. Con la sua composizione misurata , i materiali scelti con attenzione e un’ idea chiara di spazio e luce , questo edificio non è solo un luogo dove soggiornare, ma un esempio di come anche un albergo possa essere un’opera d’architettura pensata con intelligenza e sensibilità . Oggi, in un’epoca che riscopre il valore della sostenibilità e del rapporto tra costruito e natura, l’Eurotel si conferma attuale e prezioso : un piccolo capolavoro nel verde della Riviera. Precedente Successiva

  • Studio Avon Mostre e Musei 1980-2020 | Ville di Lignano

    Studio Avon Mostre e Musei 1980-2020 2025 William Cortes Casarrubios Gaspari Editore Il volume ripercorre quarant’anni di attività dello Studio Avon Architetti Associati, protagonista nella storia degli allestimenti museali ed espositivi del Friuli Venezia Giulia. Indietro Scopri di più... Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 di William Cortes Casarrubios Gaspari Editore, 2025 – ISBN 9791256550470 Il volume ripercorre quarant’anni di attività dello Studio Avon Architetti Associati , protagonista nella storia degli allestimenti museali ed espositivi del Friuli Venezia Giulia. Attraverso un’ampia selezione di progetti, Mostre e Musei 1980–2020 racconta come lo studio udinese abbia saputo interpretare l’evoluzione del linguaggio dell’allestimento, in un dialogo continuo tra spazio, opera e pubblico. Tra gli interventi documentati figurano le grandi esposizioni degli anni Ottanta e Novanta a Udine e a Villa Manin di Passariano , i musei di Cividale del Friuli e di Artegna , fino alle più recenti rassegne milanesi dedicate allo scultore Carlo Ramous . Un percorso che restituisce la capacità dello Studio Avon di coniugare rigore progettuale, sensibilità artistica e attenzione alla fruizione contemporanea. L’autore, William Cortes Casarrubios , dottore di ricerca presso l’Università di Udine e assegnista alla Scuola Normale Superiore di Pisa (2024–2025), indaga nel volume le trasformazioni culturali che hanno accompagnato quarant’anni di allestimenti, interpretandoli come specchio dell’evoluzione museografica e architettonica italiana. Lo Studio Avon Architetti Associati , fondato nel 1947 da Gianni Avon (1922–1986) e successivamente guidato dagli architetti Elena Avon (1952) e Giulio Avon (1956) , continua ancora oggi l’attività di progettazione tra nuove edificazioni, restauri e valorizzazioni di architetture esistenti. Elena e Giulio Avon sono anche particolarmente dediti alle attività della nostra Associazione “Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano”, e riconosciamo con gratitudine il loro impegno costante nel sostenere le iniziative per la tutela del patrimonio architettonico lignanese. Tra le pubblicazioni dedicate all’opera dello studio ricordiamo: Gianni Avon: Architetture e progetti, 1947–1997 (Marsilio, 2000) Studio Avon: Architetture, 1990–2010 (Marsilio, 2010) Precedente Successiva

  • Dentro Lignano | Inside Lignano | Ville di Lignano

    Dentro Lignano | Inside Lignano 2019 Giulio Avon e Ferruccio Luppi Gaspari Editore L’evoluzione dell'architettura evidenziando il ruolo della città come laboratorio di sperimentazione del "miracolo italiano". Documenta opere di architetti di spicco, testimoniando l'influenza di riferimenti internazionali e il valore compositivo di numerose realizzazioni. Indietro Scopri di più... Un viaggio tra le architetture della città balneare Lignano Sabbiadoro, località turistica della riviera adriatica, non è solo una meta di villeggiatura estiva, ma anche un importante laboratorio architettonico che ha visto nel secondo Novecento una fioritura di progetti innovativi e sperimentali. Questo aspetto, tuttavia, non è sempre stato al centro dell'attenzione, fino a quando due architetti, Giulio Avon e Ferruccio Luppi, hanno deciso di dedicare al tema un volume che indaga in profondità le trasformazioni della città. Il libro Dentro Lignano , edito da Gaspari, racconta la storia di questa evoluzione architettonica, risalendo soprattutto agli anni Cinquanta e Sessanta, periodi in cui Lignano si è affermata come un vero e proprio laboratorio per la sperimentazione architettonica nazionale. Il volume non solo documenta, ma celebra anche un periodo che ha visto la città come un microcosmo di "miracolo italiano", in cui la modernizzazione e l’urbanizzazione si sono fuse con l’innovazione estetica e funzionale. Lignano tra il "miracolo italiano" e la sperimentazione architettonica Il secondo dopoguerra in Italia è stato segnato da un fervore di cambiamenti, che ha coinvolto in modo particolare l’architettura. In un contesto segnato da una rapida crescita economica e sociale, Lignano è stata una delle località in cui il paesaggio urbano ha subito profonde trasformazioni, mantenendo però una forte impronta sperimentale. La città, meta prediletta per le vacanze estive, ha rappresentato per gli architetti un’occasione unica di progettare edifici che, pur rispondendo alle esigenze turistiche, si distinguevano per la qualità compositiva e l'uso innovativo dei materiali. Questo fenomeno non era isolato, ma rientrava in un movimento più ampio che ha caratterizzato l’Italia del boom economico. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati dunque cruciali per il rinnovamento del paesaggio architettonico italiano, e Lignano ha giocato un ruolo di primo piano in questa evoluzione. In particolare, la località ha visto l’avvento di soluzioni moderne che rispondevano sia ai cambiamenti sociali che alle esigenze di una clientela sempre più esigente. Gli edifici progettati durante questo periodo rispecchiano la volontà di innovare, cercando di conciliare la funzionalità con una nuova sensibilità estetica che risentiva degli influssi internazionali, dalle correnti europee al linguaggio modernista che spopolava negli Stati Uniti. La qualità compositiva e l’influenza internazionale Nel volume Dentro Lignano , il lettore può scoprire come la città sia stata teatro di numerose realizzazioni firmate da architetti di rilievo, che si sono espressi attraverso una produzione di alta qualità. Tra gli esempi più significativi ci sono gli interventi di architetti che, pur operando all’interno di un contesto nazionale, hanno saputo intrecciare riferimenti internazionali, creando opere che sono al contempo moderne e radicate nel contesto italiano. L’opera si caratterizza non solo per l'approfondimento storico-architettonico, ma anche per una raffinata selezione di apparati fotografici e grafici, che permettono di apprezzare appieno la bellezza e l’originalità delle realizzazioni. La documentazione visiva è un elemento fondamentale del libro, poiché consente di rendere tangibile l’evoluzione del linguaggio architettonico a Lignano, consentendo al lettore di rivivere le atmosfere di un’epoca straordinaria. I protagonisti dell'architettura a Lignano Tra gli architetti che hanno contribuito in modo determinante al panorama architettonico di Lignano, spiccano figure come Gianni Avon, Marcello D'Olivo e Piero Castellini Baldissera. Ognuno di questi professionisti ha portato un proprio stile, una propria visione dell’architettura, che ha saputo rispondere alle esigenze di una città in continua trasformazione. Le loro opere, sebbene rispondano a bisogni pratici come la costruzione di alberghi, residenze e strutture turistiche, mostrano una cura estetica e compositiva che è tutt'altro che casuale. A questo proposito, il libro Dentro Lignano non si limita a una mera descrizione delle opere architettoniche, ma offre anche una riflessione sul contesto storico e culturale che ha plasmato queste creazioni. Il volume si inserisce così in un quadro più ampio che riguarda l’evoluzione dell’architettura italiana nel secondo Novecento e le sue interconnessioni con il processo di crescita e modernizzazione del paese. Il contributo di Giulio Avon e Ferruccio Luppi Giulio Avon, architetto e curatore del volume, ha una lunga carriera fatta di progetti di restauro e di allestimenti espositivi, che testimoniano la sua sensibilità verso l’architettura e il patrimonio storico. La sua esperienza, unita alla collaborazione con Ferruccio Luppi, che ha dedicato parte della sua carriera alla ricerca storica e alla documentazione architettonica, rende questo libro una risorsa imprescindibile per chi desidera comprendere la storia di Lignano e del suo sviluppo architettonico. Entrambi i curatori sono stati protagonisti di importanti mostre e pubblicazioni che hanno affrontato il tema dell’architettura del Novecento, portando alla luce aspetti spesso poco conosciuti di un periodo storico ricco di trasformazioni. Dentro Lignano è quindi il frutto di una lunga ricerca, che ha permesso di ricostruire un tassello fondamentale della storia dell’architettura italiana, attraverso una visione inedita e approfondita. La testimonianza Dentro Lignano è molto più di un semplice volume di architettura. Esso è una testimonianza di un periodo straordinario nella storia dell'architettura e della società italiane, e offre una riflessione sulla città di Lignano, che, pur non essendo un grande centro urbano, ha saputo affermarsi come un laboratorio d’innovazione e sperimentazione. La qualità delle opere documentate, il valore delle architetture che caratterizzano la città e il contributo degli architetti che hanno lavorato a Lignano sono aspetti che rendono questo libro un contributo fondamentale per chiunque desideri comprendere l’evoluzione dell’architettura italiana del secondo Novecento. Precedente Successiva

  • Il Treno | Ville di Lignano

    Il Treno Marcello D'Olivo, Edoardo Belgrado, Adelsi Bulfoni 1952 – 1960 Raggio dell'Ostro, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Edificio a due piani con negozi e abitazioni lungo la spina dei servizi di Lignano Pineta, progettato da Marcello D'Olivo. Un'icona moderna tra architettura e paesaggio. Indietro L'Architettura lineare e paesaggio urbano nel cuore di Lignano Pineta Progettato dall’architetto Marcello D’Olivo tra il 1952 e il 1954, e realizzato in tre fasi successive (1954, 1957-58 e 1959-60), l’edificio in linea denominato comunemente “Il Treno” rappresenta uno dei primi e più significativi interventi architettonici realizzati all’interno del piano urbanistico spiraleiforme di Lignano Pineta , località balneare d’avanguardia del dopoguerra. Inserito lungo la “spina dorsale” dei servizi, l’edificio percorre per oltre 110 metri la sinusoide che collega il centro della spirale urbanistica al fronte mare, configurandosi come infrastruttura multifunzionale e simbolica. Una sintesi tra architettura e urbanistica Il progetto è esemplare per la sua capacità di fondere architettura, paesaggio e viabilità urbana. Non si tratta semplicemente di un edificio commerciale con residenze sovrastanti, ma di un’ architettura di connessione .“Il Treno” è parte integrante della promenade , che scorre tra i negozi e il pergolato verde sorretto da montanti curvi: un sistema continuo di spazio pubblico, ombra, movimento e sosta, che dialoga con l’architettura e con la vegetazione autoctona. Il riferimento diretto è all’idea di “paesaggio architettonico totale”, in cui strada, pergolato, portico e verde concorrono a costruire l’esperienza dello spazio urbano. La copertura a pagoda , visivamente leggera e ricurva, richiama l’organicismo internazionale, evocando un dialogo con le fronde dei pini marittimi, tipici della zona. Tipologia e tecniche costruttive: prefabbricazione sperimentale Dal punto di vista tipologico, “Il Treno” è un edificio in linea bifunzionale , con negozi al piano terra e appartamenti residenziali al primo piano . I sette corpi di fabbrica che lo compongono presentano una leggera curvatura planimetrica, in armonia con la sinuosità della strada. La struttura è realizzata con moduli prefabbricati , una scelta progettuale e costruttiva che riflette la necessità di tempi rapidi e costi contenuti. Il sistema costruttivo include: Piloni prefabbricati in cemento armato Muri faccia a vista con bugne quadrate Serramenti in metallo e solai prefabbricati Elementi decorativi in calcestruzzo Montanti e coperture curvilinee del pergolato Per accelerare i lavori fu impiegata una gru montata su binari , proveniente dalla Germania, capace di posizionare i diversi elementi prefabbricati lungo l’intero sviluppo dell’edificio. Si tratta di un uso del prefabbricato misto piuttosto raro nel panorama italiano dell’epoca, e testimonia la modernità tecnica e progettuale del cantiere D’Olivo. Architettura organica e visione urbanistica L’edificio assume un valore strategico nella visione sistemica di Marcello D’Olivo per Lignano Pineta. La scelta di integrarlo nella “spina dei servizi” rende evidente la volontà di costruire un tessuto urbano attivo , dove le funzioni residenziali e commerciali convivano in modo fluido. Lo stile adottato oscilla tra il razionalismo mediterraneo e suggestioni neoespressioniste , dove le forme si adattano al contesto naturale. La pagoda non è un vezzo formale, ma un gesto architettonico dialogico , che rompe la monotonia del parallelepipedo funzionale e introduce un’armonia “morbida” tra artificiale e paesaggio. La mancata estensione e la versione incompiuta Inizialmente, il progetto prevedeva una conclusione scenografica: un edificio a sei piani che avrebbe chiuso simbolicamente il Treno verso il mare. Tuttavia, questa parte non venne mai realizzata, lasciando al “Treno” l’aspetto di struttura dinamica ma aperta , in coerenza con il movimento della spirale urbana. Oggi l’edificio conserva la sua funzione originaria, con negozi e residenze, mantenendo buone condizioni di conservazione in tutte le sue componenti strutturali e materiche. Un edificio-manifesto Il Treno non è solo una costruzione funzionale, ma un manufatto identitario , un’icona della visione urbanistica e architettonica di D’Olivo. È un raro esempio di architettura totale , in cui spazio pubblico, tipologia abitativa, commercio e paesaggio si fondono in un organismo coerente, riconoscibile e ancora attuale. Con il suo carattere lineare, l’uso innovativo del prefabbricato, e il legame formale con il contesto naturale, questo edificio si impone come uno dei capolavori della modernità diffusa che caratterizza Lignano Pineta. Precedente Successiva

  • Villa Borgnolo | Ville di Lignano

    Villa Borgnolo Aldo Bernardis 1955 – 1956 modificata (portico chiuso e convertito in spazio abitativo) Arco del Grecale, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Villa a due piani pensata per seguire l’andamento naturale del terreno. Un tetto a sbalzo e dettagli raffinati la integrano nel verde. Indietro Architettura organica e controllo del paesaggio Una casa che cresce con la terra: l'adattamento come principio progettuale Villa Borgnolo è un esempio raffinato di architettura organica domestica , pensata per integrarsi con l’ambiente e il paesaggio pinetato di Lignano. Progettata tra il 1955 e il 1956, la villa adotta una struttura a due livelli sfalsati per seguire il naturale declivio del terreno , offrendo così una soluzione funzionale e paesaggistica coerente con la morfologia locale. La costruzione rappresenta la sintesi tra razionalità costruttiva e rispetto del contesto , ponendosi come una delle architetture più espressive dell’epoca, ancora riconoscibile nonostante gli interventi successivi. Due livelli per funzioni distinte L’organizzazione della villa riflette una logica distributiva moderna e precisa : Al livello inferiore , in parte interrato, trovano posto i servizi generali , il garage , l’ alloggio del personale e un ampio porticato , pensato come spazio filtro tra interno ed esterno. Il piano superiore , più aperto e luminoso, ospita l’ appartamento padronale , affacciato verso il giardino e la pineta. Questa distinzione consente non solo una separazione netta tra zone pubbliche e private , ma anche un’ottimizzazione dell’orientamento solare e della ventilazione naturale. Tetto a sbalzo: dialogo tra funzione e linguaggio Uno degli elementi più affascinanti della villa è il suo tetto a due falde , che si proietta oltre la linea delle murature con cornicioni a sbalzo , offrendo ombreggiatura naturale e protezione dagli agenti atmosferici . Questa copertura, realizzata con una straordinaria cura costruttiva, integra anche fori passanti posizionati con precisione , pensati per interagire con la vegetazione sovrastante : un dettaglio tecnico ma anche simbolico, che ricorda il principio di trasparenza e permeabilità tra architettura e natura . Il tetto non è un semplice elemento funzionale: è parte del paesaggio e si relaziona con esso in modo poetico e tecnico insieme. Il portico: filtro spaziale tra dentro e fuori Il portico originario , aperto e generosamente dimensionato, rappresentava un punto di contatto tra la casa e il giardino, configurandosi come ambiente di transizione , luogo di ombra, conversazione e contemplazione. Purtroppo, una modifica recente ha comportato la chiusura del portico e la sua trasformazione in spazio abitativo . Sebbene questa alterazione abbia compromesso parte dell’idea progettuale originaria, la struttura della villa rimane leggibile , e il valore dell’impianto architettonico è ancora evidente. Materiali e colori: la sobrietà come valore La villa adotta materiali semplici e coerenti con il contesto: Murature portanti intonacate e tinteggiate in bianco Copertura in coppi tradizionali , ma con disegno moderno Parti metalliche e serramenti in tinta scura , per minimizzare l’impatto visivo Forature del tetto come elemento distintivo, raro e tecnicamente impegnativo L’insieme restituisce un linguaggio discreto ma autorevole , che si integra perfettamente nel tessuto edilizio di Lignano Pineta e ne rappresenta una delle espressioni più eleganti. Un linguaggio architettonico consapevole Villa Borgnolo si inserisce in una stagione architettonica straordinaria per Lignano, dove la progettazione delle singole case è pensata in funzione del piano urbanistico a spirale voluto da Marcello D’Olivo. Sebbene l'autore del progetto non sia esplicitamente indicato nei documenti oggi noti, l’intervento riprende temi cari all’architettura organica e mediterranea : integrazione con il suolo , volumi bassi , coperture che dialogano con la vegetazione , spazi ibridi tra interno ed esterno. Un esempio da rileggere e valorizzare Villa Borgnolo è un’architettura che racconta molto del modo in cui, negli anni Cinquanta, a Lignano si pensava l’abitare vacanziero: sobrio, immerso nel verde, costruito con intelligenza e misura .Oggi, anche se modificata, rimane una testimonianza importante di quella stagione progettuale e del modo in cui l’architettura può farsi paesaggio senza dominarlo . Rivalutarne il progetto significa anche riconoscere il valore del dettaglio, della distribuzione funzionale, e di quella sensibilità costruttiva che ancora oggi può ispirare nuove generazioni di progettisti. Precedente Successiva

  • CITRAC Viaggio Studio Ville Storiche di Lignano | Ville di Lignano

    23 settembre 2023 CITRAC Viaggio Studio Ville Storiche di Lignano Lignano riviera apartments, Calle Fidia, 33054 Lignano Riviera, UD, Italia CITRAC CIrcolo TRentino per l'Architettura Contemporanea in visita come Viaggio Studio Verso Est. Progetti innovativi per l'architettura di vacanza tra anni 50' e 70'. Indietro Scopri di più... Viaggio Studio Verso Est 22,23,24 settembre 2023 In Friuli “I grandi interventi quantitativamente e qualitativamente nuovi e rilevanti nel territorio sono due: il primo, Lignano Sabbiadoro, connesso al turismo balneare; il secondo, Torviscosa, all'unico grande intervento produttivo che sia mai stato operato nella provincia fino allora.” scriveva Francesco Tentori. Anche per questo motivo sembra interessante mettere vicino due episodi della storia dell'urbanistica e dell'architettura per una visita guidata a Lignano e a Torviscosa ed aggiungere la dimensione di Udine come perno Culturale e di Spilimbergo per la Storia e la gastronomia. CITRAC CIrcolo TRentino per l'Architettura Contemporanea in visita come Viaggio Studio Verso Est nella Seconda Giornata di Progetti innovativi per l'architettura di vacanza tra anni 50' e 70' Programma: Sabbiadoro: Stabilimenti balneari . arch. G. Avon 1955-56 Villa Andre-a Bertelli arch. M. D’Olivo 1953-54 Torre Zanier arch. A. Bernardis 1958-60 Pineta: Villa Mainardis. arch. M. D’Olivo Villa Spezzotti arch. D’Olivo Villa Sordi arch. Bernardis 1958-59 Casa Albergo 1957-1958 arch. G. Avon Casa Veronese arch. Mauro Ravegnani 1955 Il “Treno” arch. M. D’Olivo Ex hotel Pineta Palace arch. G. Avon Villa Rinaldi arch. GEZA 2012 Casa Christoff arch. G. Avon 1956-57 Villa Zoppola arch. G. Avon 1954-55 Villa Paiani arch. P. Pascolo 1956-57 Villa Schreurs arch. G. Avon 1960-61 Casa Iazza arch. M. D’Olivo 1954-55 *arco del libeccio 2 10 Riviera: Ex albergo Eurotel 1968-1970 arch. D. Bortolotti Casa Mainardis 1970-1971 arch. I. Cappai, P. Mainardis Precedente Successiva

  • Presentazione: Studio Avon. Mostre e Musei 1980-2020 | Ville di Lignano

    4 marzo 2026 Presentazione: Studio Avon. Mostre e Musei 1980-2020 P.za Compasso d'Oro, 1, 20154 Milano MI, Italia Ci sono progetti che non si esauriscono nello spazio di una mostra, ma generano visioni, consapevolezze, nuove responsabilità. Indietro Scopri di più... Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 Presentazione del volume (Gaspari, 2025) ADI Design Museum Piazza Compasso d’Oro 1, Milano Mercoledì 4 marzo 2026, ore 18.00 Interverranno: Paola Garbuglio, Matteo Iannello, Walter Patscheider, Giulio Avon In dialogo con l’autore William Cortes Casarrubios Ci sono progetti che non si esauriscono nello spazio di una mostra, ma generano visioni, consapevolezze, nuove responsabilità. Quando lo Studio associato Architetti Avon curò, su incarico del Comune di Lignano Sabbiadoro e con il supporto della Biblioteca comunale, gli allestimenti dedicati alle Architetture di Lignano del Novecento, probabilmente non immaginava che quelle esposizioni avrebbero contribuito – negli anni successivi – alla nascita dell’Associazione “Raggi e ArchiTetture – Ville di Lignano”. Quelle mostre, oggi documentate nel volume Studio Avon. Mostre e Musei 1980–2020 a cura di William Cortes Casarrubios, hanno rappresentato un momento fondamentale: non solo un’occasione espositiva, ma un passaggio culturale. Attraverso fotografie, allestimenti e narrazioni, hanno restituito dignità e centralità a un patrimonio spesso silenzioso ma straordinariamente significativo. È proprio in quel contesto che alcuni proprietari delle ville di Lignano – a Sabbiadoro, Pineta e Riviera – hanno maturato la consapevolezza della necessità di costituire un’associazione dedicata alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio. Da quella spinta nasce la nostra realtà. I fondatori si sono sentiti – e si sentono tuttora – custodi di una parte di un patrimonio storico, culturale e architettonico che deve essere prima di tutto rispettato e poi condiviso. Lignano è un vero e proprio museo a cielo aperto: testimonianza di un periodo di grande fervore creativo e di una visione urbanistica innovativa che ha saputo coniugare natura, sperimentazione e qualità progettuale. La presentazione del volume allo ADI Design Museum rappresenta quindi non solo un momento editoriale, ma anche un’occasione per ripercorrere le radici culturali di un percorso che continua ancora oggi. Un invito a guardare l’architettura non come semplice costruzione, ma come memoria viva e responsabilità collettiva. Precedente Successiva

  • Casa Cavazzini - Gino Valle | Ville di Lignano

    23 febbraio 2024 Casa Cavazzini - Gino Valle Via Cavour, 14, 33100 Udine, UD, Italia Mostra Gino Valle e Collezione Friam Indietro Scopri di più... Visita Dedicata all'Architettura e all'Arte di Lignano Un Viaggio tra Passione e Sperimentazione Siamo entusiasti di invitarti a un'iniziativa speciale dedicata all'architettura, all'arte e alla sperimentazione continua che ha caratterizzato il paesaggio architettonico di Lignano. Questo evento esclusivo, pensato per appassionati, conoscitori e curiosi, offrirà un'opportunità unica di esplorare la ricca storia e le opere che hanno definito l'evoluzione dell'architettura nella nostra regione. Con il piacere di essere accompagnati dall' Architetto Gino Valle , che da sempre considera la professione come una continua sperimentazione, e dall' Architetto Giulio Avon , noto esperto di architettura e città di Lignano, i partecipanti avranno l'occasione di approfondire i legami tra l'arte contemporanea e la progettazione architettonica. La guida sarà curata anche dalla Prof.ssa Diana Barillari , storica dell'architettura, che ci guiderà attraverso un racconto affascinante delle Ville storiche di Lignano. Durante la visita, i partecipanti potranno esplorare le ville storiche di Lignano e immergersi nei progetti innovativi degli anni '50 e '60, un periodo in cui l'architettura di vacanza ha vissuto una grande stagione di sperimentazione. L'iniziativa è estesa a tutti gli appassionati e curiosi dell'architettura e dell'arte, offrendo uno spunto di riflessione e approfondimento su temi di grande attualità. Al termine della visita, è previsto un momento conviviale riservato ai partecipanti con un apericena presso Il Bacaro Foresto , in Piazza XX Settembre 4/A, Udine. Un'occasione perfetta per socializzare, scambiare opinioni e concludere la giornata in un'atmosfera informale ma affascinante. Dettagli dell'Evento : Costo : €30,00 a persona (include ingresso a Casa Cavazzini, guida dei Civici Musei e apericena) Prenotazioni : Posti limitati! Per riservare il tuo posto, invia una mail a raggiearchitetture@villedilignano.it Non perdere questa opportunità di vivere un'esperienza unica alla scoperta dell'architettura e dell'arte di Lignano! Precedente Successiva

  • Convegno "Transizioni-Transitions" | Ville di Lignano

    14 settembre 2023 Convegno "Transizioni-Transitions" Piazza Marina, 61, 90133 Palermo, PA, Italia Geometrie e paesaggio nell'abitare a Lignano: Veronica Riavis (UniUd) al 44° Convegno UID 2023, Università di Palermo. Indietro Scopri di più... CONVEGNO "TRANSIZIONI-TRANSITIONS" Attraversare Modulare Procedere Veronica Riavis, membro del nostro Comitato Scientifico, ha rappresentato gli attuali e futuri sviluppi della nostra Associazione "Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano" al Convegno tenutosi presso l'Università degli studi di Palermo. Lignano laboratorio di architettura Associazione Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano Nell'anno in cui si celebrano i 120 anni dalla nascita del primo stabilimento balneare, dieci proprietari di ville storiche - realizzate dagli architetti Marcello D'Olivo, Gianni Avon, Aldo Bernardis, Paolo Pascolo, Claudio Nardi, Iginio Cappai e Pietro Mainardis - hanno deciso di fondare un'associazione per contribuire e rendere riconoscibile questo importante patrimonio. È stata avviata una collaborazione con l'Università degli Studi di Udine per la catalogazione e la digitalizzazione delle architetture del Novecento nel Comune di Lignano Sabbiadoro. Sono previsti sopralluoghi e laboratori didattici per l'approfondimento e la divulgazione all'interno della Scuola di Architettura. 44° CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI DOCENTI DELLE DISCIPLINE DELLA RAPPRESENTAZIONE CONGRESSO DELLA UNIONE ITALIANA PER IL DISEGNO ATTI 2023 Veronica Riavis - Università degli Studi di Udine Geometrie e transizioni dal paesaggio all’architettura: l’abitare a Lignano per Marcello D’Olivo Abstract: Marcello D’Olivo, Lignano Pineta, analisi geometrica, booleane architettoniche, rappresentazione avanzata La transizione, intesa come interpretazione dalla scala territoriale a quella architettonica attraverso l’impiego di geometrie matematiche desumibili dalla natura, è un tema che ha accompagnato Mar- cello D’Olivo (1921-1991) nella progettazione di piani urbani e architettonici. La ricerca ha voluto approfondire la dimensione abitativa sperimentata dall’architetto udinese analizzando alcune sue opere significative concepite per il piano di lottizzazione di Lignano Pineta: le vicine ville Mainardis (1954-1955) e Spezzotti (1955-1957), e le mai realizzate ville tipo e Ellero (1955). In queste architet- ture coeve si riscontra la ricerca da parte del progettista di integrare le ville con il contesto paesaggi- stico circostante e il distintivo ricorso alla figura del cerchio, impiegato secondo diverse modulazioni per comporre sia gli spazi interni che esterni degli edifici. L’analisi è stata affrontata traducendo il materiale documentale conservato presso l’Archivio D’Olivo dei Civici Musei di Udine e l’Archivio del Comune di Lignano Sabbiadoro, da un lato sfruttando gli strumenti di rappresentazione assistita al computer nell’ambito della documentazione digitale al fine di far emergere gli esiti geometrico-fi- gurativi, dall’altro per superare i limiti di fruizione imposti dallo schermo mediante l’esplorazione virtuale e la prototipazione fisica di una delle architetture prese in esame. Introduzione Per Marcello D’Olivo (1921-1991) il progetto architettonico può ripristinare l’equilibrio tra uomo e natura. L’interpretazione di regole matematiche e figure geometriche desumibili dalla natura, assieme al progresso tecnologico e alla ricerca scientifica, rappresentano le condizioni necessarie per integrare l’architettura – intesa a prescindere da dimensioni e destinazioni d’uso – in un particolare contesto ambientale. I colorati disegni, le espressioni matematiche e i calcoli appuntati sulla carta dimostrano l’interesse dell’architetto per le scienze pure, ma anche per la botanica, gli ecosistemi e la cibernetica. Sulla base di tali studi, egli motiva le forme sperimentate in molteplici occasioni progettuali: figure geometriche, morfologie vegetali e ani- mali che costituiscono gli archetipi del suo linguaggio compositivo [Ferrieri 2008, pp. 144-145]. Le opere di D’Olivo si discostano dal panorama culturale italiano dell’epoca, ed è evidente il richiamo a Le Corbusier e Wright. In particolare, da quest’ultimo trae il principio che lega l’edificio al suolo: un insieme armonico e affine al contesto ambientale [Wright 1945, p. 6]. Nel Discorso per un’altra architettura [D’Olivo 1975], D’Olivo indaga proprio sul rapporto tra costruzioni e mondo fisico-naturale. Come le strutture vegetali, l’architettura deve ricercare la soluzione più adatta per stabilirsi in un luogo: singole entità che, come in natura, sono con- dizionate dalla densità di altri organismi dell’insieme [D’Olivo 1975, p. 17-19]. L’architetto udinese chiarisce inoltre i principi fondamentali per l’abitare dell’uomo contem- poraneo attraverso la doppia analogia tra albero e città e tra la foglia e la casa, in una visione ideale in cui la realtà artificiale è assimilabile al mondo naturale perché regolata dalle mede- sime leggi [D’Olivo 1972, p. 55; Avon 2002, p. 20]. L’architettura deve quindi emulare il fun- zionamento, i principi statici, la capacità di modificazione e l’equilibrato controllo ambientale propri della natura [Wragnaz 2002, pp. 55-56]. La concretizzazione di tale pensiero – malgrado la poi sopraggiunta speculazione edilizia – la si rintraccia nell’esperienza doliviana a Lignano Pineta: un territorio in cui la città e le sue entità architettoniche sono fondate su geometrie complesse che si ispirano e integrano al paesaggio lagunare, rendendo l’uomo partecipe di questa ricerca di armonia. Lignano Pineta e la spirale urbana Nel 1952 un’area nei pressi di Latisana dalla forte vocazione turistica fu acquistata da un gruppo di imprenditori intenzionati a fondare una nuova città balneare. In seguito a un con- corso, l’incarico fu affidato a Marcello D’Olivo che fin dalle prime figurazioni e progetti pensò a un piano urbano impostato su una grande spirale stradale – anticipata da varie soluzioni logaritmiche e di verso opposto da quello poi realizzato in forma aritmetica – che integra gli elementi del paesaggio locale agli ambiti di servizio e villeggiatura [Barillari 2014, 2016; Nicoloso 1998]. L’evolvente si sviluppa in senso orario compiendo tre volute deviando verso l’entroterra. Dal centro si snodano i percorsi secondari: un doppio nastro sinusoidale destinato ai ser- vizi e a copertura ‘a pagoda’ conduce al mare, mentre altri tracciati paraboloidi si diramano dalle volute verso la spiaggia o la pineta. Percepibile solo per via aerea, la spirale stradale è stata concepita per essere percorsa in automobile trovandosi sempre dinanzi il verde [D’Olivo 1975]. Diversamente dalla logaritmica, la spirale di Archimede è assente in natura ma ha consentito all’architetto di gestire uniformemente la lottizzazione grazie alla costante distanza tra le spire. Infatti, la progressione è di 3 metri ogni 10° di spostamento, con lotti ampi 100 metri e pro- fondi 50. Per potersi confondere con il terreno e la vegetazione, inoltre, gli edifici residenziali dovevano essere arretrati di 20 metri rispetto alla strada, non dovevano superare i due piani fuori terra e la loro superficie coperta non poteva eccedere il 20% del lotto. Evocati nel contesto lagunare e marittimo, tracciati e architetture curvilinee si integrano alle dune e alla macchia boschiva, costituita da vegetazione pioniera resistente alla salsedine e contenitiva dei venti marini, oltre che da alcune varietà di pino impiegate nel rimboschimento dei litorali sabbiosi altoadriatici durante il Novecento. Lignano Pineta e le ville Lignano Pineta fu per D’Olivo una fucina per sperimentare soluzioni urbane e architetto- niche. Qui progettò edifici di varia destinazione d’uso dislocati nei lotti della spirale. Li rap- presenta attraverso curve sinusoidali (il ‘Treno’), intersezione/differenza di cerchi derivanti dall’algebra di Boole (ville unifamiliari, edifici per servizi generali), e talvolta attraverso maglie rettilinee o studi compositivi sul quadrato (case a schiera). In particolare, il tema dell’abitare sperimentato mediante la geometria del cerchio e le logiche booleane si dimostra molto interessante per lo studio di forme architettoniche complesse progettate da D’Olivo e per il loro inserimento nel territorio, ma anche per la distribuzione e la funzionalità degli spazi interni ed esterni, oltre che per l’arredamento. Concepite negli stessi anni, significative sono le vicine ville Mainardis e Spezzotti, e le mai re- alizzate villa Ellero e alcune case ‘tipo’ del 1954. Sulla base di documenti originali, sono state esaminate le architetture citate poi sottoposte alla trascrizione digitale e all’analisi geome- trica delle planimetrie. L’indagine ha voluto far emergere i tracciati degli spazi architettonici, oltre che individuare il ricorso a grafismi costanti nel metodo progettuale di D’Olivo. A eccezione della soluzione tipologica elaborata nel 1954, le altre tre ville unifamiliari si svi- luppano su più livelli inserendosi tra le dune e la pineta.Tale ricerca è evidente in tutte viste (piante, prospetti, sezioni e prospettive): le architetture si innestano adattandosi all’orografia del terreno e si mimetizzano nel verde, adottando soluzioni geometriche di transizione come il disegno della pavimentazione a lastricato, il gioco di scale e il ricorso a fioriere o aiuole. Soprattutto osservando le planimetrie, risalta la preminenza del disegno geometrico sugli altri elementi della composizione: in funzione dei tracciati, infatti, vengono disciplinati gli spazi e gli arredi su misura. I piani elaborati nel 1954 sulla villa tipo costituiscono i primi studi di abitazione per Lignano Pineta nei quali l’architetto introduce la figura del cerchio come matrice architettonica . In realtà, lo sviluppo della casa è contenuto nella fascia centrale rettilinea definita entro due brevi archi di cerchio e da una maglia quadrata di 1x1 metri. Lo sviluppo circolare della muratura, quindi, interessa prevalentemente i paramenti di recinzione e una zona di servizio interposta tra la parte residenziale e la loggia per automobili. La suddivisione del cerchio e le operazioni booleane sono invece accennate da alcuni scalini, mentre d’assetto centripeto è richiamato da fioriere e panche curvilinee. Questa soluzione abitativa non realizzata trova occasione di approfondimento in villa Mai- nardis (1954-1955) della quale D’Olivo progetta due varianti. Nelle piante risalta il tema dell’architettura centripeta, della suddivisione in settori e archi di corone circolari, ma anche della composizione attraverso l’algebra booleana. Nella prima versione, simile a quanto realizzato per l’edificio lignanese Dancing ‘Il fungo’ (1954), si rintraccia una suddivisione di tre settori circolari ampi 120° che inquadrano gli ambiti di servizio, la zona giorno e notte. Al centro del volume D’Olivo ricava un ampio vuoto entro il quale è inserita una scala che sale in senso antiorario e costeggia il muro, mentre all’esterno un altro collegamento verticale si contrappone al precedente. L’eccentricità è marcata dai setti disposti a raggiera – lunghi e brevi – che racchiudono le camere. Come una sorta di appendice, l’architettura presenta una scala circolare distaccata dal corpo principale e raccordata da una promenade che si estende fino alla terrazza. Nella seconda versione, poi realizzata, D’Olivo ridimensiona l’architettura e i suoi spazi con- ferendo all’edificio un assetto più compatto (fig. 3b). Al centro del volume cilindrico si trova una scala a chiocciola che funge da fulcro dell’edificio: un perno attorno al quale gli ambienti sono distribuiti secondo logiche di differenza e completamento, in ragione di raggi e angoli al centro quotati nelle planimetrie dal progettista (fig. 4). In entrambe le soluzioni D’Olivo preve- de il mattone faccia a vista, ampie vetrate e il caminetto nel soggiorno, parametro largamente impiegato anche da Wright che rende la villa abitabile anche in inverno. Il rivestimento esterno trova contrasto con il cornicione intonacato e tinteggiato chiaro di profilo curvilineo, mentre il tetto è adibito a solarium. Il tema dell’intersezione booleana è evidente anche nella non realizzata villa Ellero (1955), una piccola abitazione in mattoni definita entro pochi archi intersecanti che si integra nel terreno accostandosi al dislivello (fig. 5). Ambienti, enti architettonici e d’arredo sono disciplinati da due origini poste in pianta sull’asse mediano. Il disegno del perimetro esterno – ma non l’organizza- zione degli interni – attinge dalla Laurent House di Wright (1949) e da altre case a emiciclo [2]. Il tracciato planimetrico, inoltre, è stato rielaborato da D’Olivo per la realizzazione del Mobilifi- cio Tolazzi a Tricesimo (1954-1957): un’opera che, a prescindere da dimensione e destinazione d’uso, dimostra come siano le funzioni ad adattarsi alla matrice geometrica e non viceversa. Più articolato è invece il reticolo booleano per la composizione di villa Spezzotti (1955-1957): i volumi e i sistemi di rampe sono inseriti in tre circonferenze di raggio massimo 10 m, alle quali si aggiungono ulteriori 6 costruzioni circolari di varia estensione e natura (corpi scala, pavimentazioni, strutture contenitive). Data la complessità, D’Olivo proporziona l’architettura sfruttando due assi perpendicolari e una griglia concentrica di 20 semicirconferenze (la prima di raggio 4 m e ultima 24 m) che si ingrandisce progressivamente di un metro. I setti in cemento armato hanno spessore variabile e la loro estensione è specificata da raggi e angoli al centro degli archi di cerchio. Anche in questo edificio,gli arredi e le aperture finestrate in legno si con- formano secondo l’andamento curvilineo dei muri e avendo come perno i vari centri. Stereometria e comunicazione avanzata Un ulteriore approfondimento è stato compiuto nei confronti di una delle unità abitative presentate, villa Mainardis. Essa è stata individuata in quanto costituisce da un lato una del- le opere più simboliche per Lignano Pineta – assieme alla spirale urbana e alla sinusoide di servizi – dall’altro rappresenta un interessante caso studio per le sue forme plastiche e per l’inserimento del volume nel contesto naturale. In particolare, essa ha dimostrato potenzialità eidomatiche sia nella traduzione fisica di un’architettura cilindrica, ma anche per il trattamento delle superfici curvilinee all’interno di programmi di simulazione virtuale. Il passaggio dalla dimensione analogica alla rappresentazione bidimensionale e stereometri- ca, rende necessaria inoltre la transizione verso recenti e avanzate modalità e tecnologie di fruizione. Dalla trascrizione digitale dei disegni esecutivi dell’architetto, la modellazione del digital twin è stata definita e integrata anche da alcune fotografie scattate sul fronte strada dell’edificio immerso nella pineta per documentare l’attuale stato di fatto e eventuali modi- fiche al progetto originale. La ricostruzione tridimensionale ha quindi affrontato anche il tema dell’inserimento dell’ar- chitettura nel lotto: l’edificio, infatti, affianca e contiene una duna, al contempo ne asporta volume o si adagia su essa attraverso percorsi, pavimentazioni e sistemi di arredo giardino. Sono state introdotte alcune variabili di sistema in modo da aumentare l’accuratezza in termini di levigatezza degli oggetti dal punto di vista geometrico (per la prototipazione fisica a deposizione di filamento fuso) e in computer grafica per la simulazione Real time (realtà virtuale). Sono stati inoltre creati due modelli distinti per soddisfare le richieste di output: da un lato la produzione di volumi solidi per la stampa FDM e la scomposizione per piani per ottimizzare il processo di produzione; dall’altra la rimozione di superfici complanari, la suddivisione in entità per garantire una più fluida esplorazione visiva mediante headset VR, e soprattutto l’applicazione di texture differenti direttamente nell’ambiente virtuale. I risultati finali hanno condotto a un modello fisico componibile realizzato in scala 1:100 completo di terreno, le cui superfici sono state trattate a rimozione dell’effetto staircase così da essere fruito da un’utenza ampliata e iposensibile; un eseguibile, invece, consente il tour immersivo all’interno dell’architettura. Conclusioni La consultazione, il confronto e l’analisi di scritti, disegni originali e materiali bibliografici han- no consentito di meglio comprendere alcuni caratteri tipologici relativi al ricorso del cerchio e di logiche booleane che accompagnarono D’Olivo in una fase della sua attività progettua- le. Evidente è la transizione, o meglio, la ricerca di emulazione, dal paesaggio all’architettura per mezzo di principi e logiche geometriche, dove piccoli volumi si mimetizzano nelle dune della pineta, richiamando anche il disegno delle chiome degli alberi: ville che possiamo defini- re ‘private utopie’ [Avon 2002]. Dall’indagine è emerso come queste complesse planimetrie siano regolate da un modulo costante pari a 1 m rintracciato sia nella maglia quadrata che nell’equidistanza concentrica dei cerchi. Il tracciamento di tali linee ausiliarie – di variabile evidenza e marcatura grafica – funge spesso da asse per i setti e, talvolta attraverso il dimezzamento in sotto moduli, definisce gli ingombri di arredi interni ed esterni e pavimentazioni. L’approfondimento stereometrico ha trovato esito nella sperimentazione del caso studio di villa Mainardis, presentata in forma grafica, fisica e virtuale all’interno di una mostra orga- nizzata per la ricorrenza del centenario della nascita dell’architetto udinese [Sdegno, Riavis 2022]. In tale occasione, gli elaborati hanno consentito di far meglio comprendere i signi- ficativi casi studio nell’ottica della divulgazione e promozione del patrimonio locale friulano. Autrice Veronica Riavis, Università degli Studi di Udine, veronica.riavis@uniud.it Per citare questo capitolo : Riavis Veronica (2023). Geometrie e transizioni dal paesaggio all’architettura: l’abitare a Lignano per Marcello D’Olivo/ Geometries and Transitions from Landscape to Architecture: Living in Lignano by Marcello D’Olivo. In Cannella M., Garozzo A., Morena S. (a cura di). Transizioni. Atti del 44° Convegno Internazionale dei Docenti delle Discipline della Rappresentazione/Transitions. Proceedings of the 44th Internatio- nal Conference of Representation Disciplines Teachers . Milano: FrancoAngeli, pp. 1970-1985. Precedente Successiva

  • Complesso Luna | Ville di Lignano

    Complesso Luna Aldo Bernardis 1967 – 1973 Via Lilienfeld, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Ispirato alle metropoli americane è uno dei più significativi esempi di architettura moderna a Lignano. Indietro La Lignano lungo il mare Negli inizi degli anni Sessanta, l’impresa Ursella avviò la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale a Lignano City , su un lotto di circa 85.000 metri quadrati tra via Latisana e il lungomare Trieste . Questo progetto, ispirato alle metropoli americane, prese il nome di "Complesso Residenziale Luna" ed è uno dei più significativi esempi di architettura moderna a Lignano. Una visione urbana ispirata alle metropoli americane Il complesso prefabbricato , ideato dall'architetto Edoardo Belgrado , si distingue per la sua concezione innovativa e la volontà di seguire il modello di sviluppo urbano delle grandi città degli Stati Uniti, dove l’architettura modulare e l’utilizzo di materiali prefabbricati erano un segno distintivo. Il progetto originale prevedeva la costruzione di cinque edifici porticati alti dieci piani , organizzati su un tracciato sinusoidale, che avrebbe creato un collegamento visivo e fisico tra il quartiere residenziale e il lungomare Trieste . Questo schema si ispira all'esperienza di progettazione del "treno" di D'Olivo , pur con risultati figurativi diversi. Un'architettura sinuosa e funzionale Il complesso residenziale è stato progettato con una pianta che riprende l’andamento sinusoidale . Una scelta che consente di ottimizzare gli spazi, sfruttando al meglio la disposizione degli edifici rispetto alla luce solare e alla vista verso il mare. Le terrazze degli appartamenti sono disposte su livelli, creando un effetto di sviluppo orizzontale che si integra armoniosamente nel paesaggio. Le terrazze marcano i vari livelli residenziali e digradano gradualmente verso il mare, mentre i corpi scala cilindrici si ergono svettanti, donando dinamicità al complesso. Il progetto di Bernardis e l'evoluzione dell'idea In seguito, il progettista Bernardis ha sviluppato una parte del complesso residenziale, realizzando un lungo edificio a nove piani , il cui sviluppo orizzontale è ben bilanciato dalle forme verticali dei corpi scala cilindrici . Quest’ulteriore sviluppo ha accentuato l’idea di una “città verticale” che si apriva verso il mare e l’intera area circostante. Le scelte progettuali di Belgrado e Bernardis si inseriscono nel filone architettonico moderno degli anni Sessanta, che puntava a fondere estetica e funzionalità , creando spazi abitativi pratici e al contempo visivamente interessanti . La disposizione dei volumi, insieme all’utilizzo di materiali innovativi come il prefabbricato, ha contribuito a definire l’aspetto unico e distintivo del Complesso Residenziale Luna . Incompleto ma significativo Anche se il progetto originale non è stato completato nella sua interezza, il Complesso Luna rappresenta una delle realizzazioni più audaci e visionarie di Lignano Sabbiadoro negli anni Sessanta. La scelta di uno sviluppo orizzontale con corpi scala cilindrici e terrazze digradanti continua a esercitare un forte impatto visivo, conferendo al quartiere un carattere moderno e dinamico. Oggi, il Complesso Residenziale Luna si configura come una testimonianza della sperimentazione architettonica del periodo, che ha cercato di conciliare la vita urbana moderna con l’integrazione nel paesaggio naturale. Il progetto ha avuto una grande influenza sullo sviluppo urbanistico della zona e rimane un punto di riferimento per l’architettura contemporanea di Lignano. Precedente Successiva

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