
Architettura vernacolare reinterpretata nella Lignano degli anni Cinquanta
Un omaggio alla tradizione dentro la modernità
Nel cuore della Pineta di Lignano, immersa nel verde e nel silenzio degli archi curvilinei che definiscono l’urbanistica di D’Olivo, si trova Casa “La Capannella”, una delle residenze più originali e affascinanti per il suo connubio tra innovazione distributiva e richiamo al vernacolo lagunare.Progettata tra il 1957 e il 1958 dall’architetto Vignaduzzo, figura attivissima nella stagione architettonica lignanese, la casa si distingue per una composizione semplice ma evocativa, dove ogni scelta formale racconta un legame profondo con il territorio.
La pianta circolare e l’ispirazione a D’Olivo
La scelta della pianta circolare richiama immediatamente le sperimentazioni di Marcello D’Olivo, in particolare la vicina Villa Mainardis, con cui “La Capannella” condivide l’impostazione radiale e il concetto di distribuzione centripeta.Tuttavia, mentre D’Olivo fa della circolarità una metafora del futuro e della leggerezza architettonica, Vignaduzzo riporta la casa alle sue radici più locali, arricchendo la struttura con elementi simbolici e materici fortemente legati al paesaggio lagunare.
Una copertura conica tra memoria e identità
L’elemento che più caratterizza l’edificio è la copertura a cono, realizzata con una struttura lignea rivestita in canne palustri: una citazione esplicita dei casoni dei pescatori che punteggiano ancora oggi le rive della laguna friulana.
Al centro del cono si apre un oculo circolare, che consente di vedere dall’interno la struttura della copertura e le sue componenti naturali. Questo elemento, oltre a favorire la ventilazione e la luce zenitale, introduce una dimensione quasi sacrale allo spazio centrale della casa, dove si ritrovano architettura, natura e simbolo.
Distribuzione fluida e intelligenza spaziale
La pianta è organizzata secondo un principio anulare, con un corridoio circolare che disimpegna le varie funzioni:
il soggiorno occupa la zona centrale e più aperta,
la zona notte e la cucina sono separate da due setti murari in pietra a vista,
la distribuzione interna è funzionale e discreta, con una chiarezza compositiva che riequilibra l’irregolarità della pianta.
Questi setti si prolungano anche all’esterno, delimitando un porticato generoso orientato verso sud-est, pensato come spazio intermedio tra interno e natura, protetto ma aperto.
Materiali poveri, ricchezza espressiva
Casa “La Capannella” si presenta come un esperimento raffinato di architettura minimale con riferimenti culturali forti. L’uso di:
mattoni e pietra a vista per i setti,
intonaci neutri,
strutture in legno a vista,
e soprattutto canne palustri come materiale di copertura,costituisce un vocabolario architettonico sobrio, poetico e coerente con il contesto.
Il linguaggio vernacolare come progetto culturale
L’architettura di Vignaduzzo, in questo progetto, non si limita alla forma, ma propone una riflessione sul paesaggio e sulla cultura abitativa locale.“La Capannella” è in questo senso un manifesto silenzioso di un’epoca in cui la modernità non escludeva la memoria, e in cui l’identità del luogo veniva espressa attraverso la reinterpretazione colta della tradizione.
Tra racconto, territorio e architettura
Casa “La Capannella” è più di una semplice casa vacanze. È un microcosmo progettuale, in cui:
la tradizione costruttiva del Friuli lagunare,
la ricerca distributiva dell’architettura moderna,
e la cura materica tipica degli anni Cinquanta,si incontrano in un’opera essenziale ma densa di significato.
Una casa che, pur nella sua piccola scala, rappresenta uno dei momenti più alti del dialogo tra architettura e paesaggio a Lignano Pineta.