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ESPLORA I PATRIMONI ARCHITETTONICI DI LIGNANO
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- Presentazione: "Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954 - 1974" | Ville di Lignano
1 agosto 2026 Presentazione: "Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954 - 1974" Lungomare Alberto Kechler, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Nuovo momento di approfondimento dedicato alla conoscenza del patrimonio architettonico del Novecento lignanese. Indietro Scopri di più... Presentazione del volume: Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954 - 1974 L'Associazione "Raggi e ArchiTetture – Ville di Lignano" è lieta di invitare cittadini, professionisti, studiosi e appassionati di architettura alla presentazione del volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954–1974 , in programma sabato 1 agosto 2026 alle ore 18.30 presso il Pala Pineta , in Lungomare Kechler 5 a Lignano Pineta. L'iniziativa rappresenta un nuovo momento di approfondimento dedicato alla conoscenza del patrimonio architettonico del Novecento lignanese, proseguendo il percorso di ricerca e divulgazione che la nostra Associazione porta avanti con l'obiettivo di promuovere la cultura del progetto e la tutela delle architetture che hanno reso Lignano uno dei più importanti laboratori dell'architettura moderna italiana. Il volume è dedicato all'opera di Gianni Avon , figura centrale nella storia dell'architettura del Friuli Venezia Giulia e protagonista della trasformazione urbana di Lignano tra gli anni Cinquanta e Settanta. Attraverso un ricco apparato fotografico, documenti d'archivio e contributi scientifici, il libro ricostruisce vent'anni di attività progettuale, mettendo in luce il valore di edifici che ancora oggi costituiscono alcuni dei principali riferimenti dell'identità urbana della località balneare. Tra le opere analizzate figurano architetture divenute emblematiche, come la Casa Albergo , la Torre Ariston , il Pineta Palace , gli stabilimenti balneari del lungomare, Villa Schreurs, le Casette Castellarin e numerosi altri interventi che testimoniano la capacità di Gianni Avon di interpretare il rapporto tra architettura, paesaggio e ambiente naturale. L'incontro sarà aperto dai saluti istituzionali del Comune di Lignano Sabbiadoro e del Presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin , a conferma dell'importanza che la valorizzazione del patrimonio architettonico riveste per il territorio. Seguirà una conversazione dedicata al volume con relatori che, da prospettive differenti ma complementari, contribuiranno ad approfondire la figura dell'architetto e il contesto culturale in cui operò. Interverranno: Diana Barillari , storica dell'architettura e componente del Comitato Scientifico dell'Associazione "Raggi e ArchiTetture – Ville di Lignano"; Elisa De Monte Faginto , studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Architettura dell'Università degli Studi di Udine, testimonianza del crescente interesse che le nuove generazioni riservano allo studio dell'architettura moderna lignanese; Giulio Avon , architetto, socio cofondatore della nostra Associazione e figlio di Gianni Avon, che offrirà una lettura diretta del percorso professionale e umano del padre, approfondendo il contesto progettuale in cui nacquero alcune delle opere più significative di Lignano. A moderare l'incontro sarà il giornalista Michele Meloni Tessitori , che guiderà il dialogo tra i relatori favorendo una riflessione sul valore culturale, storico e progettuale dell'eredità lasciata da Gianni Avon. La presentazione si inserisce nel più ampio programma di attività promosso dalla nostra Associazione, che negli ultimi anni ha sviluppato mostre, visite guidate, pubblicazioni, incontri con università italiane e straniere e collaborazioni con enti culturali e istituzioni, con l'obiettivo di rendere sempre più accessibile e conosciuto il patrimonio architettonico di Lignano. Studiare, raccontare e divulgare l'opera dei protagonisti dell'architettura del Novecento significa contribuire alla costruzione di una maggiore consapevolezza sul valore di questo patrimonio, favorendone la tutela e la trasmissione alle future generazioni. Invitiamo tutti gli interessati a partecipare a questo appuntamento, che rappresenta un'importante occasione di confronto tra ricerca storica, cultura del progetto e valorizzazione del territorio. Sabato 1 agosto 2026, ore 18.30 Pala Pineta Lungomare Kechler 5, Lignano Pineta L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Per un'approfondimento della presentazione: Articolo 31 luglio 2026 del MessaggeroVeneto Precedente Successiva
- Targa Gino Avon (Item) | Ville di Lignano
Gino Avon 1896 - 1984 Maestro mosaicista friulano, ha lasciato un segno profondo nell’arte musiva del Novecento, tra restauri prestigiosi e opere internazionali. La sua eredità artistica vive oggi nel lavoro del nipote, l’architetto Giulio Avon. Scopri di più ... Avon Giulio Gino Avon (1896 - 1984): Maestro del Mosaico e Artigiano del Patrimonio Artistico Friulano Gino Avon, nato a Udine nel 1896, è stato uno dei più talentuosi mosaicisti italiani del Novecento, lasciando un'impronta artistica profonda e duratura sia in Italia sia all’estero. Cresciuto in una famiglia di mosaicisti, fu avviato all’arte dal padre Andrea, e questo apprendimento familiare rimase una caratteristica centrale del suo sviluppo artistico. Tuttavia, la sua formazione, avvenuta senza il supporto di una solida base scolastica, fu per Avon un rammarico che lo accompagnò per tutta la vita. Gli Esordi e la Formazione Internazionale Giovanissimo, Gino Avon si trasferì a Nizza e successivamente a Parigi, dove già lavoravano come mosaicisti di talento i fratelli maggiori Vincenzo, Angelo e Tommaso. Queste esperienze all'estero permisero a Avon di approfondire le tecniche musive e di esplorare diversi approcci stilistici. Rientrato in Friuli nel 1923, intraprese la strada dell’insegnamento, ricoprendo un ruolo di rilievo alla Scuola di Mosaico di Spilimbergo. Qui, fino al 1930, trasmise le sue conoscenze alle nuove generazioni di artisti e contribuì significativamente alla diffusione della tecnica musiva in Friuli e non solo. L'Attività a Udine e la Sfida delle Leggi Protezionistiche Negli anni Venti, Avon aprì un proprio laboratorio a Spilimbergo, che rimase attivo fino al 1934, quando fu costretto a chiuderlo a causa delle leggi protezionistiche fasciste che limitarono l'esportazione delle opere d'arte. Questo lo portò a trasferirsi definitivamente a Udine, dove avviò un nuovo laboratorio specializzato in pavimenti musivi e "alla veneziana," ampliando così le sue competenze artistiche anche all’imprenditoria. Tra le sue opere di questo periodo spiccano il mosaico per il Monumento ai Caduti di Spilimbergo e le decorazioni per il tribunale di Porto Said in Egitto. Collaborazioni Internazionali e il Riconoscimento Artistico Gino Avon lavorò con alcuni dei più celebri architetti del suo tempo, come Umberto Nordio, D’Avanzo, Midena, Magistretti e Caccia Dominioni, con i quali realizzò opere che combinavano eleganza e abilità tecnica. La sua attenzione alla tradizione e l’elevata qualità del lavoro lo portarono a restaurare importanti mosaici storici. Grazie alla collaborazione con l’architetto De Grassi, fu incaricato del restauro dei pavimenti paleocristiani a Grado. A Trieste, invece, si occupò del restauro dei mosaici della chiesa serbo-ortodossa e di quelli della facciata del Palazzo del Governo, contribuendo alla salvaguardia di questi straordinari patrimoni artistici. Le Opere e l’Eredità Artistica L’opera di Avon si estese anche alle decorazioni musive della chiesa della polizia ferroviaria di Tarvisio, ai pavimenti di Palazzo Adria a Fiume e a quelli dell’Università di Trieste. Oltre a collaborare con architetti di grande rilievo, Gino Avon frequentò artisti noti, tra cui Mirko Basaldella, Ernesto Mitri, e Carlo Carrà. Fu grazie a questi contatti che il suo stile seppe sempre rimanere al passo con i tempi, fondendo tradizione e modernità in un perfetto equilibrio. La sua capacità di tradurre il linguaggio architettonico in superfici decorative durature, eleganti e integrate nell'ambiente circostante rappresenta una testimonianza unica della sua maestria e visione artistica. Veduta della Piazza della Libertà e l'Eredità di Avon Tra le opere più significative, troviamo una decorazione musiva della Piazza della Libertà di Udine, realizzata negli anni Sessanta e oggi custodita come preziosa testimonianza di un’epoca di rinascita e innovazione artistica. Con la sua scomparsa nel 1984, Udine e l'Italia hanno perso uno dei più appassionati interpreti della tecnica musiva, ma l'eredità di Avon continua a vivere nelle sue opere e nella memoria collettiva del patrimonio artistico friulano. Gino Avon rimane un simbolo di dedizione e passione per l'arte del mosaico, un artista che ha saputo preservare e innovare la tradizione musiva, rendendo onore al patrimonio artistico friulano e contribuendo, attraverso il suo lavoro, alla valorizzazione del nostro territorio. La Passione trasmessa al nipote Gino Avon ha trasmesso la sua passione e competenza per l’arte e il restauro al nipote Giulio Avon, che è oggi è Socio Fondatore Esperto dell’Associazione e rinomato architetto. Figlio dell'Architetto Gianni, Giulio ha seguito anche le orme del nonno Gino, distinguendosi nel campo del restauro e della riqualificazione architettonica con importanti interventi su monumenti come Villa Manin, il Duomo di Cividale e Piazza Ursella a Lignano Sabbiadoro. Con un amore innato per l’arte e l’architettura, Giulio Avon si è dedicato anche alla progettazione di allestimenti espositivi e alla valorizzazione del patrimonio culturale di Lignano attraverso volumi e mostre, proseguendo così l’eredità di famiglia con impegno e passione.
- Aldo Bernardis | Ville di Lignano
Aldo Bernardis 1925 - 2012 Ha contribuito a trasformare Lignano in una moderna città balneare. Attraverso la realizzazione della Terrazza a Mare e delle sue ville innovative, ha saputo combinare sperimentazione architettonica, maestria artigianale e tutela del paesaggio costiero. Indietro Scopri di più ... Aldo Bernardis: l’architetto dell’identità moderna di Lignano Aldo Bernardis (1925-2012) emerge come una figura cruciale nell'architettura del secondo Novecento, caratterizzandosi per il suo ruolo fondamentale nello sviluppo di Lignano Sabbiadoro come città turistica moderna e unica. Il volume “Aldo Bernardis Architetture a Lignano 1953-2003” celebra il suo lavoro, evidenziando come le sue creazioni, a partire dalla celeberrima Terrazza a Mare , abbiano incarnato il dinamismo e l'essenza identitaria di questa località balneare. Le “case al mare”: sperimentazione, artigianalità, natura Il percorso professionale di Bernardis prende avvio dall'architettura residenziale, riflettendo il suo approccio innovativo e radicato nell'artigianalità. La villa Prevedello (1954-55), soprannominata “la pagodina”, utilizza una combinazione di legno, acciaio e cemento per creare volumi originali e spazi dall'estetica unica. La villa Caselli-Troppina , tutt'oggi ben conservata, spicca per l'attenzione ai dettagli: gli infissi, il rivestimento in opus incertum delle pareti in pietra e la qualità delle lavorazioni artigianali sono elementi distintivi. Ancora più affascinante è la villa Borgnolo (1955-56), dove un pino marittimo attraversa la soletta in cemento, fungendo da colonna vivente e offrendo uno degli esempi precoci di integrazione tra architettura e sostenibilità ambientale. Icone urbane: Terrazza a Mare, Torre Zanier, Kursaal e altro Tra i progetti più rappresentativi di Bernardis troviamo senza dubbio la Terrazza a Mare (1967-72), sviluppata in seguito a un concorso indetto nel 1961. Questo elegante pontile sospeso sul mare Adriatico culmina con una piattaforma dotata di bar e ristorante e si distingue per la sua copertura a conchiglia, che richiama le forme sinuose delle opere di Niemeyer e della Sydney Opera House. La sua iconicità, celebrata persino con un francobollo commemorativo, la rende un vero emblema della città. La Torre Zanier (1958-60), grazie alla sua pianta a Y e i pannelli prefabbricati Ursella, rappresenta una delle prime sperimentazioni italiane nell'edilizia industrializzata. Anche il Kursaal (1965-68), sebbene distrutto nel 1977 e successivamente ricostruito negli anni Ottanta mantenendo la forma a tenda originale, e la sede dello Yachting Club (1970-71), con profili che evocano la prua di una nave, testimoniano il linguaggio architettonico dinamico e raffinato di Bernardis. Architettura pubblica e brutalismo: Municipio e chiesa Bernardis ha segnato profondamente anche il settore dell'architettura pubblica e istituzionale. Il Municipio di Lignano (1968-73) è un edificio definito da uno stile brutalista, con pilastri rastremati, cemento a vista e un atrio monumentale che riflette influenze dichiarate dei lavori di Le Corbusier e Kenzo Tange. Allo stesso modo, la chiesa del Cristo Redentore (1972-74) si caratterizza per le capriate reticolari che poggiano su una trave perimetrale e per le colonne che scandiscono una navata centrale ampia e dilatata. L'uomo e l’architetto: un rapporto profondo con Lignano Oltre alla straordinaria competenza professionale, Bernardis era profondamente legato alla città di Lignano. Ogni mercoledì lo si trovava tra cantieri e incontri con i clienti, incarnando una presenza viva nella comunità locale. Dalle case sperimentali alla Terrazza a Mare, con il suo contributo essenziale all'identità architettonica di Lignano, Aldo Bernardis ha saputo fondere innovazione tecnica, funzionalità estetica e un profondo rispetto per il territorio. Precedente Successiva
- Torre Ariston | Ville di Lignano
Torre Ariston Gianni Avon, Silvano Zorzi 1960 – 1963 Arco della Vela, 32, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Il primo grattacielo di Lignano Pineta: sedici piani residenziali su basamento commerciale, vista mare e design razionale. Indietro Verticalità moderna nel cuore di Lignano Pineta Costruita tra il 1960 e il 1963, Torre Ariston rappresenta una delle icone architettoniche più significative di Lignano Pineta , non solo per la sua altezza imponente, ma soprattutto per il ruolo simbolico e funzionale che ha assunto all’interno del disegno urbanistico della località friulana. Progettata da Giulio Avon in collaborazione con l’ingegnere strutturista Silvano Zorzi , la torre nasce per volontà dell’imprenditore Giuseppe Anzil , uno dei soci fondatori della società Lignano Pineta, con l’obiettivo di creare un nuovo polo di attrazione all’estremità orientale della celebre spirale progettata da Marcello D’Olivo. Un landmark urbano tra architettura e marketing territoriale L’intuizione di Anzil era chiara e ambiziosa: realizzare un complesso integrato a destinazione mista , capace di combinare funzioni residenziali e commerciali in una struttura di forte impatto visivo, che potesse diventare una sorta di “faro urbano” in grado di guidare lo sviluppo della zona est della città. In questo senso, Torre Ariston è un esempio emblematico di come l’architettura moderna possa farsi strumento di pianificazione territoriale, contribuendo a dare identità e coesione a un paesaggio urbano in trasformazione. Il progetto si articola su due componenti principali : un basamento orizzontale destinato a ospitare attività commerciali (negozi, servizi, spazi di aggregazione) e, sopra di esso, la torre residenziale di sedici piani che si erge in modo netto e riconoscibile sullo skyline di Lignano. Composizione architettonica e struttura Dal punto di vista compositivo, la torre presenta un impianto simmetrico e razionale , in linea con i canoni del modernismo europeo. La struttura portante è definita da un nucleo di controvento aggettante , che funge anche da elemento distributivo verticale, contenendo il vano scala e gli ascensori. Questo nucleo si distingue visivamente grazie alla presenza di finestre a feritoia , che alleggeriscono la massa e creano un ritmo verticale sulla facciata. Attorno al nucleo centrale si sviluppano, a ogni piano, quattro appartamenti , ciascuno con una configurazione interna leggermente diversa per rispondere a esigenze abitative differenti. Tutte le unità sono dotate di ampie terrazze rivolte verso il mare , vero punto di forza dell’edificio, che valorizzano la vista e l’illuminazione naturale, rendendo ogni appartamento unico nel suo genere. Un tratto distintivo dell’edificio è la presenza delle fasce marcapiano bianche che corrono orizzontalmente lungo i prospetti, sottolineando la scansione regolare dei livelli. Questi elementi, appena aggettanti rispetto al filo di facciata, creano un gioco di luci e ombre che accentua l’ orizzontalità del disegno e il contrasto con il rivestimento in klinker scuro, materiale scelto per la sua resistenza e durabilità, ma anche per il suo impatto visivo raffinato. Tecnica e innovazione: la firma di Silvano Zorzi La collaborazione con l’ingegnere Silvano Zorzi – figura di rilievo nel panorama dell’ingegneria strutturale italiana del Novecento – ha consentito di affrontare in modo innovativo le sfide tecniche poste dalla realizzazione di un edificio così alto, in un’area soggetta a condizioni climatiche marine. La struttura in cemento armato è stata progettata per garantire la massima stabilità, anche grazie alla centralità del nucleo portante, che distribuisce i carichi verticali e resiste alle sollecitazioni orizzontali dovute al vento. Zorzi, noto per i suoi studi sull’ingegneria dei materiali e per la collaborazione con importanti architetti italiani, ha saputo trovare una sintesi efficace tra estetica e tecnica , conferendo alla torre quella leggerezza apparente che contrasta con la sua massa effettiva. Inserimento urbano e impatto sul contesto Pur nella sua verticalità marcata, Torre Ariston non si impone in modo dissonante sul contesto, ma dialoga con esso. Questo è possibile grazie alla presenza del basamento commerciale che media il passaggio dalla scala pedonale a quella urbana, e all’inserimento nel disegno della spirale di D’Olivo , che ne accoglie e giustifica la posizione scenografica all’estremità est. La torre è diventata in breve tempo un punto di riferimento visivo per chi arriva a Lignano, una sorta di totem che annuncia la presenza della città e ne riflette l’ambizione moderna. La sua posizione, vicina al mare e visibile da lontano, ha rafforzato l’identità della zona, contribuendo alla trasformazione di Lignano Pineta in una vera e propria “città turistica moderna” . Un’eredità ancora attuale Oggi, a distanza di oltre sessant’anni dalla sua costruzione, Torre Ariston continua a essere un simbolo della capacità visionaria dei suoi ideatori. È una testimonianza concreta della fase pionieristica dello sviluppo di Lignano Pineta, in cui urbanistica, architettura e imprenditoria si intrecciarono per dare forma a un nuovo modello di città balneare. Il suo linguaggio architettonico essenziale, la qualità costruttiva e l’attualità delle soluzioni abitative – orientate al comfort, alla vista e alla funzionalità – rendono questo edificio ancora oggi estremamente interessante sotto il profilo progettuale. Inoltre, rappresenta un importante caso studio per chi si occupa di riqualificazione dell’edilizia moderna , dimostrando come la buona architettura possa mantenere intatto il proprio valore nel tempo. Torre Ariston non è solo un grattacielo sul mare: è un manifesto di modernità , un segnale architettonico che ha saputo coniugare ambizione e rigore, estetica e funzione, visione imprenditoriale e qualità progettuale. La sua presenza nel tessuto urbano di Lignano Pineta continua a raccontare una storia di innovazione e lungimiranza, offrendo un punto di vista privilegiato – in tutti i sensi – sulla città e sul suo paesaggio. Precedente Successiva
- Milano: Presentazione del volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974 | Ville di Lignano
11 giugno 2026 Milano: Presentazione del volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974 Via Isernia, 5, 20148 Milano MI, Italia Presso il CASVA: Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano, verrà presentato il volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974. Indietro Scopri di più... Milano: Presentazione del volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974 Siamo lieti di annunciare un appuntamento particolarmente significativo per la nostra Associazione: per la prima volta saremo presenti a Milano per un evento dedicato all'architettura di Lignano e a uno dei suoi principali protagonisti, l'architetto Gianni Avon . 📖 Mercoledì 11 giugno 2026, alle ore 18.00, presso il CASVA: Centro di Alti Studi sulle Arti Visive del Comune di Milano, verrà presentato il volume Gianni Avon. Architetture a Lignano 1954-1974 . A discutere del libro saranno Giulio Avon , architetto, socio fondatore della nostra Associazione e custode di una straordinaria eredità culturale e professionale, insieme a Luciano Galimberti , Alessandro Colombo e Walter Patscheider . Per la nostra realtà rappresenta un momento importante: portare l'esperienza di Lignano e il valore del suo patrimonio architettonico all'interno di una delle più autorevoli istituzioni dedicate alla cultura del progetto significa contribuire a far conoscere, anche a livello nazionale, una stagione di architettura che merita attenzione, studio e tutela. Vi aspettiamo a Milano per condividere insieme questo importante traguardo. 📍 CASVA – Via Isernia 5, Milano QT8 📅 11 giugno 2026 🕕 Ore 18.00 Evento in collaborazione con l'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano.Riconosciuti 10 CFP agli Architetti per la partecipazione all'intero ciclo Codice: ARMi5313Frequenza minima: 80%.Per iscrizioni: c.casva@comune.milano.it Precedente Successiva
- MOSTRA: Lignano 1954 -1972 Fotografia, mosaico, architettura | Ville di Lignano
18 ottobre 2025 MOSTRA: Lignano 1954 -1972 Fotografia, mosaico, architettura Via Treviso, 2, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Dopo il grande successo di questa estate, riprende presso la Biblioteca Comunale di Lignano Sabbiadoro, la mostra “A Lignano, la fotografia d’arte incontra l’architettura d’autore”. Indietro Scopri di più... MOSTRA: Lignano 1954 -1972 Fotografia, mosaico, architettura Dopo il grande successo di questa estate, riprende presso la Biblioteca Comunale di Lignano Sabbiadoro, la mostra “A Lignano, la fotografia d’arte incontra l’architettura d’autore”. Un percorso tra scatti d’archivio del Maestro Italo Zannier e nuove immagini di Sara Trimarchi, che rileggono le opere di Gianni Avon e i mosaici realizzati dal padre Gino Avon. Il passato, la modernità e la bellezza delle ville di Lignano, tra luce, materia e memoria visiva. Un dialogo tra generazioni e linguaggi visivi, per scoprire l’identità architettonica di Lignano attraverso lo sguardo di chi l’ha raccontata e continua a reinterpretarla. Dal 18 ottobre al 22 novembre 2025 Biblioteca Comunale di Lignano Sabbiadoro – Via Treviso, 2 Ingresso libero Orari: Lunedì – Venerdì: 14.30 – 19.00 Giovedì: 10.00 – 12.00 Sabato: 10.00 – 19.00 Associazione “Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano” www.villedilignano.it Precedente Successiva
- Complesso Luna | Ville di Lignano
Complesso Luna Aldo Bernardis 1967 – 1973 Via Lilienfeld, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Ispirato alle metropoli americane è uno dei più significativi esempi di architettura moderna a Lignano. Indietro La Lignano lungo il mare Negli inizi degli anni Sessanta, l’impresa Ursella avviò la realizzazione di un nuovo quartiere residenziale a Lignano City , su un lotto di circa 85.000 metri quadrati tra via Latisana e il lungomare Trieste . Questo progetto, ispirato alle metropoli americane, prese il nome di "Complesso Residenziale Luna" ed è uno dei più significativi esempi di architettura moderna a Lignano. Una visione urbana ispirata alle metropoli americane Il complesso prefabbricato , ideato dall'architetto Edoardo Belgrado , si distingue per la sua concezione innovativa e la volontà di seguire il modello di sviluppo urbano delle grandi città degli Stati Uniti, dove l’architettura modulare e l’utilizzo di materiali prefabbricati erano un segno distintivo. Il progetto originale prevedeva la costruzione di cinque edifici porticati alti dieci piani , organizzati su un tracciato sinusoidale, che avrebbe creato un collegamento visivo e fisico tra il quartiere residenziale e il lungomare Trieste . Questo schema si ispira all'esperienza di progettazione del "treno" di D'Olivo , pur con risultati figurativi diversi. Un'architettura sinuosa e funzionale Il complesso residenziale è stato progettato con una pianta che riprende l’andamento sinusoidale . Una scelta che consente di ottimizzare gli spazi, sfruttando al meglio la disposizione degli edifici rispetto alla luce solare e alla vista verso il mare. Le terrazze degli appartamenti sono disposte su livelli, creando un effetto di sviluppo orizzontale che si integra armoniosamente nel paesaggio. Le terrazze marcano i vari livelli residenziali e digradano gradualmente verso il mare, mentre i corpi scala cilindrici si ergono svettanti, donando dinamicità al complesso. Il progetto di Bernardis e l'evoluzione dell'idea In seguito, il progettista Bernardis ha sviluppato una parte del complesso residenziale, realizzando un lungo edificio a nove piani , il cui sviluppo orizzontale è ben bilanciato dalle forme verticali dei corpi scala cilindrici . Quest’ulteriore sviluppo ha accentuato l’idea di una “città verticale” che si apriva verso il mare e l’intera area circostante. Le scelte progettuali di Belgrado e Bernardis si inseriscono nel filone architettonico moderno degli anni Sessanta, che puntava a fondere estetica e funzionalità , creando spazi abitativi pratici e al contempo visivamente interessanti . La disposizione dei volumi, insieme all’utilizzo di materiali innovativi come il prefabbricato, ha contribuito a definire l’aspetto unico e distintivo del Complesso Residenziale Luna . Incompleto ma significativo Anche se il progetto originale non è stato completato nella sua interezza, il Complesso Luna rappresenta una delle realizzazioni più audaci e visionarie di Lignano Sabbiadoro negli anni Sessanta. La scelta di uno sviluppo orizzontale con corpi scala cilindrici e terrazze digradanti continua a esercitare un forte impatto visivo, conferendo al quartiere un carattere moderno e dinamico. Oggi, il Complesso Residenziale Luna si configura come una testimonianza della sperimentazione architettonica del periodo, che ha cercato di conciliare la vita urbana moderna con l’integrazione nel paesaggio naturale. Il progetto ha avuto una grande influenza sullo sviluppo urbanistico della zona e rimane un punto di riferimento per l’architettura contemporanea di Lignano. Precedente Successiva
- Excelsior Residence | Ville di Lignano
Excelsior Residence Luciano Gemin, Luciano Zambon 1963 – 1966 Raggio di Venere, 4, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Torre elegante e aperta verso il mare, con una pianta studiata per garantire vista alla spiaggia e un raffinato gioco di luci e volumi. Indietro Eleganza funzionale e apertura al paesaggio marino Costruita tra il 1963 e il 1966 su progetto degli architetti Gemin e Zambon , la Excelsior Residence rappresenta una delle opere più raffinate e tecnicamente evolute della stagione architettonica di Lignano Pineta. Si tratta di una torre residenziale progettata con l’obiettivo chiaro di massimizzare il rapporto visivo e spaziale con il mare , pur mantenendo un’impronta discreta nel paesaggio naturale della pineta. L’edificio nasce da una sfida progettuale ben precisa: consentire a tutti gli appartamenti una vista sulla spiaggia . Per riuscirci, gli architetti adottano una pianta fortemente articolata e orientata , che si apre a ventaglio verso il fronte marino e arretra sul lato della laguna, dove vengono concentrati gli spazi di servizio. Questa soluzione permette di massimizzare l’esposizione e l’illuminazione naturale , dando vita a un’architettura insieme funzionale e scenografica. Una pianta aperta e intelligente Il cuore dell’intervento risiede nella distribuzione planimetrica: a differenza di molte torri coeve che presentano impianti centrali e simmetrici, la Excelsior Residence rompe la rigidità tipologica grazie a un disegno che privilegia l’ apertura visiva e il dialogo con il paesaggio. La facciata rivolta verso il mare si sviluppa con ampie terrazze e aperture regolari, creando un effetto di continuità tra spazio interno e ambiente esterno . Ogni appartamento gode così di affacci privilegiati , una scelta che trasforma la permanenza stagionale in un’esperienza immersiva nella natura costiera. Sul lato opposto, rivolto verso la laguna, il prospetto è più chiuso, definito da piccole aperture regolari che ospitano locali di servizio, scale e zone tecniche. Questa asimmetria compositiva si traduce in un effetto chiaroscurale molto sofisticato , in cui la massa edilizia viene visivamente “stemperata”, articolandosi in una sequenza ritmica di pieni e vuoti. Materiali, colori e scelte compositive: tra modernismo e sensibilità artistica Uno degli elementi più distintivi della Excelsior Residence è la cura estrema per le finiture . L ’ originale colorazione in bianco ottico fu una scelta coraggiosa e volutamente in contrasto con il verde intenso della pineta e con le cromie più sobrie delle altre torri di Lignano. Questo colore brillante e luminoso faceva letteralmente emergere la torre dal paesaggio , rendendola visibile da lontano e conferendole un’aura di eleganza severa e modernissima. Questa attenzione cromatica, così come la raffinatezza della distribuzione spaziale, tradisce l’influenza culturale di Carlo Scarpa , con cui Gemin aveva collaborato a lungo . Il gusto per il dettaglio, l’uso sapiente della luce naturale e la volontà di creare un’architettura non solo funzionale ma anche “narrativa” rendono la Excelsior una costruzione che trascende il suo ruolo abitativo per farsi gesto poetico nel paesaggio . La torre nel paesaggio: presenza e leggerezza Pur essendo un edificio a sviluppo verticale, la Excelsior non appare mai ingombrante. Questo grazie alla frammentazione volumetrica della facciata e alla sottile modulazione degli aggetti e delle ombre , che ne riducono visivamente l’impatto. Le terrazze sporgenti non solo aumentano lo spazio abitabile ma scandiscono i piani con un ritmo leggero , che spezza la compattezza del volume e restituisce un senso di movimento fluido . Il volume della torre si distingue anche per una verticalità addolcita : se le linee principali seguono un impianto ortogonale, le variazioni nella profondità e nelle ombreggiature conferiscono una lettura plastica e dinamica. In questo modo, l’edificio assume una doppia natura : da vicino appare come un organismo complesso, articolato e aperto; da lontano, si staglia come un monolite bianco, netto ma non aggressivo. Un’eredità importante: il secondo intervento sul lotto L’intervento sul lotto non si conclude con la costruzione della torre. Negli anni Settanta, Gemin realizza insieme a Isidoro Martin un secondo progetto , questa volta costituito da un complesso di nove case a schiera che si affacciano su via Giardini. Anche in questo caso si nota la stessa attenzione per il rapporto con il verde, la modulazione dei volumi e la cura per i dettagli materici e cromatici. Questo secondo intervento conferma la capacità del progettista di adattarsi a scale diverse , mantenendo però coerenza formale e linguistica. L’intero lotto diventa così un piccolo laboratorio di architettura residenziale moderna , in cui si sperimenta un nuovo modo di abitare la costa: più intimo, più consapevole, più integrato nel paesaggio. Un'architettura che guarda avanti La Excelsior Residence non è soltanto un elegante esempio di torre residenziale degli anni Sessanta. È una dichiarazione di metodo , un esempio virtuoso di come si possa costruire in un contesto fragile come quello litoraneo senza imporsi, ma al contrario cercando un dialogo sottile e rispettoso. Con il suo disegno planimetrico aperto, l’attenzione per il paesaggio, l’uso poetico della luce e l’equilibrio compositivo, la Excelsior rimane oggi un modello di modernità consapevole , capace di ispirare anche le pratiche architettoniche contemporanee più attente alla sostenibilità e alla qualità del vivere. In un’epoca in cui la progettazione urbana è sempre più chiamata a confrontarsi con i limiti ambientali e sociali, opere come questa ci ricordano che la buona architettura è sempre anche un gesto di responsabilità : verso il luogo, verso chi lo abita, verso il futuro. Precedente Successiva
- Convegno "Transizioni-Transitions" | Ville di Lignano
14 settembre 2023 Convegno "Transizioni-Transitions" Piazza Marina, 61, 90133 Palermo, PA, Italia Geometrie e paesaggio nell'abitare a Lignano: Veronica Riavis (UniUd) al 44° Convegno UID 2023, Università di Palermo. Indietro Scopri di più... CONVEGNO "TRANSIZIONI-TRANSITIONS" Attraversare Modulare Procedere Veronica Riavis, membro del nostro Comitato Scientifico, ha rappresentato gli attuali e futuri sviluppi della nostra Associazione "Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano" al Convegno tenutosi presso l'Università degli studi di Palermo. Lignano laboratorio di architettura Associazione Raggi e ArchiTetture - Ville di Lignano Nell'anno in cui si celebrano i 120 anni dalla nascita del primo stabilimento balneare, dieci proprietari di ville storiche - realizzate dagli architetti Marcello D'Olivo, Gianni Avon, Aldo Bernardis, Paolo Pascolo, Claudio Nardi, Iginio Cappai e Pietro Mainardis - hanno deciso di fondare un'associazione per contribuire e rendere riconoscibile questo importante patrimonio. È stata avviata una collaborazione con l'Università degli Studi di Udine per la catalogazione e la digitalizzazione delle architetture del Novecento nel Comune di Lignano Sabbiadoro. Sono previsti sopralluoghi e laboratori didattici per l'approfondimento e la divulgazione all'interno della Scuola di Architettura. 44° CONVEGNO INTERNAZIONALE DEI DOCENTI DELLE DISCIPLINE DELLA RAPPRESENTAZIONE CONGRESSO DELLA UNIONE ITALIANA PER IL DISEGNO ATTI 2023 Veronica Riavis - Università degli Studi di Udine Geometrie e transizioni dal paesaggio all’architettura: l’abitare a Lignano per Marcello D’Olivo Abstract: Marcello D’Olivo, Lignano Pineta, analisi geometrica, booleane architettoniche, rappresentazione avanzata La transizione, intesa come interpretazione dalla scala territoriale a quella architettonica attraverso l’impiego di geometrie matematiche desumibili dalla natura, è un tema che ha accompagnato Mar- cello D’Olivo (1921-1991) nella progettazione di piani urbani e architettonici. La ricerca ha voluto approfondire la dimensione abitativa sperimentata dall’architetto udinese analizzando alcune sue opere significative concepite per il piano di lottizzazione di Lignano Pineta: le vicine ville Mainardis (1954-1955) e Spezzotti (1955-1957), e le mai realizzate ville tipo e Ellero (1955). In queste architet- ture coeve si riscontra la ricerca da parte del progettista di integrare le ville con il contesto paesaggi- stico circostante e il distintivo ricorso alla figura del cerchio, impiegato secondo diverse modulazioni per comporre sia gli spazi interni che esterni degli edifici. L’analisi è stata affrontata traducendo il materiale documentale conservato presso l’Archivio D’Olivo dei Civici Musei di Udine e l’Archivio del Comune di Lignano Sabbiadoro, da un lato sfruttando gli strumenti di rappresentazione assistita al computer nell’ambito della documentazione digitale al fine di far emergere gli esiti geometrico-fi- gurativi, dall’altro per superare i limiti di fruizione imposti dallo schermo mediante l’esplorazione virtuale e la prototipazione fisica di una delle architetture prese in esame. Introduzione Per Marcello D’Olivo (1921-1991) il progetto architettonico può ripristinare l’equilibrio tra uomo e natura. L’interpretazione di regole matematiche e figure geometriche desumibili dalla natura, assieme al progresso tecnologico e alla ricerca scientifica, rappresentano le condizioni necessarie per integrare l’architettura – intesa a prescindere da dimensioni e destinazioni d’uso – in un particolare contesto ambientale. I colorati disegni, le espressioni matematiche e i calcoli appuntati sulla carta dimostrano l’interesse dell’architetto per le scienze pure, ma anche per la botanica, gli ecosistemi e la cibernetica. Sulla base di tali studi, egli motiva le forme sperimentate in molteplici occasioni progettuali: figure geometriche, morfologie vegetali e ani- mali che costituiscono gli archetipi del suo linguaggio compositivo [Ferrieri 2008, pp. 144-145]. Le opere di D’Olivo si discostano dal panorama culturale italiano dell’epoca, ed è evidente il richiamo a Le Corbusier e Wright. In particolare, da quest’ultimo trae il principio che lega l’edificio al suolo: un insieme armonico e affine al contesto ambientale [Wright 1945, p. 6]. Nel Discorso per un’altra architettura [D’Olivo 1975], D’Olivo indaga proprio sul rapporto tra costruzioni e mondo fisico-naturale. Come le strutture vegetali, l’architettura deve ricercare la soluzione più adatta per stabilirsi in un luogo: singole entità che, come in natura, sono con- dizionate dalla densità di altri organismi dell’insieme [D’Olivo 1975, p. 17-19]. L’architetto udinese chiarisce inoltre i principi fondamentali per l’abitare dell’uomo contem- poraneo attraverso la doppia analogia tra albero e città e tra la foglia e la casa, in una visione ideale in cui la realtà artificiale è assimilabile al mondo naturale perché regolata dalle mede- sime leggi [D’Olivo 1972, p. 55; Avon 2002, p. 20]. L’architettura deve quindi emulare il fun- zionamento, i principi statici, la capacità di modificazione e l’equilibrato controllo ambientale propri della natura [Wragnaz 2002, pp. 55-56]. La concretizzazione di tale pensiero – malgrado la poi sopraggiunta speculazione edilizia – la si rintraccia nell’esperienza doliviana a Lignano Pineta: un territorio in cui la città e le sue entità architettoniche sono fondate su geometrie complesse che si ispirano e integrano al paesaggio lagunare, rendendo l’uomo partecipe di questa ricerca di armonia. Lignano Pineta e la spirale urbana Nel 1952 un’area nei pressi di Latisana dalla forte vocazione turistica fu acquistata da un gruppo di imprenditori intenzionati a fondare una nuova città balneare. In seguito a un con- corso, l’incarico fu affidato a Marcello D’Olivo che fin dalle prime figurazioni e progetti pensò a un piano urbano impostato su una grande spirale stradale – anticipata da varie soluzioni logaritmiche e di verso opposto da quello poi realizzato in forma aritmetica – che integra gli elementi del paesaggio locale agli ambiti di servizio e villeggiatura [Barillari 2014, 2016; Nicoloso 1998]. L’evolvente si sviluppa in senso orario compiendo tre volute deviando verso l’entroterra. Dal centro si snodano i percorsi secondari: un doppio nastro sinusoidale destinato ai ser- vizi e a copertura ‘a pagoda’ conduce al mare, mentre altri tracciati paraboloidi si diramano dalle volute verso la spiaggia o la pineta. Percepibile solo per via aerea, la spirale stradale è stata concepita per essere percorsa in automobile trovandosi sempre dinanzi il verde [D’Olivo 1975]. Diversamente dalla logaritmica, la spirale di Archimede è assente in natura ma ha consentito all’architetto di gestire uniformemente la lottizzazione grazie alla costante distanza tra le spire. Infatti, la progressione è di 3 metri ogni 10° di spostamento, con lotti ampi 100 metri e pro- fondi 50. Per potersi confondere con il terreno e la vegetazione, inoltre, gli edifici residenziali dovevano essere arretrati di 20 metri rispetto alla strada, non dovevano superare i due piani fuori terra e la loro superficie coperta non poteva eccedere il 20% del lotto. Evocati nel contesto lagunare e marittimo, tracciati e architetture curvilinee si integrano alle dune e alla macchia boschiva, costituita da vegetazione pioniera resistente alla salsedine e contenitiva dei venti marini, oltre che da alcune varietà di pino impiegate nel rimboschimento dei litorali sabbiosi altoadriatici durante il Novecento. Lignano Pineta e le ville Lignano Pineta fu per D’Olivo una fucina per sperimentare soluzioni urbane e architetto- niche. Qui progettò edifici di varia destinazione d’uso dislocati nei lotti della spirale. Li rap- presenta attraverso curve sinusoidali (il ‘Treno’), intersezione/differenza di cerchi derivanti dall’algebra di Boole (ville unifamiliari, edifici per servizi generali), e talvolta attraverso maglie rettilinee o studi compositivi sul quadrato (case a schiera). In particolare, il tema dell’abitare sperimentato mediante la geometria del cerchio e le logiche booleane si dimostra molto interessante per lo studio di forme architettoniche complesse progettate da D’Olivo e per il loro inserimento nel territorio, ma anche per la distribuzione e la funzionalità degli spazi interni ed esterni, oltre che per l’arredamento. Concepite negli stessi anni, significative sono le vicine ville Mainardis e Spezzotti, e le mai re- alizzate villa Ellero e alcune case ‘tipo’ del 1954. Sulla base di documenti originali, sono state esaminate le architetture citate poi sottoposte alla trascrizione digitale e all’analisi geome- trica delle planimetrie. L’indagine ha voluto far emergere i tracciati degli spazi architettonici, oltre che individuare il ricorso a grafismi costanti nel metodo progettuale di D’Olivo. A eccezione della soluzione tipologica elaborata nel 1954, le altre tre ville unifamiliari si svi- luppano su più livelli inserendosi tra le dune e la pineta.Tale ricerca è evidente in tutte viste (piante, prospetti, sezioni e prospettive): le architetture si innestano adattandosi all’orografia del terreno e si mimetizzano nel verde, adottando soluzioni geometriche di transizione come il disegno della pavimentazione a lastricato, il gioco di scale e il ricorso a fioriere o aiuole. Soprattutto osservando le planimetrie, risalta la preminenza del disegno geometrico sugli altri elementi della composizione: in funzione dei tracciati, infatti, vengono disciplinati gli spazi e gli arredi su misura. I piani elaborati nel 1954 sulla villa tipo costituiscono i primi studi di abitazione per Lignano Pineta nei quali l’architetto introduce la figura del cerchio come matrice architettonica . In realtà, lo sviluppo della casa è contenuto nella fascia centrale rettilinea definita entro due brevi archi di cerchio e da una maglia quadrata di 1x1 metri. Lo sviluppo circolare della muratura, quindi, interessa prevalentemente i paramenti di recinzione e una zona di servizio interposta tra la parte residenziale e la loggia per automobili. La suddivisione del cerchio e le operazioni booleane sono invece accennate da alcuni scalini, mentre d’assetto centripeto è richiamato da fioriere e panche curvilinee. Questa soluzione abitativa non realizzata trova occasione di approfondimento in villa Mai- nardis (1954-1955) della quale D’Olivo progetta due varianti. Nelle piante risalta il tema dell’architettura centripeta, della suddivisione in settori e archi di corone circolari, ma anche della composizione attraverso l’algebra booleana. Nella prima versione, simile a quanto realizzato per l’edificio lignanese Dancing ‘Il fungo’ (1954), si rintraccia una suddivisione di tre settori circolari ampi 120° che inquadrano gli ambiti di servizio, la zona giorno e notte. Al centro del volume D’Olivo ricava un ampio vuoto entro il quale è inserita una scala che sale in senso antiorario e costeggia il muro, mentre all’esterno un altro collegamento verticale si contrappone al precedente. L’eccentricità è marcata dai setti disposti a raggiera – lunghi e brevi – che racchiudono le camere. Come una sorta di appendice, l’architettura presenta una scala circolare distaccata dal corpo principale e raccordata da una promenade che si estende fino alla terrazza. Nella seconda versione, poi realizzata, D’Olivo ridimensiona l’architettura e i suoi spazi con- ferendo all’edificio un assetto più compatto (fig. 3b). Al centro del volume cilindrico si trova una scala a chiocciola che funge da fulcro dell’edificio: un perno attorno al quale gli ambienti sono distribuiti secondo logiche di differenza e completamento, in ragione di raggi e angoli al centro quotati nelle planimetrie dal progettista (fig. 4). In entrambe le soluzioni D’Olivo preve- de il mattone faccia a vista, ampie vetrate e il caminetto nel soggiorno, parametro largamente impiegato anche da Wright che rende la villa abitabile anche in inverno. Il rivestimento esterno trova contrasto con il cornicione intonacato e tinteggiato chiaro di profilo curvilineo, mentre il tetto è adibito a solarium. Il tema dell’intersezione booleana è evidente anche nella non realizzata villa Ellero (1955), una piccola abitazione in mattoni definita entro pochi archi intersecanti che si integra nel terreno accostandosi al dislivello (fig. 5). Ambienti, enti architettonici e d’arredo sono disciplinati da due origini poste in pianta sull’asse mediano. Il disegno del perimetro esterno – ma non l’organizza- zione degli interni – attinge dalla Laurent House di Wright (1949) e da altre case a emiciclo [2]. Il tracciato planimetrico, inoltre, è stato rielaborato da D’Olivo per la realizzazione del Mobilifi- cio Tolazzi a Tricesimo (1954-1957): un’opera che, a prescindere da dimensione e destinazione d’uso, dimostra come siano le funzioni ad adattarsi alla matrice geometrica e non viceversa. Più articolato è invece il reticolo booleano per la composizione di villa Spezzotti (1955-1957): i volumi e i sistemi di rampe sono inseriti in tre circonferenze di raggio massimo 10 m, alle quali si aggiungono ulteriori 6 costruzioni circolari di varia estensione e natura (corpi scala, pavimentazioni, strutture contenitive). Data la complessità, D’Olivo proporziona l’architettura sfruttando due assi perpendicolari e una griglia concentrica di 20 semicirconferenze (la prima di raggio 4 m e ultima 24 m) che si ingrandisce progressivamente di un metro. I setti in cemento armato hanno spessore variabile e la loro estensione è specificata da raggi e angoli al centro degli archi di cerchio. Anche in questo edificio,gli arredi e le aperture finestrate in legno si con- formano secondo l’andamento curvilineo dei muri e avendo come perno i vari centri. Stereometria e comunicazione avanzata Un ulteriore approfondimento è stato compiuto nei confronti di una delle unità abitative presentate, villa Mainardis. Essa è stata individuata in quanto costituisce da un lato una del- le opere più simboliche per Lignano Pineta – assieme alla spirale urbana e alla sinusoide di servizi – dall’altro rappresenta un interessante caso studio per le sue forme plastiche e per l’inserimento del volume nel contesto naturale. In particolare, essa ha dimostrato potenzialità eidomatiche sia nella traduzione fisica di un’architettura cilindrica, ma anche per il trattamento delle superfici curvilinee all’interno di programmi di simulazione virtuale. Il passaggio dalla dimensione analogica alla rappresentazione bidimensionale e stereometri- ca, rende necessaria inoltre la transizione verso recenti e avanzate modalità e tecnologie di fruizione. Dalla trascrizione digitale dei disegni esecutivi dell’architetto, la modellazione del digital twin è stata definita e integrata anche da alcune fotografie scattate sul fronte strada dell’edificio immerso nella pineta per documentare l’attuale stato di fatto e eventuali modi- fiche al progetto originale. La ricostruzione tridimensionale ha quindi affrontato anche il tema dell’inserimento dell’ar- chitettura nel lotto: l’edificio, infatti, affianca e contiene una duna, al contempo ne asporta volume o si adagia su essa attraverso percorsi, pavimentazioni e sistemi di arredo giardino. Sono state introdotte alcune variabili di sistema in modo da aumentare l’accuratezza in termini di levigatezza degli oggetti dal punto di vista geometrico (per la prototipazione fisica a deposizione di filamento fuso) e in computer grafica per la simulazione Real time (realtà virtuale). Sono stati inoltre creati due modelli distinti per soddisfare le richieste di output: da un lato la produzione di volumi solidi per la stampa FDM e la scomposizione per piani per ottimizzare il processo di produzione; dall’altra la rimozione di superfici complanari, la suddivisione in entità per garantire una più fluida esplorazione visiva mediante headset VR, e soprattutto l’applicazione di texture differenti direttamente nell’ambiente virtuale. I risultati finali hanno condotto a un modello fisico componibile realizzato in scala 1:100 completo di terreno, le cui superfici sono state trattate a rimozione dell’effetto staircase così da essere fruito da un’utenza ampliata e iposensibile; un eseguibile, invece, consente il tour immersivo all’interno dell’architettura. Conclusioni La consultazione, il confronto e l’analisi di scritti, disegni originali e materiali bibliografici han- no consentito di meglio comprendere alcuni caratteri tipologici relativi al ricorso del cerchio e di logiche booleane che accompagnarono D’Olivo in una fase della sua attività progettua- le. Evidente è la transizione, o meglio, la ricerca di emulazione, dal paesaggio all’architettura per mezzo di principi e logiche geometriche, dove piccoli volumi si mimetizzano nelle dune della pineta, richiamando anche il disegno delle chiome degli alberi: ville che possiamo defini- re ‘private utopie’ [Avon 2002]. Dall’indagine è emerso come queste complesse planimetrie siano regolate da un modulo costante pari a 1 m rintracciato sia nella maglia quadrata che nell’equidistanza concentrica dei cerchi. Il tracciamento di tali linee ausiliarie – di variabile evidenza e marcatura grafica – funge spesso da asse per i setti e, talvolta attraverso il dimezzamento in sotto moduli, definisce gli ingombri di arredi interni ed esterni e pavimentazioni. L’approfondimento stereometrico ha trovato esito nella sperimentazione del caso studio di villa Mainardis, presentata in forma grafica, fisica e virtuale all’interno di una mostra orga- nizzata per la ricorrenza del centenario della nascita dell’architetto udinese [Sdegno, Riavis 2022]. In tale occasione, gli elaborati hanno consentito di far meglio comprendere i signi- ficativi casi studio nell’ottica della divulgazione e promozione del patrimonio locale friulano. Autrice Veronica Riavis, Università degli Studi di Udine, veronica.riavis@uniud.it Per citare questo capitolo : Riavis Veronica (2023). Geometrie e transizioni dal paesaggio all’architettura: l’abitare a Lignano per Marcello D’Olivo/ Geometries and Transitions from Landscape to Architecture: Living in Lignano by Marcello D’Olivo. In Cannella M., Garozzo A., Morena S. (a cura di). Transizioni. Atti del 44° Convegno Internazionale dei Docenti delle Discipline della Rappresentazione/Transitions. Proceedings of the 44th Internatio- nal Conference of Representation Disciplines Teachers . Milano: FrancoAngeli, pp. 1970-1985. Precedente Successiva
- Annuali di storia dell'Urbanistica e Botanica | Ville di Lignano
Annuali di storia dell'Urbanistica e Botanica 2015 Ferruccio Canali ASUP Urbanistica tra utopia e realtà: la città a spirale di Lignano Pineta tra le visioni di D’Olivo e Piccinato, al centro del nuovo volume ASUP curato da Ferruccio Canali. Indietro Scopri di più... Lignano Pineta e la “città a spirale” tra utopia, turismo e urbanistica moderna Nel nuovo volume degli Annali di Storia dell’Urbanistica e del Paesaggio (ASUP), curato da Ferruccio Canali , intitolato Urbanistica per la Villeggiatura e per il Turismo nel Novecento , emerge con forza l’importanza del rapporto tra progetto urbano, architettura e turismo nella costruzione della città moderna. All’interno di questo quadro, trova spazio l’intervento della Professoressa Diana Barillari , che approfondisce un caso emblematico: la “città a spirale” di Lignano Pineta , concepita da Marcello D’Olivo nel 1953 e successivamente confrontata con l’intervento dell’urbanista Luigi Piccinato . La riflessione proposta da Barillari si inserisce in un ampio progetto di analisi che intende valutare in che misura l’urbanistica italiana del Novecento abbia dialogato con le esigenze del turismo e della villeggiatura. Se infatti esiste una consolidata letteratura su città balneari, colonie e paesaggi vacanzieri, mancava ancora una ricognizione capace di cogliere il ruolo attivo della disciplina urbanistica nella definizione di nuovi modelli insediativi e nella produzione di spazi dedicati al tempo libero. Lignano Pineta: nascita di un’utopia organica Il progetto di Lignano Pineta , nato nel 1953 per iniziativa della Società Lignano Pineta e affidato a Marcello D’Olivo, rappresenta uno dei più audaci tentativi di coniugare architettura, urbanistica e natura . L’idea alla base è tanto semplice quanto rivoluzionaria: disegnare un centro turistico che non intaccasse l’equilibrio della pineta costiera, ma che al contrario ne seguisse i flussi, i rilievi e le logiche naturali. Nasce così la celebre pianta a spirale , una forma urbana che si sviluppa a partire da un centro, il nodo commerciale e collettivo, per poi irradiare i suoi raggi – le vie residenziali – in maniera fluida e organica verso il mare. La spirale d’Olivo è molto più che un simbolo grafico: è un manifesto urbano , una proposta integrata in cui strade, abitazioni, servizi e aree verdi convivono secondo una logica centripeta e non invasiva. L’urbanistica per il turismo: modelli e sperimentazioni Nel contesto trattato dal volume ASUP, l’esperienza di Lignano Pineta si configura come uno dei primi tentativi consapevoli in Italia di utilizzare la progettazione urbanistica per rispondere non solo a esigenze residenziali, ma anche e soprattutto a finalità turistiche. L’intervento di Diana Barillari sottolinea come D’Olivo, nella sua proposta, non si limiti a pianificare un lotto o un quartiere, ma piuttosto disegni un nuovo modo di vivere la villeggiatura . Il centro commerciale, la promenade, i raggi alberati, le case a bassa densità immerse nel verde e la separazione funzionale degli spazi diventano strumenti per costruire una città dell’esperienza turistica , in cui la natura non è un limite ma una risorsa da integrare e valorizzare. In questo senso, Lignano Pineta si distacca da molte altre località balneari coeve, spesso frutto di lottizzazioni speculative, e si avvicina piuttosto alle esperienze internazionali più avanzate, come le Garden Cities o i piani urbanistici del Movimento Moderno. Il confronto con Luigi Piccinato: dalla teoria alla revisione Negli anni successivi, il progetto di Lignano Pineta viene parzialmente rivisto e aggiornato. A questo processo partecipa Luigi Piccinato , uno degli urbanisti più autorevoli dell’Italia del secondo dopoguerra. Barillari evidenzia come il contributo di Piccinato si inserisca in una fase di consolidamento della località, quando il disegno iniziale di D’Olivo si confronta con le necessità pratiche della costruzione, della gestione dei flussi turistici, della regolamentazione edilizia. Il confronto tra i due approcci – il gesto visionario e quasi organico di D’Olivo e la razionalità metodica di Piccinato – rappresenta un momento di dialogo tra utopia e realtà , in cui l’urbanistica cerca un equilibrio tra ispirazione artistica e concretezza funzionale. Se D’Olivo sogna una città-foresta, Piccinato ne gestisce la crescita, ne regola gli accessi, ne ottimizza le infrastrutture. Entrambi contribuiscono a definire un modello urbano turistico innovativo , che ancora oggi costituisce un unicum nel panorama italiano. Una lezione per il presente Il volume ASUP curato da Ferruccio Canali e l’intervento della prof.ssa Barillari ci invitano a riflettere su quanto l’urbanistica possa – e debba – occuparsi del tempo libero e del turismo . Lignano Pineta, con la sua città a spirale, dimostra che è possibile pensare spazi turistici sostenibili, integrati, non standardizzati. Spazi capaci di generare identità e qualità della vita , prima ancora che profitto. Nel momento storico in cui le coste italiane sono minacciate dalla cementificazione, dal turismo mordi-e-fuggi, e dall’erosione ambientale, guardare al modello di D’Olivo e al dibattito urbanistico sul turismo nel Novecento non è solo un esercizio storiografico, ma un atto di responsabilità. Significa recuperare una cultura del progetto urbano consapevole , che consideri la villeggiatura non come un intermezzo, ma come un laboratorio privilegiato per sperimentare nuove forme di convivenza tra uomo e natura. Precedente Successiva
- Frammenti di Storia | Ville di Lignano
Frammenti di Storia 2011 Doriano Moro, Pier Giorgio Dazzan, Aldo Battiston Lignano Sabbiadoro Il 50º Anniversario del Comune di Lignano. Lasciatevi trasportare da questo racconto visivo, scorrete tra le immagini, i volti, le strade, le voci del passato. Perché la storia di Lignano non è solo una cronaca: è un bene prezioso da ricordare, condividere e preservare. Indietro Scopri di più... La nascita del Comune di Lignano Sabbiadoro In occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Comune di Lignano Sabbiadoro , il FotoCineClub , il Circolo Filatelico e lo Studio Grafico Avenir di Lignano hanno presentato l’iniziativa “Frammenti di storia – Racconti per immagini della vita balneare dalle origini” , un viaggio visivo e documentale che ricostruisce i momenti fondativi e la memoria collettiva della nostra comunità. Attraverso una ricca raccolta di immagini, illustrazioni, racconti e testimonianze, il progetto ripercorre i momenti chiave della conquista dell'autonomia comunale: un episodio straordinario di partecipazione popolare, identità territoriale e visione collettiva, culminato nella famosa notte del 5 novembre 1958 , quando i cittadini lignanesi si radunarono in massa al ponte di Bevazzana per protestare contro la gestione amministrativa di Latisana e chiedere l’indipendenza. Un evento storico senza precedenti La “rivolta” fu tutto fuorché improvvisata: pianificata nei minimi dettagli , con assegnazioni di ruoli, calcoli delle provviste, gestione delle emergenze sanitarie e strategie di resistenza pacifica. La guida carismatica di Don Mario Lucis , già parroco e partigiano, affiancato dal dottor Emilio Zatti e da una fitta rete di sostenitori, diede vita a un'azione concreta e determinata. Il gruppo organizzativo, composto da decine di cittadini – albergatori, artigiani, pescatori, padri di famiglia – si era mosso con ordine e responsabilità, garantendo la sicurezza e il benessere di tutta la popolazione. Il 21 luglio 1959, la loro determinazione venne premiata con la firma del Decreto Legge che sanciva la nascita del Comune di Lignano Sabbiadoro , pubblicato ufficialmente sulla Gazzetta Ufficiale il 3 agosto 1959 . Un tributo alla memoria collettiva Il progetto “Frammenti di storia” è anche un atto di riconoscimento verso coloro che hanno reso possibile questa trasformazione, spesso dimenticati nei racconti ufficiali. Tra questi ricordiamo: Guido Teghil , primo sindaco di Lignano; Bruno Canova , i fratelli Scarpa , i De Minicis , Giuseppe Piccoli (unico arrestato), e moltissimi altri; Le famiglie che parteciparono in massa alla protesta e che ne garantirono la riuscita, anche attraverso piccoli gesti quotidiani e azioni silenziose ma fondamentali. L’iniziativa è stata arricchita da un filmato emozionante, illustrazioni sui costumi storici di Manuela Sain , grafiche di Aldo Battiston , e il fondamentale lavoro di raccolta, ricerca e traduzione da parte di Doriano Moro , Lorenza Rosellini , Sylvia Pensold Moro , Erika Kerchler , Paolo Alemanni . L’identità visiva del territorio Oltre all'importanza storica dell'evento, l'iniziativa riflette lo spirito con cui si è formata la Lignano moderna : una città costruita sull’impegno collettivo, sull’amore per il proprio territorio e sulla volontà di definire un'identità autonoma, non solo amministrativa ma anche culturale e architettonica. Precedente Successiva
- Casette Castellarin | Ville di Lignano
Casette Castellarin Gianni Avon 1957 – 1958 Calle del Sorriso, 3, 33054 Lignano Sabbiadoro UD, Italia Due alloggi eleganti e funzionali caratterizzati da un design minimalista e l'uso di materiali naturali. Indietro Un'Icona di Eleganza e Funzionalità nella Modernità Architettonica di Lignano Pineta Le Casette Castellarin, costruite tra il 1957 e il 1958, rappresentano un esempio paradigmatico di architettura moderna e funzionale. Situate a Lignano Pineta, in via Calle del Sorriso, questi due edifici sono il frutto di un'idea innovativa e visionaria, concepiti come case da affitto e progettati per rispondere a esigenze pratiche e estetiche, mantenendo un forte legame con il contesto naturale circostante. La progettazione e la costruzione delle Casette Castellarin sono un chiaro esempio di come l’architettura possa integrarsi perfettamente con l’ambiente e allo stesso tempo soddisfare le necessità abitative contemporanee. Un Design Minimalista e Funzionale Le due casette sono disposte in modo perpendicolare l’una all’altra, creando una disposizione che permette di separare e rendere indipendenti le aree esterne delle abitazioni. Questo approccio spaziale non è solo funzionale ma anche estremamente elegante, rispecchiando l’essenzialità del design moderno. Le abitazioni sono progettate in modo che ogni unità disponga di spazi esterni privati, amplificando la sensazione di indipendenza e isolamento, pur rimanendo parte di un contesto residenziale. La struttura portante delle casette è realizzata con pilastrini in cemento armato prefabbricato lasciati a vista, che ne costituiscono l’elemento distintivo e allo stesso tempo ne supportano l'intera struttura. Questi pilastri sottili, visibili dall’esterno, rappresentano l’ossatura dell’edificio, mentre i tamponamenti in muratura faccia a vista conferiscono robustezza e continuità all’estetica dell’edificio. All’interno, i tamponamenti sono intonacati, creando una continuità tra l’esterno e l’interno, ma al tempo stesso delineando con discrezione le diverse aree dell’abitazione. La finestratura delle Casette Castellarin segue il ritmo dell’interspazio tra i pilastri, offrendo una visione di insieme che evidenzia l’equilibrio tra funzionalità e estetica. Le finestre sono disposte in modo da garantire una buona illuminazione naturale all’interno, senza compromettere la privacy degli abitanti. L’attenzione alla luce naturale è una caratteristica fondamentale di questo progetto, che riflette la volontà di creare ambienti che siano luminosi e accoglienti senza dover ricorrere a eccessi decorativi. Gli Interni: Un’Essenzialità Raffinata La distribuzione interna delle casette è progettata seguendo un’impostazione rigorosa e geometrica, regolata dalla maglia strutturale dei pilastri. Questo approccio conferisce un senso di ordine e simmetria agli spazi interni, che risultano ampi e ben proporzionati. La separazione tra la cucina e il soggiorno è realizzata con sottili divisori in legno, che non solo separano le due aree ma aggiungono anche un tocco di calore e naturalezza all’ambiente. Questo dettaglio è un chiaro esempio di come il legno, materiale naturale per eccellenza, venga utilizzato per bilanciare la durezza e la solidità del cemento, creando un contrasto che enfatizza la domesticità e l’intimità della casa. Il soffitto della zona giorno è rivestito in larice, un legno pregiato che conferisce agli interni un’atmosfera calda e accogliente. Il larice, noto per la sua resistenza e bellezza, è utilizzato non solo come materiale strutturale ma anche come elemento estetico che contribuisce a definire l’atmosfera di ogni stanza. Il rivestimento in legno è un altro segno distintivo di un design che ha saputo unire praticità e bellezza in modo sobrio e raffinato. Il camino in mattoni, posizionato in testata rispetto alla pianta dell’abitazione, svolge una funzione non solo pratica ma anche simbolica. Esso rappresenta il cuore domestico della casa, diventando il punto di riferimento centrale per la zona giorno. La sua posizione sotto la doppia falda del tetto inclinato crea un forte contrasto visivo e un effetto di movimento, sottolineando ulteriormente l’essenzialità e la domesticità dell’ambiente. Il Tetto: Un Elemento Iconico Il tetto delle Casette Castellarin è un altro elemento che contribuisce alla forte identità visiva del progetto. Le due falde inclinate, che si intersecano sopra la zona giorno, sono un chiaro rimando alla tradizione architettonica delle case di campagna, ma rivisitato in chiave moderna. L’inclinazione del tetto non è solo una scelta estetica, ma anche funzionale, poiché permette un’ottima ventilazione e protezione contro le intemperie. Il contrasto tra la struttura in cemento armato e le linee morbide del tetto in legno crea una tensione visiva che rende l’edificio interessante da ogni angolazione. Un Progetto in Sintonia con la Natura Le Casette Castellarin sono un perfetto esempio di come l’architettura moderna possa dialogare armoniosamente con l’ambiente circostante. L’utilizzo di materiali naturali come il cemento armato, il legno e il mattone si integra con il paesaggio di Lignano Pineta, un’area di grande valore naturale e paesaggistico. L’edificio non si impone prepotentemente, ma si fonde con la vegetazione circostante, rispettando e valorizzando il contesto in cui è inserito. Queste case, pensate per rispondere a esigenze abitative semplici ma raffinate, sono un simbolo di come l’architettura possa essere funzionale e al contempo esteticamente appagante. La loro eleganza discreta, unita alla scelta di materiali resistenti e naturali, ha reso le Casette Castellarin un esempio significativo della modernità architettonica italiana, che ancora oggi continua a ispirare nuovi progetti e a rappresentare un punto di riferimento per il design contemporaneo. Le Casette Castellarin non sono solo due edifici residenziali, ma un esempio di come l’architettura possa rispondere alle esigenze di funzionalità e bellezza senza compromessi. La progettazione delle casette è un’ode alla semplicità, alla purezza delle forme e all’uso sapiente dei materiali, che hanno saputo resistere al passare del tempo mantenendo intatto il loro fascino originario. Questo progetto rimane uno dei punti di riferimento per chiunque voglia esplorare l’evoluzione dell’architettura moderna in Italia, unendo innovazione e tradizione in un equilibrio perfetto. 4o mini Precedente Successiva











